ROBERT McCAMMON.
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TENEBRE.
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Titolo originale: Swan Song. 1987.
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Parte 1.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Per Sally, il cui viso interiore  bello quanto il viso esteriore.
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Siamo sopravvissuti alla cometa!
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Libro primo. UNO: il punto dal quale non si torna indietro.
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C'era una volta / Sister Creep / Frankenstein Nero / Scherzo di natura / Cavaliere del Re.
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1.
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16 luglio.
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22,27 - ora legale della Costa orientale. Washington, D.C.
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C'era una volta una relazione amorosa fra noi e il fuoco, pens il presidente degli Stati Uniti, accostando al fornello della pipa il fiammifero appena acceso.
Fiss la capocchia ardente, ipnotizzato dal colore... e mentre la fiammella avvampava, ebbe la visione di un'altissima torre di fuoco che vorticava
per il suo amato paese, incendiava citt e villaggi, mutava in vapore i corsi
d'acqua, passava a grande velocit fra le rovine del cuore agricolo della
nazione, scagliava nel cielo nero le ceneri di settanta milioni d'esseri umani. Osserv, inorridito, la fiammella strisciare lungo il fiammifero e cap
che l, in scala minuscola, c'era il potere di creare e di distruggere: un potere che cuoceva il cibo, illuminava le tenebre, fondeva il ferro, bruciava la
carne umana. Una sorta di piccolo occhio scarlatto dallo sguardo fisso si
apr al centro della fiammella; il presidente ebbe voglia di urlare. Si era
svegliato alle due del mattino, sconvolto dall'incubo dell'olocausto; aveva
cominciato a piangere e non riusciva a smetterla; la First Lady aveva provato a calmarlo, ma lui aveva continuato a tremare e a singhiozzare come
un bambino. Era rimasto nello Studio Ovale fino all'alba, a esaminare le
carte topografiche e i rapporti segretissimi. Dicevano tutti la stessa cosa:
Primo attacco.
La fiammella gli bruci le dita. Il presidente spense il fiammifero e lo lasci cadere nel posacenere con il sigillo in rilievo, posto davanti a lui. Il
sottile filo di fumo si arricci verso il foro dell'impianto di filtraggio d'aria.
Signore? disse una voce. Il presidente sollev lo sguardo: un gruppo
d'estranei sedeva con lui nella sala operativa; lo schermo del computer mostrava, ad alta risoluzione, la mappa del mondo; la schiera di telefoni e di
televisori formava un semicerchio come nell'abitacolo di un caccia a reazione. Desider ardentemente che un altro sedesse al suo posto, desider di
essere ancora un semplice senatore all'oscuro della verit.
Signore?
Si pass la mano sulla fronte. Aveva la pelle appiccicaticcia. Proprio il
momento migliore per beccarsi l'influenza, pens. Manc poco che si mettesse a ridere, tanto il pensiero era assurdo. Il presidente non si ammala, si
disse, perch un presidente  sempre in buona salute. Cerc di scoprire
quale fra gli uomini seduti al tavolo ovale gli avesse rivolto la parola. Tutti
guardavano lui: il vicepresidente, nervoso e sornione; l'ammiraglio Narramore, dritto come un fuso nell'uniforme piena di decorazioni; il generale
Sinclair, irascibile e attento, con il viso profondamente segnato e occhi simili a pezzetti di vetro azzurro; Hannan, segretario alla Difesa, con l'aspetto da nonnetto bonario, chiamato per "Hans il duro" sia dalla stampa sia
dai collaboratori; il generale Chivington, massimo esperto di cose militari
sovietiche; il capo di stato maggiore Bergholz, capelli a spazzola, impeccabile nel solito completo blu scuro a righine; altri ufficiali delle forze armate e vari consiglieri.
S? rispose il presidente, rivolto a Bergholz.
Hannan bevve un sorso d'acqua. Signore, le domandavo se desidera che
continui a leggere disse. Batt il dito sulla pagina del rapporto.
Ah. La pipa  spenta, pens il presidente; non l'avevo appena accesa?
Guard nel portacenere il fiammifero bruciato, senza riuscire a ricordare se
ce l'aveva messo lui. Per un attimo gli venne in mente la faccia di John
Wayne, nella scena di un vecchio film in bianco e nero visto da ragazzo: il
Duca diceva qualcosa a proposito del punto dal quale non si torna indietro.
S rispose. Continui pure.
Hannan lanci una rapida occhiata agli altri. Ciascuno aveva davanti a s
una copia del rapporto, insieme con un fascio di rapporti segretissimi appena giunti dai centri di trasmissione della NORAD e del SAC. Meno di
tre ore fa riprese Hannan l'ultimo nostro satellite SKY EYE ancora attivo  stato accecato mentre prendeva posizione sopra Chatyrka, in Russia.
Abbiamo perso sensori ottici e telecamere; ancora una volta, come nel caso
degli altri sei SKY EYE, pensiamo che il satellite sia stato distrutto da un
laser operante da terra, nelle vicinanze di Magadan. Venti minuti dopo
l'accecamento di SKY EYE 7, abbiamo usato il nostro laser Malmstrom
AFB per accecare un satellite da ricognizione sovietico che passava sopra
il Canada. Secondo i nostri calcoli, i russi dispongono ancora di due satelliti spia, che al momento attuale si trovano uno sopra il Pacifico settentrionale, l'altro sopra la frontiera Iranraq. La NASA cerca di rimettere in
funzione gli SKY EYE 2 e 3, ma gli altri ormai sono semplice immondizia
spaziale. Ci significa, signore, che, circa tre ore fa, ora locale... Hannan
lanci un'occhiata all'orologio digitale sulla parete grigia della sala opera-
tiva siamo diventati ciechi. Le ultime foto sono state scattate alle 18,30
sopra Jelgava. Azion un interruttore sulla console davanti a lui e disse:
Ricognizione SKY EYE 7-16, per favore.
Il computer impieg tre secondi per trovare i dati richiesti. Sull'am pio
schermo a parete, la carta geografica del mondo lasci il posto a una fotografia scattata da un satellite d'alta quota, che mostrava la distesa di una
fitta foresta sovietica. Al centro della foto c'era un gruppo di puntini collegati da sottili linee di strade. Ingrandimento dodici disse Hannan; la foto
si riflette sulle lenti degli occhiali dalla montatura di corno.
Le centinaia di silos per missili balistici intercontinentali divennero nitide come se lo schermo murale della sala operativa fosse una finestra spalancata. Autocarri percorrevano le strade; le ruote sollevavano nuvole di
polvere; erano visibili perfino alcuni soldati, nei pressi dei bunker di cemento della base missilistica e nelle vicinanze delle antenne radar parabo-
liche. Come pu vedere continu Hannan, con il tono calmo e lievemen-
te distaccato della sua precedente professione, ossia insegnamento di storia
ed economia militari a Yale i russi si preparano. Secondo me, portano l
altre apparecchiature radar e armano le testate. Solo in quella base si con-
tano 263 silos in grado di contenere pi di seicento testate esplosive. Due
minuti dopo avere scattato la foto, lo SKY EYE  stato accecato. Ma la fo-
to conferma quel che gi sappiamo: i sovietici sono passati a un grado d'al-
lerta superiore e non vogliono che vediamo le nuove attrezzature in arrivo
alla base. A questo punto interviene il rapporto del generale Chivington.
Generale?
Chivington, imitato dagli altri, strapp il sigillo della cartellina verde che
aveva davanti a s: dentro c'erano pagine di documenti, grafici, diagrammi.
Signori attacc con voce stridula negli ultimi nove mesi, la macchina
da guerra sovietica si  mobilitata all'ottantacinque per cento della sua po-
tenzialit. Non occorre che vi ricordi PAfganistan, il Sud America, il golfo
Persico; ma gradirei sottoporre alla vostra attenzione il documento con-
trassegnato Sei Sei Tre Tre. Questo diagramma mostra la quantit di rifor-
nimenti incanalati nel sistema sovietico di difesa civile;  superfluo sotto-
lineare quanto il grafico si sia alzato negli ultimi due mesi. Secondo le no-
stre fonti sovietiche, pi del quaranta per cento della popolazione urbana 
stato allontanato dalle citt o alloggiato in rifugi antiradiazione...
Mentre Chivington parlava della difesa civile sovietica, con il pensiero il
presidente torn indietro di otto mesi, agli orribili ultimi giorni dell'Afga-
nistan e all'impiego bellico di gas nervini e di atomiche tattiche. Una set-
timana dopo la caduta dell'Afganistan, un ordigno nucleare di dodici kilo-
ton e mezzo era esploso in un condominio di Beirut, mutando quella trava-
gliata citt in un paesaggio lunare di macerie radioattive. Quasi met popo-
lazione era morta sul colpo. Una pletora di gruppi terroristici aveva riven-
dicato l'esplosione e promesso altri fulmini di Allah.
Lo scoppio di quell'ordigno aveva spalancato un vaso di Pandora zeppo
d'orrori.
Il 14 marzo, l'India aveva attaccato con armi chimiche il Pakistan. Il Pa-
kistan aveva reagito con un attacco missilistico contro la citt di Jaipur.
Tre missili nucleari indiani avevano raso al suolo Karachi. La guerra si era
arenata nelle terre desolate del deserto di Thar.
Il 2 aprile, l'Iran aveva scatenato sull'Iraq una pioggia di missili nucleari
di fornitura sovietica; nel tentativo di ostacolare l'avanzata iraniana, le for-
ze armate americane erano state risucchiate dal gorgo della guerra. Caccia
a reazione sovietici e americani si erano dati battaglia nei cieli del golfo
Persico: l'intera regione era pronta a saltare in aria. Guerre di frontiera si
erano estese nel Nord Africa e nel Sud Africa. Nazioni piccolissime svuo-
tavano le casse dello stato per comprare da intermediari armi chimiche e
nucleari. Le alleanze cambiavano da un giorno all'altro, grazie alle pres-
sioni militari o ai proiettili di tiratori scelti.
Il 4 maggio, a meno di dodici miglia al largo di Key West, un pilota a-
mericano dal grilletto facile, a bordo di un caccia F-18, aveva lanciato un
missile aria-terra contro la fiancata di un sommergibile russo in avaria.
Dalla base di Cuba, i Flogger erano giunti sibilando ad abbattere quell'ae-
reo e altri due di una squadriglia di rinforzo.
Nove giorni pi tardi, un sommergibile sovietico e uno americano, men-
tre nell'Artico giocavano a gatto e topo, erano entrati in collisione. Due
giorni dopo, i radar della sorveglianza canadese a lunga distanza avevano
intercettato i blip di venti velivoli in arrivo. Tutte le basi aeree militari de-
gli Stati Uniti occidentali erano passate all'allarme rosso, ma gli invasori
avevano fatto dietro front ed erano fuggiti prima di stabilire il contatto.
Il 16 maggio, tutte le basi aeree americane erano passate alla condizione
di difesa Defcon One; nel giro di due ore, i sovietici avevano effettuato
una mossa analoga. Quello stesso giorno, ad aumentare la tensione aveva
provveduto lo scoppio di un ordigno nucleare nello stabilimento FIAT di
Torino, in Italia; l'atto terroristico era stato rivendicato dal gruppo comuni-
sta Stella Rossa per la Libert.
In maggio e in giugno, nell'Atlantico e nel Pacifico settentrionali si era-
no susseguiti incidenti fra navi, sommergibili e aerei. Le basi aeree ameri-
cane erano passate alla Defcon Two, quando un incrociatore era esploso e
affondato per cause sconosciute a trenta miglia marine al largo della costa
dell'Oregon. Gli avvistamenti di sommergibili sovietici in acque territoriali
americane erano aumentati drammaticamente; sommergibili americani fu-
rono inviati a mettere alla prova le difese russe. Prima di essere accecati
dai laser, i satelliti SKY EYE avevano registrato l'attivit delle installazio-
ni UCBM sovietiche e il presidente aveva capito che i russi avevano visto
le manovre nelle basi navali americane, prima che fossero messi fuori uso
anche i satelliti spia sovietici.
Il 13 giugno dell'"Estate nera", come ormai la chiamavano i giornali, una
nave da crociera, la Tropic Panorama, che portava settecento passeggeri
dalle Hawaii a San Francisco, aveva comunicato via radio d'essere seguita
furtivamente da un sommergibile non identificato.
Era stato l'ultimo messaggio della Tropic Panorama.
Da quel giorno, mezzi navali americani avevano pattugliato il Pacifico,
con missili nucleari innescati e pronti all'uso.
Il presidente ricord un film, Prigionieri del cielo, che parlava di un ae-
reo in avaria sul punto di precipitare. Il pilota era John Wayne; e il Duca
aveva parlato all'equipaggio del punto dal quale non si torna indietro: una
linea, superata la quale l'aereo non poteva fare ritorno, ma doveva procede-
re indipendentemente dai risultati. Negli ultimi tempi, il presidente era sta-
to turbato molto spesso da quel pensiero: aveva sognato d'essere al coman-
do di un aereo in avaria, in volo sopra un oceano buio e minaccioso, e di
cercare le luci della terraferma. Ma i comandi non funzionavano e l'aereo
continuava a perdere quota, mentre le urla dei passeggeri s'alzavano.
Voglio tornare a essere bambino, pens il presidente, mentre tutti, intor-
no al tavolo, lo guardavano; buon Dio, non voglio reggere io i comandi!
Il generale Chivington termin il rapporto. Il presidente disse: Grazie,
anche se non aveva ascoltato. Sent su di s lo sguardo di tutti: aspettavano
che parlasse, che si muovesse, che facesse qualcosa. Il presidente - capel-
li scuri, lineamenti virili - aveva passato da un pezzo la quarantina; era
stato pilota anche lui, aveva guidato per la NASA la navetta spaziale Ol-
ympian ed era stato uno dei primi a muoversi nello spazio mediante razzi
direzionali. Nel contemplare il globo terrestre striato di nubi, si era com-
mosso fino alle lacrime; la sua drammatica frase: Credo di sapere come
Dio si senta, Houston l'aveva aiutato pi di ogni altra cosa, nella corsa al-
la presidenza.
Ma aveva ereditato gli errori di generazioni di presidenti ed era stato ri-
dicolmente ingenuo nel valutare le condizioni mondiali alla vigilia del ven-
tunesimo secolo.
L'economia, dopo una rinascita a met degli anni Ottanta, era sfuggita al
controllo. Il tasso di criminalit era sconcertante, le carceri erano mattatoi
affollati. Centinaia di migliaia di individui senza casa - "la marmaglia
nazionale", li aveva definiti il New York Times - giravano per le strade
d'America, incapaci di difendersi o di far fronte alle pressioni di un mondo
scatenato. Il programma militare "Guerre stellari", costato miliardi di dol-
lari, si era dimostrato disastroso, perch troppo tardi si era capito che le
macchine sono solo in grado di eseguire istruzioni umane e la complessit
delle piattaforme orbitali sbalordiva la mente e sballava i preventivi. I
mercanti d'armi avevano fornito alle nazioni del Terzo Mondo una rozza e
instabile tecnologia nucleare e avevano spinto i leader rabbiosi e assetati di
potere nell'attraente e precaria arena mondiale. Bombe da dodici kiloton,
circa la potenza dell'ordigno che aveva distrutto Hiroshima, erano adesso
comuni quanto le bombe a mano e potevano essere trasportate in una ven-
tiquattrore. L'inverno precedente, le nuove rivolte popolari in Polonia e i
combattimenti nella vie di Varsavia avevano gelato i rapporti russo-
americani ben al di sotto dello zero; subito dopo, il fallito tentativo d'assas-
sinare i leader del movimento di liberazione polacco aveva coperto d'infa-
mia la CIA.
Siamo vicinissimi a raggiungere il punto dal quale non si torna indietro,
pens il presidente. E prov l'orribile impulso di mettersi a ridere, ma si
concentr per tenere serrate le labbra. Era alle prese con una rete intricata
di rapporti e di analisi che portava a una terrificante conclusione: l'Unione
Sovietica preparava il primo attacco che avrebbe distrutto completamente
gli Stati Uniti d'America.
Signore? Hannan ruppe il silenzio carico di disagio. Il prossimo rap-
porto  dell'ammiraglio Narramore. Prego, ammiraglio.
Ognuno strapp i sigilli di un'altra cartellina. L'ammiraglio Narramore,
magrissimo e nerboruto, sui sessantacinque, inizi a leggere il rapporto se-
greto: Alle 19,12, elicotteri da ricognizione inglesi del cacciatorpediniere
lanciamissili Fife hanno lanciato boe sonar e accertato la presenza di sei
sommergibili non identificati a 73 miglia a nord delle Bermude, rotta tre
zero zero. Se questi sommergibili si dirigono verso la costa nordoccidenta-
le, ormai sono a tiro di New York City, di Newport News, delle basi aeree
della costa orientale, della Casa Bianca e del Pentagono. L'ammiraglio
aveva occhi grigio fumo, sopracciglia folte e canute. Guard con insisten-
za, dall'altra parte del tavolo, il presidente. La sala riunione si trovava
quindici metri sotto la Casa Bianca. Se gli inglesi ne hanno scoperti sei
continu l fuori gli Ivan ne hanno di sicuro almeno il triplo. In un perio-
do di tempo compreso tra cinque e nove minuti dall'ordine di lancio, pos-
sono scagliare diverse centinaia di testate. Gir pagina. Un'ora fa, i do-
dici sommergibili sovietici classe Delta II stazionati a 260 miglia a nordo-
vest di San Francisco mantenevano la posizione.
Il presidente si sent confuso, come se sognasse a occhi aperti. Pensa, si
disse; maledizione, pensa!
Dove si trovano i nostri sommergibili? domand. Alle sue stesse o-
recchie la voce parve quella di un estraneo.
Narrmore chiese al computer di far comparire sullo schermo a parete
un'altra carta geografica: mostrava una fila di puntini di luce intermittente,
circa duecento miglia a nordest del porto russo di Murmansk. Una seconda
carta geografica mostr il mar Baltico e un altro spiegamento di sommeri-
gibili nucleari a est di Riga. Una terza carta mostr la costa orientale sovie-
tica e la posizione di una fila di sommergibili nel mar di Bering, fra l'Ala-
ska e l'entroterra sovietico. Stringiamo gli Ivan in un cerchio di ferro
disse Narrmore. Dia l'ordine, e affonderemo qualsiasi cosa cerchi di
spezzarlo.
Mi sembra che il quadro sia abbastanza chiaro disse Hannan, con voce
bassa e ferma. Dobbiamo costringere i sovietici a fare marcia indietro.
Il presidente rimase in silenzio. Cerc di mettere insieme pensieri logici.
Aveva le mani sudate. E se... se non intendessero attaccare per primi? Se
credessero che vogliamo farlo noi? Uno spiegamento di forze non li spin-
gerebbe a mosse avventate?
Hannan apr un portasigarette d'argento, si accese una sigaretta. Gli oc-
chi del presidente furono di nuovo attratti dalla fiamma. Signore rispose
Hannan a bassa voce, come se parlasse a un bambino ritardato i sovietici
non rispettano niente, tranne la forza. Lo sa lei, lo sanno tutti i presenti... in
special modo dopo l'incidente del golfo Persico. I russi vogliono territori
nuovi, sono pronti a distruggerci e a pagare la loro quota di vittime pur di
riuscirci. Diamine, la loro economia va peggio della nostra! Continueranno
a fare pressione su di noi, finch non cederemo o non colpiremo... e se a
furia di gingillarci finiremo per cedere, Dio ci aiuti.
No. Il presidente aveva gi discusso la faccenda molte volte; la sola
idea gli dava la nausea. No, non attaccheremo mai per primi!
I russi continu pazientemente Hannan capiscono solo la diplomazia
del pugno. Non dico che dobbiamo distruggere l'Unione Sovietica. Ma so-
no profondamente convinto che sia giunto il momento di dire loro, senza
mezzi termini, che non ci lasceremo pestare i piedi e che non permettere-
mo ai loro sommergibili nucleari di starsene tranquilli al largo delle nostre
coste in attesa dei codici di lancio!
Il presidente si fiss le mani. Gli parve che la cravatta gli serrasse il col-
lo con la forza del cappio del carnefice; sudava sotto le ascelle, lungo la
schiena. Ci significa? disse.
Significa intercettare immediatamente quei maledetti sommergibili. E
distruggerli, se non se ne vanno. Passare alla Defcon Three, in tutte le basi
aeree e in tutte le installazioni ICBM. Hannan diede una rapida occhiata
ai presenti, per vedere chi approvava. Solo il vicepresidente distolse lo
sguardo, ma Hannan sapeva che quello l era un debole e che la sua opi-
nione non aveva alcun peso. Intercettiamo ogni vascello nucleare sovieti-
co che lasci Riga, Murmansk o Vladivostok. Ci riprendiamo il controllo
del mare... e se ci significa contatto nucleare circoscritto, pazienza.
Blocco marittimo disse il presidente. Non li renderebbe pi ansiosi
di combattere?
Signore? intervenne il generale Sinclair, con la parlata popolaresca e
strascicata della natia Virginia. Secondo me il ragionamento va fatto in
questo modo. Gli Ivan devono convincersi che rischieremo il culo pur di
ricacciarli all'inferno. E per essere onesti, signore, non credo che qui ci sia
un solo uomo che voglia starsene fermo ad aspettare che gli Ivan ci gettino
addosso palate di SLBM, senza restituire pan per focaccia. Indipendente-
mente dal tributo in vite umane. Si sporse, fissando con occhi penetranti
il presidente. Posso mettere in Defcon Three il SAC e la NORAD entro
due minuti dalla sua approvazione. Entro un'ora, posso inviare una squa-
driglia di B-1 nel cortile di casa degli Ivan. Solo per dare loro una spinta-
rella, capisce?
Ma... penseranno che li attacchiamo!
Capiranno che non abbiamo paura, questo  il punto. Hannan batt la
sigaretta sul portacenere. Se  una pazzia, bene. Ma, perdio, i russi rispet-
tano la pazzia pi della paura! Se permettiamo senza alzare un dito che
portino missili nucleari a un passo dalle nostre coste, firmiamo il mandato
di morte degli Stati Uniti d'America!
Il presidente chiuse gli occhi. Li riapr di scatto: aveva visto citt in
fiamme e cose carbonizzate che erano state esseri umani. Con uno sforzo,
disse: Non... non voglio essere l'uomo che scatena la terza guerra mondia-
le. Lo capite?
 gi stata scatenata replic Sinclair. Diavolo, l'intero maledetto
mondo  in guerra, tutti aspettano che gli Ivan o noi tirino il colpo del k.o.
Forse il futuro del mondo dipende da chi  disposto a essere il pi pazzo!
Sono d'accordo con Hans: se non facciamo subito una mossa, sul nostro
tetto di latta cadr una pioggia di quelle grosse.
Faranno marcia indietro disse Narrmore, in tono reciso. Come in
precedenti occasioni. Se mettiamo in azione un gruppo di navi per la ricer-
ca e la caccia di sommergibili e facciamo saltare i sottomarini sovietici, i
russi capiranno dove abbiamo tracciato la linea. Allora, ce ne stiamo ad
aspettare o mostriamo i muscoli?
Signore? Hannan pungol il presidente. Diede un'altra occhiata all'o-
rologio, che segnava le 22,58. Credo che la decisione spetti a lei, adesso.
Non la voglio! grid quasi il presidente. Aveva bisogno di prendere
tempo, di andare a Camp David o a una di quelle lunghe battute di pesca
che tanto apprezzava quand'era senatore. Ma ormai non c'era pi tempo.
Tenne davanti a s le mani strette a pugno. Aveva il viso tesissimo: per un
attimo pens che gli si sarebbe frantumato come una maschera... e non vo-
leva vedere che cosa c'era sotto. Quando sollev lo sguardo, quegli uomini
potenti e vigili erano ancora l e gli parve di essere sul punto di perdere i
sensi.
La decisione. Bisognava prendere la decisione. Subito.
S. L'affermazione non aveva mai avuto un suono cos orribile, in pre-
cedenza. D'accordo. Passiamo... Esit, respir a fondo. Passiamo a De-
fcon Three. Ammiraglio, metta in stato d'allerta la task force. Generale,
non voglio che quei B-1 sorvolino un solo centimetro di suolo sovietico,
chiaro?
I miei equipaggi potrebbero varcare quella linea a occhi chiusi.
Batta i codici.
Sinclair si dedic subito alla tastiera che aveva davanti; poi parl al tele-
fono per dare l'autorizzazione a voce al SAC, il Comando Strategico del-
l'Aviazione di stanza a Omaha, e alla sede della NORAD, la Difesa Aerea
Nord Americana, una fortezza situata nelle viscere di monte Cheyenne, nel
Colorado. L'ammiraglio Narramore prese il telefono che all'istante lo met-
teva in contatto con la sala Operazioni Navali, al Pentagono. Nel giro di
qualche minuto, in tutta la nazione ci sarebbe stato un aumento d'attivit
nelle basi della marina e dell'aviazione. I codici della Defcon Three avreb-
bero ronzato nei cavi; ci sarebbe stato un ulteriore controllo di attrezzature
radar, sensori, monitor, computer e centinaia d'impianti militari ad alto
contenuto tecnologico, nonch delle decine di missili Cruise e delle mi-
gliaia di testate nucleari nascoste nei silos disseminati in tutto il Midwest,
dal Montana al Kansas.
Il presidente si sent intorpidito. La decisione era presa. Il capo di stato
maggiore Bergholz sospese la seduta e si avvicin a stringere la spalla al
presidente per dirgli quanto fosse valida la decisione. Mentre i consiglieri
militari e gli ufficiali lasciavano la sala operativa e si dirigevano all'ascen-
sore nel corridoio esterno, il presidente rimase seduto da solo. La pipa era
fredda, ma lui non si prese la briga di riaccenderla. Signore?
Il presidente trasal. Si gir dalla parte della voce. Hannan era fermo sul-
la soglia. Si sente bene?
A-OK rispose. Per un attimo gli era tornato in mente il gergo dei suoi
giorni gloriosi d'astronauta. Sorrise debolmente. No. Cristo, non so. Cre-
do di s.
Ha preso la decisione giusta. Lo sappiamo, lei e io. I russi devono capi-
re che non abbiamo paura.
Ma io ho paura, Hans! Una paura maledetta.
Anch'io. Anche tutti gli altri. Ma non dobbiamo lasciarci dominare dal-
la paura. Si accost al tavolo, sfogli le pagine di alcune cartelline. Fra
qualche minuto, un giovane funzionario della CIA sarebbe entrato a di-
struggere quei documenti. Ritengo che sia meglio mandare Julianne e
Cory nello Scantinato... stanotte stessa, appena avranno fatto i bagagli.
Troveremo una spiegazione per la stampa.
Il presidente annu. Lo Scantinato era un rifugio sotterraneo nel Delawa-
re, dove la First Lady, il figlio diciassettenne del presidente, alcuni impor-
tanti membri di gabinetto e ufficiali di stato maggiore sarebbero stati al si-
curo - ci si augurava - da tutto, tranne il colpo diretto di una testata nu-
cleare da un megaton. Da quando, alcuni anni prima, erano filtrate al pub-
blico indiscrezioni sullo Scantinato da poco costruito, analoghi rifugi sot-
terranei erano cominciati a comparire in tutto il paese, alcuni scavati in
vecchie miniere, altri sotto le montagne. Il giro d'affari connesso ai "survi-
valisti" fioriva come non mai.
Resta da discutere un ultimo argomento disse Hannan. Nei suoi oc-
chiali il presidente vide riflessa l'immagine del proprio viso stanco e degli
occhi cerchiati di nero. Artigli.
Non  ancora il momento. Il presidente aveva sentito un gelo allo
stomaco. Non ancora.
S.  il momento giusto. Ritengo che lei sia pi al sicuro a bordo del-
l'Aereo di Comando. Il tetto della Casa Bianca sar certamente uno dei
primi bersagli. Mander Paula allo Scantinato. Lei ha l'autorit di mandar-
vi chi vuole, ma a me piacerebbe stare con lei nell'Aereo, se  possibile.
S. Naturalmente. Star con me.
E a bordo continu Hannan ci sar un ufficiale dell'aviazione, con
una valigetta assicurata al polso. Ricorda i codici?
Certo. Quei particolari codici erano una delle prime cose che aveva
imparato a memoria, appena assunta la presidenza. Per la tensione, si sent
stringere la nuca da un cerchio di ferro. Ma... ma non dovr usarli, vero,
Hans? disse, in tono quasi supplichevole.
Con ogni probabilit, no. Ma se dovesse usarli... se, ripeto... allora ri-
cordi che a quel punto l'America che amiamo sar ormai morta. Nessun
invasore ha mai messo, n metter mai, piede sul suolo americano. Al-
lung la mano a stringere in un gesto paterno la spalla del presidente.
Giusto?
Il punto dal quale non si torna indietro disse il presidente con sguardo
velato e remoto.
Prego?
Stiamo per superare il punto dal quale non si torna indietro. Forse l'ab-
biamo gi superato. Forse  troppo tardi per tornare sui nostri passi. Dio ci
aiuti, Hans. Combattiamo nel buio e non sappiamo dove diavolo andia-
mo.
Lo scopriremo quando ci saremo arrivati. Come abbiamo sempre fat-
to.
Hans? La voce del presidente era sommessa come quella d'un bambi-
no. Se... se lei fosse Dio... distruggerebbe questo mondo?
Per un istante Hannan non rispose. Poi disse: Credo che... che me ne
starei a guardare. Se fossi Dio, intendo.
A guardare cosa?
Chi vince. I buoni, o i cattivi.
Ormai c' differenza?
Hannan esit. Apr bocca per rispondere, cap che non poteva. Chiamo
l'ascensore disse. E usc dalla sala operativa.
Il presidente rilasci le mani intrecciate. Le luci del soffitto brillarono
sui polsini con il sigillo presidenziale in rilievo, che lui portava sempre.
Sono A-OK, sto benissimo si disse. Tutto funziona alla perfezione.
Dentro di lui, qualcosa si ruppe. Il presidente quasi scoppi in lacrime.
Voleva andare a casa, ma la casa era lontanissima dalla poltrona presiden-
ziale.
Signore? chiam Hannan.
Con movimenti lenti e rigidi da vecchio, il presidente si alz e usc ad
affrontare il futuro.
2
23,19 - ora legale della Costa orientale
New York City
Whack!
Qualcuno diede un calcio alla grossa scatola; la donna che vi era ran-
nicchiata si mosse e strinse pi forte la sacca di tela. Era stanca, voleva ri-
posare. Una ragazza ha bisogno del primo sonno, pens; e richiuse gli oc-
chi.
Esci di l, t'ho detto!
Mani rudi l'afferrarono per le caviglie e la trascinarono senza compli-
menti sul marciapiede. La donna mand un grido d'indignazione e si mise
a scalciare selvaggiamente. Bastardo figlio di puttana lasciami in pace ba-
stardo!
Merda, guarda! disse una delle due figure in piedi davanti a lei, sta-
gliate contro il neon rosso dell'insegna di una rosticceria vietnamita sul la-
to opposto della Trentaseiesima Ovest.  una donna!
L'altro, che l'aveva afferrata per le caviglie poco sopra le luride scarpe di
tela e l'aveva trascinata fuori, brontol con voce pi profonda e pi cattiva:
Donna o no, ora la prendo a calci in culo.
Lei s'alz a sedere, stringendosi al petto la borsa di tela con i suoi averi
terreni. La luce rossa del neon metteva in risalto la mascella robusta, nel
viso rigato dallo sporco della strada. Gli occhi di un celeste slavato, spro-
fondati nelle orbite cerchiate di viola, mandavano lampi di paura e di rab-
bia. La donna portava un berretto azzurro trovato il giorno prima in un
sacco d'immondizia squarciato. Indossava una camicetta stampata, a mani-
che corte, grigio sporco e un paio di calzoni da uomo, con le borse e le
toppe alle ginocchia. Era robusta, bene in carne; stomaco e fianchi tende-
vano la stoffa ruvida dei calzoni; gli abiti e la sacca da viaggio, di tela, li
aveva avuti da un gentile funzionario dell'Esercito della salvezza. Sotto il
berretto, i capelli castani striati di grigio le scendevano arruffati fino alla
spalla, accorciati qua e l a colpi di forbice. Nella sacca erano ammassate
alla rinfusa svariate cose: un rocchetto di lenza; uno sbrindellato maglione
color arancio vivo; un paio di stivali da cowboy, con i tacchi rotti; un vas-
soio da mensa, ammaccato; bicchieri di carta e posate di plastica; una co-
pia di Cosmopolitan vecchia d'un anno; un pezzo di catena; alcuni pacchet-
ti di gomma da masticare Juicy Fruit; e altri oggetti, di cui anche lei si era
dimenticata, sepolti in fondo alla borsa. Mentre i due uomini la fissavano
- uno, con propositi minacciosi - la donna strinse pi forte la sacca. A-
veva gonfiori e lividi all'occhio e allo zigomo sinistri e un dolore alle co-
stole: tre giorni prima, una collega l'aveva spinta gi dalle scale, al dormi-
torio; lei si era rialzata, era risalita e le aveva rifilato una sventola di destro
che le aveva fatto saltare due denti.
Sei dentro la mia scatola disse l'uomo dalla voce profonda. Alto e ma-
gro, portava solo un paio di jeans; aveva il petto lucido di sudore, la barba,
occhi pieni d'ombra. L'altro, pi basso e pi massiccio, portava una T-shirt
macchiata di sudore e calzoni residuati dell'esercito, pieni di bruciature di
sigaretta. Aveva capelli scuri e unti, continuava a grattarsi l'inguine. Con la
punta dello stivale il primo diede alla donna un colpetto al fianco; lei trasa-
l, per il dolore alle costole. Sei sorda, puttana? T'ho detto che sei dentro
la mia scatola!
La scatola di cartone giaceva su un fianco, in mezzo al mare di sacchi
che perdevano immondizia e ostruivano vie e marciapiedi di Manhattan a
seguito dello sciopero degli spazzini in atto da pi di due settimane. Nel
calore soffocante dei trentotto gradi diurni e trentadue notturni, i sacchi di
plastica si erano gonfiati fino a scoppiare. I topi facevano festa; in alcune
vie, le montagne di spazzatura abbandonata bloccavano il traffico.
La donna, intontita, guard i due uomini; aveva nello stomaco il con-
tenuto di mezza bottiglia di Red Dagger; come ultimo pasto, aveva ro-
sicchiato i resti d'ossa di pollo e ripulito il contenitore di una di quelle cene
preconfezionate da mangiare guardando la TV. Disse: Eh?
La mia scatola! le grid sul viso l'uomo con la barba. Il posto  mio!
Sei pazza o cosa?
Non ragiona disse il basso. Suonata come una campana.
E brutta come l'inferno. Ehi, cos'hai nella borsa? Fammi vedere! Die-
de uno strattone alla sacca, ma la donna, con occhi sbarrati di paura, emise
un mugolio e si rifiut di mollarla.
Hai del grano, l dentro? Roba da bere? Dammi qua, puttana! L'uomo
riusc quasi a strapparle la sacca, ma lei gemette e vi rest attaccata. Ri-
flessi rossi scaturirono da un ornamento che portava al collo, un piccolo
crocifisso di scarso valore appeso a una catenella di graffette colorate.
Ehi! esclam il basso. La conosco. L'ho vista chiedere l'elemosina
sui marciapiedi della Quarantaduesima. Si crede una maledetta santa, pre-
dica a tutti. La chiamano Sister Creep, perch a guardarla ti vengono i bri-
vidi.
S? Be', forse possiamo impegnarci quel suo ciondolo, allora. Allung
la mano per strapparle il crocifisso, ma lei si scost, girando la testa.
L'uomo l'afferr per la nuca, ringhi e strinse il pugno per colpirla.
Ti prego! supplic la donna, sul punto di piangere. Ti prego, non
farmi male! Ti dar una cosa! Si mise a frugare nella sacca.
Tirala fuori in fretta! Dovrei spaccarti la testa perch hai dormito nella
mia scatola. L'uomo la lasci, ma tenne pronto il pugno.
Mentre cercava, lei mand un gemito. Era qui borbott. Ce l'ho da
qualche parte.
Metti qui! L'uomo tese il palmo. E forse non ti prendo a calci in cu-
lo.
La donna strinse la mano intorno all'oggetto delle sue ricerche. Trova-
to disse. Certo, l'ho trovato.
Bene, metti qui!
Subito rispose la donna. Il piagnucolio era diventato voce dura come
cuoio cotto al sole. La donna si mosse con gesti sciolti e rapidissimi: e-
strasse un rasoio, lo apr con uno scatto del polso e cal con forza la lama
sul palmo dell'uomo barbuto.
Il sangue schizz dal taglio. L'uomo sbianc in viso. Si afferr il polso,
contorse le labbra, lasci uscire un urlo da sirena. Subito la donna si alz
sulle gambe tozze, resse la sacca davanti a s come uno scudo, vibr di
nuovo la lama in un arco contro i due uomini, che nel ritrarsi si urtarono,
scivolarono sul marciapiede ingombro di spazzatura e caddero per terra. Il
barbuto, con la mano grondante sangue, si rialz reggendo un pezzo di le-
gno pieno di chiodi arrugginiti; gli occhi mandavano lampi di furia. Ti
faccio vedere io! grid. Ora ti faccio vedere io!
Men un colpo, ma lei si chin a evitarlo e vibr di nuovo il rasoio. Il
barbuto barcoll all'indietro. Fiss, intontito, il filo di sangue che gli cola-
va sul petto.
Sister Creep non perse tempo; si gir e si mise a correre, scivol in una
chiazza di melma, riprese subito l'equilibrio, mentre le risuonavano nelle
orecchie le grida dei due. Ti prendo! gridava il barbuto. Ti trovo, put-
tana! Aspetta solo...
Lei non aspett. Continu a correre, schiaffeggiando con le scarpe di tela
il marciapiede, finch non giunse a una barriera formata da un migliaio di
sacchi pieni di spazzatura e squarciati. Vi strisci sopra e trov il tempo di
raccogliere alcuni oggetti interessanti, come una saliera rotta e una copia
bagnata del National Geographic, e di cacciarli nella borsa. Poi fu al di l
della barriera, continu a camminare, ancora con il fiato grosso e in preda
al tremito. L'ho scampata per un pelo, pens. I demoni quasi mi prendeva-
no. Ma sia gloria a Ges. E quando scender dal pianeta Giove, sul suo di-
sco volante, io sar l sulla riva dorata a baciargli la mano!
Si ferm all'angolo fra la Trentottesima e la Settima Avenue, a prendere
fiato e a guardare il traffico simile a una mandria in fuga precipitosa. La
nebbiolina giallastra di vapori d'immondizia e di scarichi d'auto si muove-
va come il velo di spuma sulla superficie di uno stagno. Il caldo umido as-
sal Sister Creep: goccioline di sudore le colarono sul viso. Aveva i vestiti
umidi; rimpiangeva la mancanza di un po' di deodorante, ma aveva termi-
nato il flacone di Secret. Guard gli sconosciuti che l'attorniavano, con il
viso livido come ferite, nel bagliore di luci al neon intermittenti. Non sa-
peva dove andava, non ricordava chi era. Sapeva soltanto di non potersi
fermare su quell'angolo per tutta la notte; se stai l all'aperto, aveva capito
molto tempo prima, i diabolici raggi X ti martellano la testa e ti confondo-
no il cervello. Si mise a camminare, ingobbita, a testa bassa, verso nord e il
Central Park.
Aveva i nervi scossi per l'esperienza con i due pagani che avevano tenta-
to di derubarla. Il peccato era ovunque! Nella terra, nell'aria, nell'acqua...
solo peccato, rigoglioso, nero, malefico! E anche nel viso della gente, oh,
s! Vedevi il peccato strisciare sul viso delle persone, velare gli occhi, di-
storcere le labbra. Il mondo e i demoni rendevano pazza la gente innocen-
te. Mai prima d'ora i demoni erano cos impegnati, n cos avidi d'anime
innocenti.
Pens al luogo magico, lontano nella Quinta Avenue: la ruga dura e pre-
occupata s'ammorbidi. Andava spesso in quel luogo, a guardare le magni-
fiche cose nelle vetrine; i delicati oggetti esposti avevano il potere di con-
solare la sua anima. Anche se la guardia alla porta non la lasciava passare,
lei era contenta di stare fuori a guardare. Una volta in vetrina era esposto
un angelo di vetro... una figura energica: i lunghi capelli tirati all'indietro
sembravano un sacro fuoco scintillante; le ali del corpo forte e snello erano
sul punto di schiudersi. E nel bellissimo viso dell'angelo gli occhi brillava-
no di meravigliose luci multicolori. Sister Creep era andata a guardare
quell'angelo ogni giorno, per un mese, finch non l'avevano sostituito con
una balena di vetro che balzava da un tempestoso mare verdazzurro. Natu-
ralmente nella Quinta Avenue c'erano altri luoghi pieni di tesori, e lei ne
conosceva il nome... Saks, Fortunoff's, Cartier, Gucci, Tiffany; ma era at-
tratta dalle sculture in vetro esposte da Steuben, il luogo magico di sogni
che calmavano l'anima, dove il serico velo di vetro lucido sotto le luci sof-
fuse le faceva pensare quanto sarebbe stato bello il Paradiso.
Un urto la riport alla realt. Batt le palpebre nella calda luce dei neon.
L vicino un'insegna proclamava: Ragazze! Ragazze vive!... come se gli
uomini ne volessero anche di morte. E una grande insegna cinematografica
annunciava: Nato duro. Da ogni nicchia, da ogni vano di porta, pulsavano
insegne luminose: Riviste pornografiche! Accessori sessuali! Armi per arti
marziali! Da un bar proveniva musica rumorosa; altri ritmi discordi di
tamburo scaturivano da altoparlanti posti sopra librerie, bar, locali di spo-
gliarello, cinema porno. Alle undici e mezzo di sera, la Quarantaduesima,
quasi all'altezza di Times Square, era un campionario d'umanit. Un ragaz-
zo d'origine spagnola, accanto a Sister Creep, alz le mani e grid: Coca!
Pillole! Crack! Proprio qui! Poco lontano, uno spacciatore rivale scost i
lembi della giacchetta per mostrare le bustine di plastica e grid: Ti man-
da dritto in paradiso e costa poco, poco, poco!
Altri spacciatori lanciavano richiami alle auto che percorrevano len-
tamente la Quarantaduesima. Ragazze in prendisole, jeans, hot pants o cal-
zoni di pelle, ciondolavano davanti alla porta dei negozi di riviste porno e
dei cinema a luce rossa, oppure invitavano gli automobilisti a fermarsi; e
alcuni si fermavano. Sister Creep guard le ragazzine portate via nella not-
te da sconosciuti. Il frastuono era assordante; dall'altra parte della via, da-
vanti a un peep shop, un porno-spioncino a gettone, due giovani negri fa-
cevano a botte sul marciapiede, circondati da altri che ridevano e li incita-
vano a picchiarsi pi forte. Nell'aria aleggiava l'aroma dolciastro dell'erba,
l'incenso dell'evasione. Coltelli a serramanico! grid un altro venditore
ambulante.
Sister Creep si mosse, con rapide e caute occhiate avanti e indietro. Co-
nosceva quella strada, quel covo di demoni; varie volte era venuta l a pre-
dicare. Ma le prediche non davano risultato, la voce era sommersa dal fra-
stuono della musica e dalle grida di gente con qualcosa da vendere. In-
ciamp nel corpo di un nero disteso scompostamente sul marciapiede: a-
veva gli occhi aperti, dalle narici gli era colata una pozza di sangue. Lei
continu: andava a sbattere contro la gente, riceveva spintoni e insulti, era
quasi accecata dal bagliore delle luci al neon. Si mise a gridare: Salvate la
vostra anima! La fine  vicina! Dio abbia piet della vostra anima!
Ma non la guardavano nemmeno. Sister Creep si tuff nel turbine di
corpi umani; all'improvviso si trov di fronte un vecchio rinsecchito con la
camicia macchiata di vomito; il vecchio imprec contro di lei, cerc con
un paio di strattoni di strapparle la borsa e scapp, prima che lei potesse
assestargli una buona sventola. Andrai all'Inferno, brutto figlio di putta-
na! gli url dietro... e un'ondata di freddo intenso le gel le ossa, la co-
strinse a ritrarsi. Nella mente le pass in un lampo l'immagine di un merci
che la travolgeva.
Non vide chi la colp, si accorse semplicemente del colpo in arrivo. Una
spalla dura, ossuta, la sbatt via con facilit, come se lei fosse diventata di
paglia; e nell'istante del contatto, nel suo cervello rest impressa un'imma-
gine indelebile: una montagna di bambole rotte, bruciate... no, non bambo-
le, cap mentre cadeva nella via; le bambole non avevano organi interni
che fuoruscivano dalla cassa toracica, n cervello che colava dalle orec-
chie, n denti snudati nel rictus della morte. Sister Creep colp il cordolo
del marciapiede; un'auto sterz per evitarla; l'uomo al volante la insulto e
premette il clacson. Sister Creep non si era fatta male, era solo senza fiato
e sentiva un dolore sordo al fianco ferito; si alz a fatica per vedere chi l'a-
veva spinta, ma nessuno badava a lei. Eppure Sister Creep batteva i denti,
per il senso di gelo che le era rimasto addosso, l nella notte pi calda del-
l'estate. Si tast il braccio: sapeva che le sarebbe rimasto un livido scuro,
nel punto in cui quel bastardo l'aveva urtata. Eretico di merda! url, a
nessuno in particolare; ma la visione della montagna di cadaveri fumanti le
rimase nella mente e un artiglio di paura le strinse lo stomaco. Chi l'aveva
spinta gi dal marciapiede? Quale sorta di mostro vestito di pelle umana?
Pi avanti l'insegna di un cinema annunciava doppio spettacolo, La faccia
della morte, parte IV e Mondo bizzarro. La locandina di La faccia della
morte, parte IV prometteva: "Scene d'autopsia! Vittime d'incidenti d'auto!
Morte nel fuoco! Integrale e non censurato!"
Un senso di gelo aleggiava nell'aria attorno alla porta chiusa del cinema.
"Entrate!", diceva il cartello sul battente. "Aria condizionata!" Ma il gelo
non era dovuto solo al condizionatore d'aria, si disse Sister Creep. Era un
gelo fetido, sinistro: il gelo delle ombre in cui crescono i funghi velenosi
che con il loro colore rossastro invitano il bambino a dare un morso d'as-
saggio.
Il gelo svaniva, ora; si dissipava nell'aria afosa. Sister Creep si ferm di
fronte alla porta. Il buon Ges era la sua missione, il buon Ges l'avrebbe
protetta. Non avrebbe messo piede in quel cinema neppure per una botti-
glia intera di Red Dagger... nemmeno per due bottiglie!
Indietreggi d'un passo, urt un tale che imprec e la spinse da parte.
And avanti... dove, non lo sapeva e se ne fregava. Le guance le bruciava-
no di vergogna. Per un attimo aveva avuto paura, anche se il buon Ges le
era al fianco. Aveva avuto paura di guardare in faccia il male, aveva pecca-
to di nuovo.
Due isolati dopo l'orribile cinema, vide un ragazzo nero buttare una bot-
tiglia di birra fra i bidoni traboccanti spazzatura, in fondo all'androne di un
edificio cadente. Finse di frugare nella borsa, finch il nero non si fu allon-
tanato; poi entr nell'androne e si mise a cercare la bottiglia, con la gola
riarsa dal desiderio di un sorso, di una goccia di liquido.
Topi squittirono e le zampettarono sulle mani, ma lei non vi bad; vede-
va topi ogni giorno, ratti anche pi grossi di quelli. Un topo, appollaiato
sul bordo d'un bidone, emise un furioso squittio di protesta. Lei gli tir una
vecchia scarpa da tennis e l'animale fugg via.
L'immondizia mandava lezzo di putridume, di carne decomposta da
tempo. Sister Creep trov la bottiglia di birra; nella scarsa luce vide con
piacere che conteneva ancora qualche goccia. Subito se la port alle labbra
e v'infil la lingua, alla ricerca del gusto amarognolo della birra. Senza ba-
dare al fruscio dei ratti, si sedette contro lo scabro muro di mattoni. Nel
posare a terra la mano, tocc un oggetto umido e cedevole. Diede un'oc-
chiata; ma quando cap che cosa aveva accanto a s, si port la mano alla
bocca per soffocare un grido.
L'avevano avvolto in qualche foglio di giornale, ma i ratti avevano
strappato via la carta. Poi erano passati a lacerare la carne. Sister Creep
non poteva stabilire quanti giorni avesse, n se fosse maschio o femmina;
ma il faccino con gli occhi socchiusi dava l'impressione che il neonato
stesse per addormentarsi serenamente. Il bimbo era nudo. L'avevano getta-
to, come un giocattolo rotto, nel mucchio di bidoni e di sacchi d'immondi-
zia.
Oh mormor Sister Creep. Ricord un'autostrada spazzata dalla piog-
gia e un faro girevole azzurro. Ud di nuovo una voce maschile che diceva:
La dia a me adesso, signora. Deve darla a me.
Raccolse il cadaverino e si mise a cullarlo. Da lontano giungevano il
tambureggiare della musica insensata e le grida degli spacciatori della
Quarantaduesima. Sister Creep cantilen con voce soffocata: Fa' la nan-
na, bel bambino, fa' la nanna, piccolino... Non ricordava il resto.
Il faro azzurro girava, la voce maschile fluttuava attraverso il tempo e lo
spazio: La dia a me, signora, arriva l'ambulanza.
No mormor Sister Creep. Dagli occhi sbarrati una lacrima le col
lungo la guancia. No, no... non la lascio...
Si strinse al petto il corpicino; la piccola testa ciondol. Il corpo era
freddo. Attorno a Sister Creep, i ratti squittirono di rabbia.
Oh, Dio mio disse lei, a voce alta. Sollev la testa verso una fetta di
cielo, il viso stravolto in una smorfia. Lasci uscire la rabbia, gridando:
Dove ti sei cacciato? La voce echeggi nella via e fu soffocata dal gaio
frastuono dei venditori, un paio d'isolati pi avanti. Il buon Ges  in ritar-
do, pens Sister Creep. In ritardo, in ritardo, in ritardo per un importantis-
simo appuntamento, appuntamento, appuntamento! Cominci a ridacchiare
istericamente e a piangere nello stesso tempo, finch i rumori che le usci-
vano dalla gola non sembrarono il gemito d'un animale ferito.
Molto tempo dopo, cap che doveva andare avanti e che non poteva por-
tare con s il neonato. Tolse dalla borsa il maglione arancione vivo e vi
avvolse con cura il cadaverino; lo cal in un bidone della spazzatura e vi
mise sopra tutto quel che poteva. Un grosso ratto grigio le venne vicino,
snud i denti; lei lo colp in pieno, con la bottiglia vuota.
Non aveva la forza d'alzarsi; strisci fuori dell'androne, a testa bassa;
lungo le guance le colavano calde lacrime di vergogna, di disgusto, di rab-
bia. Non posso continuare, si disse. Non posso pi vivere in questo mondo
tenebroso! Caro buon Ges, scendi nel tuo disco volante, portami via con
te! Appoggi la fronte sul marciapiede, si augur d'essere morta e in Cielo,
dove tutti i peccati sono cancellati.
Qualcosa colp il marciapiede, con un tintinnio musicale. La donna alz
lo sguardo; aveva gli occhi gonfi di pianto, ma vide confusamente una fi-
gura allontanarsi, girare l'angolo, scomparire.
Per terra, a qualche passo da lei, c'erano alcune monete: tre da un quarto
di dollaro, due da dieci centesimi, una da cinque. Qualcuno aveva creduto
che lei chiedesse l'elemosina. Sister Creep allung di scatto la mano a rac-
cogliere le monete prima che altri se ne impadronissero. Si mise a sedere,
cerc di pensare al da farsi. Si sentiva nauseata, debole, esausta; aveva
paura di restare distesa all'aperto nella via. Doveva trovare un nascondi-
glio. Un posto in cui nascondersi.
Sofferm lo sguardo sulla scalinata che, dall'altra parte della Qua-
rantaduesima, portava alla sotterranea.
Gi altre volte aveva dormito nella sotterranea; se l'avessero scoperta, gli
sbirri l'avrebbero cacciata dalla stazione, o, peggio, l'avrebbero trascinata
via e riportata al dormitorio. Ma la sotterranea aveva un mucchio di tunnel
di servizio e di gallerie non completate, che si diramavano dalla linea prin-
cipale e scendevano nelle profondit di Manhattan. Tanto in fondo che
nessun demone in pelle umana l'avrebbe trovata: poteva rannicchiarsi nel
buio e dimenticare. Strinse fra le dita le monete: bastavano a farle varcare
il cancelletto ruotante. Si sarebbe sbarazzata del mondo peccatore che lo
stesso buon Ges evitava.
Sister Creep si alz, attravers la Quarantaduesima e scese nel mondo
sotterraneo.
3
22,22 - ora legale degli Stati centrali
Concordia, Kansas.
Uccidilo, Johnny!
Fallo a pezzi!
Strappagli le braccia, massacralo!
I falsi puntoni della calda e fumosa palestra della scuola superiore di
Concordia vibravano per le grida di quattrocento e passa spettatori; sul
ring al centro della palestra, due uomini, un bianco e un nero, si affron-
tavano in un incontro di wrestling. Al momento, il lottatore bianco - un
ragazzo del posto, di nome Johnny Lee Richwine - stringeva alle corde il
mostro noto come Frankenstein Nero e gli affibbiava una serie di colpi di
judo, tra le grida della folla assetata di sangue. Ma Frankenstein Nero, un
colosso d'un metro e novanta che superava i 150 chili e portava una ma-
schera color ebano coperta di "cicatrici" di cuoio rosso e di "bulloni" di
gomma, gonfi il torace possente, emise un ruggito, afferr la mano di
Johnny Lee Richwine e gliela torse fino a costringerlo in ginocchio. Rin-
ghi, con lo stivaletto numero quarantotto lo colp alla tempia e lo mand a
gambe levate al centro del ring.
L'arbitro si dimenava avanti e indietro senza risultati visibili; quando a-
git il dito ammonitore sotto il naso di Frankenstein Nero, il mostro lo
spinse da parte con la facilit con cui si scaccia una mosca; si accost al
ragazzo disteso, si batt i pugni sul petto, mosse la testa qua e l come un
pazzo, mentre la folla urlava di rabbia. Bicchieri accartocciati di Coca e
sacchetti di popcorn iniziarono a piovere sul ring. Branco di stupidi!
grid Frankenstein Nero, con voce profonda che super il ruggito della fol-
la. Guardate che fine fa il vostro ragazzo!
Con un sorriso, il mostro balz a piedi giunti sul torace di Johnny Lee
Richwine. Il giovane si contorse, con una smorfia di profonda sofferenza,
mentre l'arbitro cercava di tirare via Frankenstein Nero. Il mostr diede al-
l'arbitro una spinta e lo mand a sbattere contro il palo di sostegno. Adesso
la folla era tutta in piedi, volavano bicchieri di carta e cubetti di ghiaccio; i
poliziotti locali, di servizio all'incontro di wrestling, si agitavano nervosa-
mente intorno al ring. Volete vedere il sangue di un contadino del Kan-
sas? grid Frankenstein Nero, alzando lo stivale per schiacciare il cranio
dell'avversario.
Ma Johnny torn di scatto in vita. Afferr per la caviglia il mostro, gli
fece perdere l'equilibrio, con un calcio gli colp l'altra gamba. Fra un muli-
nio di braccia, Frankenstein Nero colp il tappeto con tale forza da far tre-
mare il pavimento. Il ruggito della folla quasi scoperchi il tetto.
Frankenstein Nero si rannicchi, alz le mani per supplicare piet, men-
tre il giovane avanzava verso di lui. Poi Johnny si gir ad aiutare l'arbitro
caduto; mentre la folla mandava un grido, Frankenstein Nero si rialz di
scatto e s'avvent a tradimento contro Johnny, per dargli una mazzata a
mani unite.
L'urlo frenetico dei tifosi indusse Johnny Lee Richwine a girarsi al-
l'ultimo momento. Il giovane colp con un calcio il mostro, nel rotolo di
lardo intorno alla cintola. Il rumore dell'aria che usc dai polmoni di Fran-
kenstein Nero sembr il fischio d'un vaporetto; il mostro barcoll per il
ring, a passi da ubriaco, cercando di sfuggire al suo destino.
Johnny Lee Richwine lo afferr, si pieg e si mise in spalla Frankenstein
Nero, per il "giro d'aereo". I tifosi tacquero un secondo, mentre tutto quel
peso si sollevava dal tappeto; poi ripresero a gridare, quando Johnny inizi
a far girare in aria il mostro. Frankenstein Nero strill come un bimbo scu-
lacciato. Si ud un rumore simile a un colpo di pistola. Johnny Lee Ri-
chwine mand un grido e cominci a cadere. Gli  partita la gamba, ebbe
tempo di pensare l'uomo chiamato Frankenstein Nero, prima di gettarsi
dalle spalle del giovane. Conosceva assai bene lo schiocco delle ossa che
si rompono; era stato contrario al giro d'aereo, ma Johnny voleva impres-
sionare i tifosi di casa. Frankenstein Nero cadde di fianco sul tappeto;
quando si alz a sedere, vide che il giovane lottatore locale giaceva a meno
d'un metro, si reggeva il ginocchio e gemeva di dolore stavolta genuino.
L'arbitro si era rialzato, ma non sapeva che cosa fare. Il copione pre-
vedeva che Frankenstein Nero finisse al tappeto e che Johnny Lee Richwi-
ne vincesse l'incontro clou della serata. E fino a quel momento tutto era fi-
lato liscio.
Frankenstein Nero si alz. Sapeva che il ragazzo soffriva da morire, ma
doveva restare in carattere con il personaggio. Con le braccia sollevate so-
pra la testa, attravers il ring fra una pioggia di bicchieri e di sacchetti di
popcorn; si avvicin all'arbitro intontito e a bassa voce gli disse: Mi squa-
lifichi e porti il ragazzo dal medico!
Eh?
Mi squalifichi, subito!
L'arbitro, uno del posto, proprietario di un negozio di ferramenta nella
vicina Belleville, finalmente mosse le mani nel gesto incrociato che indi-
cava la squalifica di Frankenstein Nero. Il gigante si esib per un minuto
buono in una serie di balzi rabbiosi, fra gli ululati e le invettive della folla;
poi scese rapidamente dal ring per farsi scortare in camerino da una falan-
ge di poliziotti. Nella lunga camminata sopport pop-corn in viso, una
grandinata di gelati e di sputi, gesti osceni da ragazzi e anziani. Aveva par-
ticolare paura delle anziane signore dall'aria materna, da quando una di lo-
ro l'aveva assalito con uno spillone da cappello, l'anno prima, a Waycross,
in Georgia, e per buona misura aveva tentato di colpirlo con un calcio ai
genitali.
Nel suo "camerino", una panca e un armadietto nella stanza della squa-
dra di football, cerc di sciogliersi i muscoli il pi possibile. Alcuni dolori
sordi, alcune fitte, erano permanenti; le spalle gli sembravano irrigidite
come pezzi di legno pietrificato. Si tolse la maschera di pelle e si guard
nel piccolo specchio incrinato appeso all'anta dell'armadietto.
Nessuno l'avrebbe definito un bell'uomo. Portava i capelli tagliati a zero,
per far aderire meglio la maschera; aveva il viso segnato da molti incidenti
di ring. Ricordava esattamente la provenienza di ogni singola cicatrice: una
cintura mal calcolata, a Birmingham; un colpo di sedia troppo convinto, a
Winston-Salem; un colpo contro il bordo del ring, a Sioux Falls; un atter-
raggio sul pavimento di cemento, a San Antonio. Gli errori di scelta di
tempo causavano ferite vere, nel wrestling: Johnny Lee Richwine non si
era bilanciato abbastanza bene da sopportare il peso, e la gamba ne aveva
pagato le conseguenze. A lui dispiaceva, ma non poteva farci niente. Lo
spettacolo deve continuare.
Aveva trentacinque anni. Gli ultimi dieci li aveva trascorsi nel circuito
del wrestling, lungo le strade nazionali e provinciali, fra sale cittadine, pa-
lestre di scuole superiori e fiere paesane. Nel Kentucky era conosciuto co-
me Fulmine Jones; nell'Illinois, come Perfido Perkins; e in una decina di
stati, con pseudonimi altrettanto terribili. In realt si chiamava Joshua Hu-
tchins; quella sera era molto lontano dalla natia Mobile?
Aveva naso largo e schiacciato, con i segni di tre fratture; l'ultima volta,
non si era nemmeno preso la briga di farlo aggiustare. Sotto le sopracciglia
nere e folte, aveva occhi incassati, del colore grigio chiaro del fumo di le-
gna. Un'altra piccola cicatrice gli disegnava sul mento un punto interroga-
tivo capovolto; i lineamenti duri e angolosi lo facevano sembrare un re a-
fricano stanco delle guerre. Era grande e grosso in modo quasi anormale,
caratteristica che attirava gli sguardi incuriositi della gente per strada. Cre-
ste di muscoli gli si gonfiavano lungo le braccia, le spalle e le gambe, ma
intorno allo stomaco la carne era flaccida, a causa delle troppe scatole di
ciambelle glassate, di cui si riempiva in solitrie camere di motel; ma no-
nostante uno strato di grasso simile a una gomma di scorta intorno alla
pancia, John Hutchins si muoveva con grazia, dava l'impressione di una
molla ben compressa e pronta a scattare. Era il residuo della forza esplosi-
va che aveva avuto, quando era linebacker dei New Orleans Saints, molti
anni e un mondo prima.
Sotto la doccia, Josh s'insapon e si tolse di dosso il sudore. La sera do-
po, aveva in programma un incontro a Garden City, nel Kansas: comporta-
va un lungo viaggio per attraversare tutto lo stato. Un viaggio soffocante,
inoltre, perch qualche giorno prima il condizionatore d'aria dell'auto si era
rotto e lui non poteva permettersi di farlo riparare. Avrebbe avuto il pros-
simo assegno a fine settimana, a Kansas City, dove partecipava a un incon-
tro libero con sette lottatori. Usc dalla doccia, si asciug e si vest. Mentre
faceva i bagagli, l'organizzatore dell'incontro venne a dirgli che Johnny
Lee Richwine, portato all'ospedale, non era in gravi condizioni; ma lo invi-
t a fare attenzione, nel lasciare la palestra, perch i tifosi locali avrebbero
potuto scaldarsi. Josh lo ringrazi, con la sua voce tranquilla; chiuse la
cerniera della sacca da viaggio e gli augur la buonanotte.
Aveva lasciato l'ammaccata Pontiac grigia di sei anni nel parcheggio di
un supermercato Food Giant aperto giorno e notte. Sapeva, per l'esperienza
di molte gomme tagliate, che era meglio non lasciare l'auto nei pressi del
luogo dell'incontro. Approfittando del supermercato, and a comprare una
scatola di ciambelle glassate, alcuni dolcini Oreo e un cartone di latte. Poi
si allontan in auto, verso sud e la Statale 81, diretto al motel Buon Ripo-
so.
La stanza dava sulla statale; il rombo degli autotreni di passaggio sem-
brava il ruggito di animali selvaggi in cerca di preda nelle tenebre. Josh
accese il televisore, si sintonizz sullo spettacolo "Tonight", si tolse la ca-
micia e si spalm sulle spalle doloranti un po' di balsamo Ben Gay. Da pa-
recchio tempo non si allenava pi in palestra, anche se continuava a dirsi
che avrebbe ripreso a fare jogging. Gli addominali erano diventati cedevoli
come zucchero filato; si sarebbe fatto male davvero, se gli avversari non
avessero trattenuto la forza dei calci e dei pugni. Ma se ne sarebbe preoc-
cupato l'indomani... c'era sempre un domani. Indoss il pigiama rosso vivo
e si distese sul letto a consumare lo spuntino e a guardare la tiv.
Aveva gi mangiato met delle ciambelle, quando un notiziario della
NBC interruppe il ciarlio del personaggio di turno. Comparve un pre-
sentatore dall'aria seria, sullo sfondo della Casa Bianca. Cominci a parla-
re di una riunione "ad alta priorit" che il presidente aveva appena avuto
con il segretario alla Difesa, con il capo di stato maggiore delle Forze Ar-
mate, con il vicepresidente e con altri consiglieri; le fonti confermavano
che l'incontro riguardava sia il SAC, sia la NORAD. Le basi aeree ameri-
cane, diceva con tono pressante il presentatore, forse sarebbero passate a
un livello di allerta superiore. Altri notiziari avrebbero interrotto lo spetta-
colo, a seconda delle notizie in arrivo.
Non fate saltare il mondo prima di domenica disse Josh, con la bocca
piena di ciambella. Devo incassare la paga.
Ogni notte i notiziari erano pieni di fatti e di voci di guerra. Quando po-
teva, Josh guardava i notiziari e leggeva i giornali; capiva che le nazioni
erano invidiose, paranoiche e completamente pazze, ma non riusciva a ca-
pacitarsi perch i leader sani di mente non prendessero il telefono e non si
parlassero. Come mai era tanto difficile discutere?
Cominciava a credere che tutta la faccenda somigliasse molto al wre-
stling professionistico: le superpotenze si mettevano la maschera e batte-
vano i piedi, urlavano minacce e rifilavano sventole, ma era solo un bluff
maschio e gigionesco. Non riusciva a immaginare come sarebbe stato il
mondo, dopo la caduta delle bombe nucleari; ma sarebbe stato assai diffi-
cile trovare fra le ceneri una scatola di ciambelle glassate: ne avrebbe di
certo sentito la mancanza.
Aveva cominciato i dolcini Oreo, quando not il telefono sul comodino
e pens a Rose e ai figli. Sua moglie aveva chiesto il divorzio, quando lui
aveva lasciato il football professionistico ed era passato al wrestling, e a-
veva ottenuto l'affidamento dei due figli. Viveva ancora a Mobile; Josh fa-
ceva loro visita, ogni volta che il circuito lo portava da quelle parti. Rose
aveva un buon impiego come segretaria in uno studio legale; l'ultima volta
che Josh l'aveva vista, lei aveva detto che alla fine d'agosto aveva in pro-
gramma di sposare un procuratore legale nero. Josh sentiva moltissimo la
mancanza dei due figli e a volte, nella folla di spettatori, dava una rapida
occhiata al viso di ragazzi che glieli ricordavano, ma ogni volta quelli lan-
ciavano grida di scherno contro di lui. Non ci si guadagnava niente a pen-
sare troppo alla gente che si amava. Augurava a Rose ogni bene; a volte
aveva voglia di telefonarle, ma temeva che rispondesse un uomo.
"Be'" si disse, mentre apriva un altro pasticcino per succhiare il ripieno
cremoso, "tanto non ero tagliato per fare il padre di famiglia. Nossignore!
Amo troppo la mia libert e, perdio, non ho altro!"
Era stanco, aveva dolori dappertutto, l'indomani sarebbe stata una gior-
nata lunghissima. Forse faceva bene a telefonare all'ospedale, prima della
partenza, per domandare come stava Johnny Lee Richwine. Il ragazzo si
sarebbe fatto pi furbo, dopo l'esperienza di quella sera.
Josh lasci accesa la tiv, perch gli piaceva sentire il suono di voci;
piano piano scivol nel sonno, con la scatola di Oreo in equilibrio sulla
pancia. Gran giornata, domani, pens mentre si addormentava; sar di
nuovo forte e cattivo. E poi si addorment, russando leggermente; sogn il
vociare di una folla che chiedeva la sua testa.
Venne l'ora del programma religioso. Un ministro del culto parl di ri-
cavare vomeri dalle spade. Poi la musica di "Star Spangled Banner", l'inno
nazionale americano, risuon sullo sfondo di maestose montagne incap-
pucciate di neve, ampi e ondeggianti campi di grano e di granturco, ruscel-
li gorgogliami, foreste verdi e maestose citt; il programma termin con
l'inquadratura della bandiera americana, tesa e immobile sull'asta piantata
nella superficie della Luna.
L'immagine rimase per qualche secondo. Poi la statica riemp lo scher-
mo, mentre la stazione locale chiudeva le trasmissioni.
4
23,48 - ora legale degli Stati centrali
Dintorni di Wichita, Kansas
Litigavano di nuovo.
La bambina serr gli occhi e nascose la testa sotto il guanciale, ma le
voci giungevano ugualmente, attutite e distorte, quasi inumane.
Sono stufo delle tue stronzate! Non rompermi i coglioni!
Cosa devo fare? Sorridere, quando te ne vai a bere e a giocarti i soldi
che guadagno io? Quei soldi servivano per pagare il noleggio di questa
maledetta roulotte e per comprare un po' di provviste, tu invece, perdio, sei
andato a buttarli via, proprio a buttarli via...
Non rompermi i coglioni, t'ho detto! Ma ti sei guardata? Sembri una
vecchia puttana in pensione! Mi sono rotto il cazzo d'averti fra i piedi e di
farmi riempire di merda ogni momento!
Forse dovrei trovare un rimedio, eh? Fare i bagagli e togliere il culo di
qui!
Avanti, allora! Vattene e portati via quello scherzo di natura di tua fi-
glia!
Me ne vado, eccome! Non credere che resti! La discussione continu
di questo passo, le voci divennero pi forti e il tono pi cattivo. La bambi-
na fu costretta a tirare fuori la testa per respirare, ma tenne chiusi gli occhi
e cerc di pensare solo al suo piccolo giardino, proprio sotto la finestra
della minuscola cameretta. La gente veniva da tutte le roulotte a guardare i
fiori e a commentare come crescevano bene. La signora Yeager, della rou-
lotte accanto, diceva che le viole erano bellissime, ma non aveva mai sapu-
to che sbocciassero cos tardi e in un clima cos caldo. Tromboncini, boc-
che di leone e campanule crescevano bene, ma per un poco la bambina li
aveva sentiti morire. Li aveva innaffiati, aveva impastato con le dita il ter-
riccio, era rimasta seduta nel giardinetto, sotto il sole del mattino, e aveva
guardato i suoi fiori, con occhi celesti come uova di pettirosso; finalmente
i suoni di morte erano svaniti. Adesso il giardino era un vivo splendore di
colori; perfino l'erba intorno alla roulotte era di un ricco verde scuro. L'er-
ba della signora Yeager era marrone, per quanto lei la bagnasse ogni gior-
no; la bambina aveva sentito quell'erba morire molto tempo prima, ma non
voleva dirlo alla signora Yeager, per non rattristarla. Forse con le prime
piogge sarebbe rinata.
Una profusione di piante in vaso riempiva la cameretta, sugli scaffali in-
torno al letto. La stanza aveva l'inebriante profumo della vita: perfino un
piccolo cactus, in un vaso di ceramica, aveva fatto un fiore bianco. Alla
bambina piaceva pensare al giardino e alle piante, quando Tommy e la
madre litigavano; visualizzava il giardino con tutti i suoi colori e i suoi pe-
tali, sentiva sotto le dita il terriccio, e queste cose l'aiutavano a distrarla
dalle voci.
Non mi toccare! grid sua madre. Brutto bastardo, prova ancora a
picchiarmi!
Ti piglio a calci in culo, se ne ho voglia! Seguirono rumori di zuffa,
altre imprecazioni, un ceffone. La bambina si ritrasse; le lacrime ba-
gnarono gli occhi chiusi dalle ciglia bionde. Smettetela di litigare, pens,
tutta agitata; vi prego, smettetela! Stammi lontano! Un oggetto colp la
parete e and in mille pezzi. La bambina si tur le orecchie, sul punto di
urlare. Una luce. Una luce soffusa, che palpitava contro le palpebre. La
bambina apr gli occhi e si alz a sedere. Dall'altra parte della stanza, con-
tro la zanzariera alla finestra, c'era una massa pulsante di luce, un bagliore
giallino simile a mille candeline sulla torta del compleanno. La luce si
mosse, come le volute di un dipinto incandescente; la bambina la fiss, in-
cantata, dimenticando i rumori del litigio che parvero diminuire e farsi pi
lontani. La luce le si riflesse negli occhi spalancati, si mosse sul visetto
appuntito, danz sui capelli biondi lunghi alla spalla. Tutta la stanza fu il-
luminata dal bagliore contro la zanzariera.
Lucciole, cap la bambina. Centinaia di lucciole posate sulla rete. Ne a-
veva gi viste, alla finestra, ma mai in tale quantit, mai lampeggiare tutte
insieme. Pulsavano come stelle che cercassero di aprirsi con il fuoco un
varco nella rete; mentre le guardava, non sentiva pi le orribili voci di sua
madre e di "zio" Tommy. Le lucciole dominavano la sua attenzione, il di-
segno delle luci la ipnotizzava.
Il linguaggio luminoso cambi, assunse un ritmo diverso, pi veloce. La
bambina ricord la sala degli specchi al luna park e le luci che l'avevano
abbagliata riflettendosi sulle superfici lucide; le pareva d'essere dentro un
cerchio di mille lampadine. Il ritmo divenne sempre pi rapido, le luci
sembrarono roteare intorno a lei, con velocit abbagliante.
Parlano, si disse la bambina. Parlano nel loro linguaggio. Parlano di una
cosa molto, molto importante...
Swan! Tesoro, sveglia!
...parlano di una cosa che sta per verificarsi...
Mi senti, amore?
...una cosa terribile, che accadr... prestissimo...
SWAN!
Qualcuno la scuoteva. Per alcuni secondi la bambina rimase perduta nel-
la sala degli specchi, abbagliata dallo sfolgorio. Poi ricord dove si trovava
e vide le lucciole lasciare la zanzariera, alzarsi in volo, sparire.
Quei maledetti scarafaggi coprono tutta la finestra. La voce di
Tommy.
Swan stacc lo sguardo dalle lucciole, con uno sforzo che la costrinse a
tendere il collo. La madre era china su di lei; nella luce che entrava dalla
porta, Swan vide il gonfiore violaceo intorno all'occhio destro. La donna
era magra e scarmigliata; i capelli biondi, arruffati, mostravano la radice
castana. Mosse pi volte lo sguardo dal viso della figlia agli ultimi insetti
che volavano via dalla zanzariera.
Cosa c' che non va in te? disse.
 uno scherzo di natura intervenne Tommy; con le spalle muscolose
bloccava il vano della porta. Era tarchiato e sciatto; la barba castana e ar-
ruffata gli copriva la mascella ossuta e parte del viso grassoccio dai tratti
marcati. Portava berretto rosso, T-shirt e tuta. Sbracata in testa continu;
bevve un sorso da una bottiglia di Miller High Life.
Mamma? La bambina era ancora abbagliata, le luci le pulsavano anco-
ra dietro le palpebre.
Amore, devi alzarti e vestirti. Lasciamo immediatamente questo schifo
di buco, capisci?
S.
Tanto non te ne vai la sfott Tommy. Dove andresti?
Il pi lontano possibile! Sono stata una stupida a trasferirmi qui con te
innanzi tutto. Salta gi, tesoro. Mettiti i vestiti. Andiamo via al pi presto
possibile.
Torni da Rick Dawson? Ma s, vai da lui! Ti ha gi buttata via a calci,
scemo io che t'ho raccolta! Vai a farti sbattere via di nuovo!
Lei si gir dalla sua parte e disse freddamente: Togliti di mezzo! Al-
trimenti, Dio m'aiuti, ti ammazzo!
Tommy aveva Io sguardo velato, pericoloso. Bevve dalla bottiglia un al-
tro sorso, si lecc le labbra, rise. Ma certo! Indietreggi di lato, mosse il
braccio in un ampio gesto radente Passa pure! Credi di essere una regina,
passa, passa! La donna lanci alla bambina un'occhiata, per spingerla ad
affrettarsi; pass davanti all'uomo e usc.
Swan scese dal letto; vestita della camicia da notte formato bambina di
nove anni, con la scritta Wichita State University, and di corsa alla fine-
stra a scrutare fuori. Le luci della roulotte vicina, quella della signora Yea-
ger, erano accese; Swan pens che i rumori della lite l'avevano svegliata.
Poi alz gli occhi e rimase a guardare a bocca aperta, con timore reveren-
ziale
Il cielo era pieno di stelle che si muovevano a ondate e palpitavano.
Ruote di luce rotolavano nelle tenebre sopra il campeggio di roulotte, scie
di fuoco giallastro zigzagavano nella foschia che oscurava la luna. In alto
passavano migliaia di migliaia di lucciole, simili a galassie in movimento;
i loro segnali formavano catene di luce che andavano da ovest a est, fin
dove Swan riusciva a vedere. In un punto del parcheggio, un cane comin-
ci a ululare; l'invito fu raccolto da un secondo cane, da un terzo, poi da al-
tri cani nel terreno lottizzato al di l della Statale 15. Altre luci si accende-
vano nelle roulotte, la gente usciva a vedere che cosa stava succedendo.
Dio santissimo, che casino! Tommy era di nuovo nel vano della porta.
Grid: Piantatela! Con un'ultima sorsata rabbiosa termin la birra. Fiss
Swan, con occhi minacciosi e offuscati. Sono felice di liberarmi di te.
Guarda che stanza, piena di piante di merda! Cristo!  un caravan, non una
serra! Con un calcio rovesci un vaso di gerani; Swan sobbalz. Ma gli
tenne testa, decisa, e aspett che se ne andasse. Vuoi sapere di che forza 
tua madre? chiese lui furbescamente. Vuoi sapere in quale bar balla sui
tavolini e si lascia toccare le tette dai clienti?
Sta' zitto, bastardo! grid la donna. Tommy si gir in tempo per parare
il colpo. La spinse via. Su, forza, Darleen! Mostra alla bambina di che
pasta sei fatta! Dille quanti uomini ti sei passata... dille chi  suo padre!
Dille che eri talmente partita di LSD e PCP e Dio sa cos'altro che non ri-
cordi neppure il nome di chi ti scopava!
Il viso di Darleen Prescott era una maschera di rabbia. Anni prima, lei
era una bella ragazza, con zigomi forti e occhi blu scuro che lanciavano a
ogni uomo una sfida sessuale; ma ora aveva la faccia stanca e cadente, pro-
fonde rughe sulla fronte e agli angoli della bocca. Aveva solo trentadue
anni, ma sembrava almeno sulla quarantina; indossava blue jeans troppo
stretti e una blusa gialla da cowgirl, con lustrini sulle spalline. Gir la
schiena a Tommy e and nella camera da letto principale della roulotte,
pestando sul pavimento gli stivali di lucertola da cowgirl.
Ehi disse Tommy, ridacchiando. Non t'incazzare!
Swan cominci a togliere i vestiti dal cassetto del com; ma sua madre
torn portando una valigia gi piena di abiti vistosi e di stivaletti, e vi cac-
ci dentro tutti gli abiti di Swan che ci stavano. Ce ne andiamo immedia-
tamente! disse alla figlia. Vieni via.
Swan esit, guard i fiori e le piante che riempivano la stanzetta. No,
pens, non posso lasciare i miei fiori! E il mio giardino! Chi lo bagner?
Darleen si chin sulla valigia, premette il coperchio, la chiuse. Poi af-
ferr la mano di Swan e si gir per andare via. Swan ebbe solo il tempo di
prendere al volo la bambola Cookie Monster, prima di essere trascinata
fuori della stanza, nella scia della madre.
Tommy segu a ruota, un'altra birra in mano. S, vattene! Domani sera
sarai di nuovo qui, Darleen! Aspetta e vedrai!
Aspetto replic lei. Varc la porta a rete. Fuori, nella notte umida, l'u-
lulato dei cani giungeva da ogni direzione. Striscioni luminosi rigavano il
cielo. Darleen diede un'occhiata in alto, ma si diresse a grandi passi, senza
la minima esitazione, verso la Camaro rosso vivo ferma lungo il marcia-
piede dietro il camioncino scoperto Chevy, dal motore truccato, di
Tommy. Gett la valigia sul sedile posteriore e si mise al volante, mentre
Swan, ancora in camicia da notte, si sedeva accanto a lei. Bastardo
mormor Darleen, frugando in cerca delle chiavi. Gli faccio vedere io.
Ehi, guardami! grid Tommy. Swan rimase inorridita nel vedere che
l'uomo saltellava nel giardino, prendeva a calci le zolle di terra, schiaccia-
va sotto i tacchi i fiori e li uccideva. Si tur le orecchie, perch udiva i
suoni di dolore alzarsi come le vibrazioni d'una corda di chitarra pizzicata.
Tommy rideva e ballava; si tolse il berretto, lo lanci in aria. Una rabbia
ardente si scaten dentro Swan; la bambina si augur che zio Tommy mo-
risse, perch faceva male al giardino... ma il lampo d'ira pass, le lasci un
senso di nausea. Swan lo vide chiaramente per quel che era: uno sciocco,
grasso e calvo, che possedeva solo una roulotte scassata e un camioncino.
L sarebbe invecchiato e morto, senza l'amore di nessuno... perch, come
sua madre, aveva paura d'accostarsi troppo all'amore. Vide e cap tutto in
un istante, seppe che il piacere di distruggere il giardino sarebbe finito con
lui come al solito in ginocchio nel bagno, chino sul water; e poi, finito di
vomitare, zio Tommy avrebbe dormito da solo e sarebbe stato da solo al ri-
sveglio. Ma lei poteva sempre far crescere un altro giardino... e l'avrebbe
fatto, l dove andavano, dovunque fosse.
Disse: Zio Tommy? Lui smise di ballare, le rivolse un'occhiata di tra-
verso, pronto a imprecare.
Ti perdono disse piano Swan. E lui la fiss come se avesse ricevuto
un ceffone in piena faccia.
Ma Darleen Prescott gli grid: Vaffanculo! Il motore della Camaro si
accese con rombo da cannone. Darleen schiacci l'acceleratore, sgomm
per dieci metri, prima che le ruote facessero presa sul terreno e li portasse-
ro fuori dal parcheggio della Statale 15, per sempre.
Dove andiamo? disse Swan, coccolando Cookie Monster, cessato lo
stridio di pneumatici.
Be', troveremo un motel per la notte. Domattina passer dal bar e cer-
cher di farmi dare da Frankie un po' di soldi. Si strinse nelle spalle.
Forse mi dar cinquanta sacchi. Forse.
Tornerai con zio Tommy?
No rispose con fermezza Darleen. Con lui ho finito.  l'uomo pi i-
gnobile che abbia mai conosciuto. Perdio, non so proprio cosa ho visto, in
lui!
Swan ricord che sua madre aveva detto la stessa cosa di "zio" Rick e di
"zio" Alex. Esit, pensierosa, incerta se porre o no la domanda; poi si deci-
se.  vero quel che ha detto Tommy, mamma? domand. Che non sai
chi  mio pap?
Non dirlo mai pi! rispose lei, brusca. Si concentr sul lungo nastro
della strada. Non pensare nemmeno una cosa simile, signorina! Te l'ho
gi detto: tuo pap  una famosa stella del rock. Ha ricci biondi e occhi az-
zurri, come te. Gli occhi azzurri d'un angelo sceso sulla terra. E come suo-
na la chitarra, come canta! Ti ho detto mille volte che appena divorzia an-
dremo a vivere con lui a Hollywood. Non sar magnifico? Tu e io nel Sun-
set Strip?
Sissignora rispose Swan, senza prestarle attenzione. Aveva gi udito
questa storia. Ma si sarebbe accontentata di abitare in uno stesso posto per
pi dei soliti quattro o cinque mesi, in modo da farsi degli amici senza la
paura di doverli perdere e di andare alla stessa scuola un anno intero. Inve-
ce non aveva amici; allora si dedicava tutta ai fiori e alle piante, passava
ore intere a creare giardini nella terra dura dei campeggi di roulotte, dei
cortili di camere ammobiliate e di motel a buon mercato.
Sentiamo un po' di musica disse Darleen. Accese la radio: dagli al-
toparlanti sgorg rock a tutto volume. Il frastuono le permise di non pensa-
re alla bugia detta e ripetuta a sua figlia; a dire il vero, lei sapeva che il pa-
dre di Swan era un fusto alto e biondo il cui preservativo si era sfondato
durante l'uso. Non ci avevano badato, al momento: la festa era al massimo,
nella stanza vicina facevano un casino d'inferno, Darleen e il fusto erano
pieni fino agli occhi di una mistura di LSD, polvere d'angelo e anfetamine.
Era successo nove anni prima, quando lei stava a Las Vegas e come lavoro
distribuiva le carte del blackjack; da allora, con Swan, Darleen aveva gira-
to per tutto l'ovest, seguendo uomini con cui pensava di divertirsi per un
poco o lavorando come ballerina topless dovunque trovava una scrittura.
Ora, per, Darleen non sapeva dove sarebbe andata. Era stufa di
Tommy, ma ne aveva anche paura; quell'uomo era uno svitato, cattivo d'a-
nimo. Facile che venisse a cercarla, fra un paio di giorni, se lei non andava
abbastanza lontano. Forse Frankie, proprietario dell'High Noon Saloon do-
ve lei ballava, le avrebbe anticipato una parte di paga. Ma dopo?
A casa, pens. Casa era un paesino chiamato Blakeman, su nella Ra-
wlins County, nell'angolo nordovest del Kansas. Era scappata da l a sedici
anni, dopo che sua madre era morta di cancro, quando suo padre si era fat-
to prendere dalle manie religiose. Il vecchio la odiava: per questo lei se
n'era andata. Chiss che effetto avrebbe fatto, tornare a casa adesso. Suo
padre sarebbe rimasto a bocca aperta, scoprendo d'avere una nipotina. Dia-
volo, no! Non poteva tornare a casa! Ma gi calcolava il percorso che a-
vrebbe seguito, se fosse andata a Blakeman: a nord, sulla 135, fino a Sali-
na; a ovest, fra le distese di grano e di granturco, sulla Statale 70; poi di
nuovo a nord, per strade di campagna dritte come frecce. Da Frankie si sa-
rebbe fatta dare soldi sufficienti a pagare la benzina.
Ti piacerebbe fare un bel viaggetto domani?
Dove? Swan abbracci pi forte la bambola Cookie Monster.
Oh, da qualche parte. Un paesino che si chiama Blakeman. Niente d'ec-
cezionale, l'ultima volta che ci sono stata. Magari andiamo l a riposarci
per qualche giorno. E a meditare sul da farsi. Giusto?
Swan si strinse nelle spalle. Penso di s rispose. Ma non gliene im-
portava niente, in un senso o nell'altro.
Darleen abbass la radio e circond le spalle della figlia. Alzando lo
sguardo, credette di scorgere nel cielo uno scintillio luminoso che per
spar subito. Strinse le spalle di Swan. Tu e io sole, contro tutto il mondo,
piccolina disse. E sai una cosa? Vinceremo noi, se continuiamo a pic-
chiare forte.
Swan guard la madre e desider... desider con tutte le sue forze... di
crederle.
La Camaro continu a correre nella notte, lungo la statale che si snodava
davanti a loro; fra le nubi, centinaia di metri pi in alto, vive catene di luce
si collegavano nel cielo.
5
23,50 - ora legale delle Montagne Rocciose
Monte Blue Dome, Idaho
Un camper Ford Roamer grigio metallizzato risaliva la strada stretta e
tortuosa che portava in cima al monte Blue Dome, tremila metri sopra il li-
vello del mare e novanta chilometri a nordovest di Idaho Falls. Ai lati della
strada, fitte foreste di pini si abbarbicavano ai costoni rocciosi. I fari del
camper foravano la bassa nebbia; le luci verdi del cruscotto si riflettevano
sul viso teso dell'uomo di mezz'et seduto al volante. Accanto a lui, nel se-
dile con lo schienale inclinato, la moglie dormiva tenendo in grembo una
cartina aperta dell'Idaho.
Alla curva seguente, i fari illuminarono un cartello che diceva, in lettere
arancione fosforescenti: PROPRIET PRIVATA. SPARIAMO A VISTA
SUGLI INTRUSI.
Phil Croninger rallent; ma nel portafogli aveva il tesserino di rico-
noscimento speditogli per posta, quindi pass davanti al minaccioso cartel-
lo e continu a risalire la strada di montagna.
Pap, lo farebbero sul serio? gli domand con voce stridula suo figlio,
dal sedile posteriore.
Farebbero cosa?
Sparare agli intrusi. Sparerebbero davvero?
Lo sai. Quass non vogliono nessuno che non abbia il diritto di venir-
ci. Diede un'occhiata al retrovisore: il viso del figlio, illuminato dai rifles-
si verdastri, si librava sopra il sedile, simile a una maschera di Halloween.
Padre e figlio si assomigliavano molto; portavano entrambi occhiali dalle
lenti spesse, avevano capelli sottili e lisci, erano magri e ossuti. I capelli di
Phil, ormai brizzolati, si diradavano rapidamente; quelli castano scuro del
figlio tredicenne erano tagliati a frangetta sulla fronte alta. Il viso del ra-
gazzo, come quello della madre, era una serie d'angoli acuti; il naso, il
mento, gli zigomi sembravano sul punto di tagliare la pelle pallida, come
se, sotto la prima, ci fosse una seconda faccia in attesa di venire alla luce.
Gli occhi, ingranditi dalle lenti, erano color cenere. Il ragazzo portava una
T-shirt stampata a colori mimetici militari, calzoncini cachi, scarponi da
escursionista.
Elise Croninger si mosse. Non siamo ancora arrivati?.
Quasi. Dovremmo vedere qualcosa, fra pochissimo. Il viaggio da Fla-
gstaff era stato lungo ed estenuante; Phil aveva insistito per viaggiare di
notte: secondo i suoi calcoli, la temperatura pi fresca rovinava meno gli
pneumatici e aumentava la resa chilometrica per litro di benzina. Era un
uomo accurato, che non correva rischi inutili.
Scommetto che gi ci tengono d'occhio con il radar disse il ragazzo.
Guard i boschi. Che ci analizzano da tutte le parti.
Pu darsi convenne Phil. Quass hanno quasi tutto.  un posto fanta-
stico, aspetta di vederlo!
Speriamo che sia fresco! disse Elise, con irritazione. Non ho fatto
tutta questa strada per morire di caldo in un pozzo di miniera.
Non  un pozzo di miniera le ricord Phil. Comunque,  fresco di na-
tura; e poi hanno ogni sorta d'apparecchiature di condizionamento dell'aria
e di sicurezza. Vedrai.
Ci osservano disse il ragazzo. Me lo sento. A tentoni infil la mano
sotto il sedile e tir fuori una .357 Magnum. Bum! disse, premendo il
grilletto verso i boschi di destra. Bum! ripet, verso i boschi di sinistra.
Roland, metti gi quell'affare! lo rimprover la madre. Mettila via,
figliolo. Non  bene mostrarla in giro. Roland Croninger esit, sorrise
furbescamente. Punt la rivoltella alla nuca della madre, tir il grilletto e
disse piano: Bum. Seguirono un Bum e uno scatto a vuoto contro il
cranio del padre.
Roland disse Phil, in quello che passava per tono severo. Smettila di
giocare, ora. Metti via la rivoltella.
Roland! ammon la madre.
Uffa! Il ragazzo rimise sotto il sedile la rivoltella. Volevo solo di-
vertirmi un poco. Con voi non si pu mai scherzare!
Ci fu un sobbalzo brusco, quando Phil Croninger piant il piede sul pe-
dale del freno. In mezzo alla strada erano comparsi due uomini in elmetto
verde e tuta mimetica. Impugnavano fucili mitragliatori Ingram e portava-
no una .45 alla cintura. Gli Ingram erano puntati in pieno sul parabrezza
del camper.
Cristo! mormor Phil. Un soldato gli indic di abbassare il vetro; si
spost dalla sua parte, gli punt in viso la luce di una pila tascabile. Tes-
serino d'identit, prego disse. Era giovane, con il viso duro, occhi blu e-
lettrico. Phil estrasse il portafogli, tese il tesserino al giovane, che esamin
attentamente la fotografia. In quanti siete, signore?
Ah... tre. Io, mia moglie e mio figlio. Era previsto.
Il giovanotto pass il tesserino al suo collega, che stacc dalla cintura un
walkie-talkie. Disse: Centrale, qui Posto Controllo. Ne abbiamo fermati
tre, su un camper grigio. Nome sul tesserino: Philip Austin Croninger, nu-
mero di computer 0-671-4724. Attendo conferma.
Uau! disse sottovoce Roland, tutto eccitato. Proprio come nei film di
guerra!
Zitto lo ammon il padre.
Roland ammir l'uniforme dei due soldati: gli stivali, not, erano lu-
cidissimi e i calzoni della tuta mimetica sembravano appena stirati. Sul
petto della camicia c'era un riquadro di stoffa con un simbolo: un guanto
d'armatura che stringeva un fulmine; sotto, la scritta "Casa Terra" ricamata
in oro.
D'accordo, grazie, Centrale disse nel walkie-talkie il soldato. Pass il
tesserino al collega, che lo tese a Phil. Vada pure, signore. Il suo arrivo
era previsto per le 22,45.
Ci scusi. Phil ripose nel portafoglio il tesserino. Ci siamo fermati a
cenare sul tardi.
Segua la strada spieg il giovanotto. Fra circa quattrocento metri,
vedr un cartello di stop. Si assicuri che le ruote siano in perfetta corri-
spondenza con i segni per terra, capito? Vada pure. Accompagn con un
rapido gesto le parole. Mentre il secondo soldato si scansava, Phil si allon-
tan dal posto di controllo. Un'occhiata allo specchietto laterale gli mostr
i due che rientravano nella foresta.
Pap, danno a tutti l'uniforme? domand Roland.
No, non credo. Solo chi lavora qui porta l'uniforme.
Non li ho nemmeno visti disse Elise, ancora nervosa. Ho alzato gli
occhi e me li sono trovati davanti. Ci puntavano i mitra! E se uno avesse
sparato?
Sono professionisti, tesoro, altrimenti non sarebbero qui. Senza dubbio
sanno benissimo come si maneggiano le armi da fuoco. Il controllo dimo-
stra solo quanto saremo al sicuro nelle prossime due settimane. Non entra
nessuno, se non ne ha il diritto. Giusto?
Giusto! disse Roland. Aveva provato un brivido d'eccitazione, nel
guardare la canna dei due Ingram. Se avessero voluto, pens, con una sola
raffica ci avrebbero spazzati via. Una lieve pressione sul grilletto e addio
tutti. La sensazione lo lasci sorprendentemente rinvigorito, come se gli
avessero gettato in viso acqua fredda. Ottimo, si disse; ottimo davvero. Un
Cavaliere del Re sapeva affrontare i pericoli.
Ecco lo stop disse Phil. I fari illuminarono, proprio davanti a loro, il
cartello affisso alla parete di roccia scabra contro cui finiva la strada di
montagna. Intorno c'erano solo boschi scuri e pareti di roccia: nessun se-
gno del luogo che si aspettavano di trovare e per il quale si erano sobbarca-
ti il viaggio da Flagstaff.
Come entriamo? chiese Elise.
Vedrai. Una delle cose pi fantastiche che m'hanno mostrato. Phil era
stato l in aprile, dopo avere letto un avviso pubblicitario di Casa Terra,
sulla rivista Soldier of Fortune. Spinse avanti il camper, alla velocit mi-
nima; le ruote anteriori affondarono in due scanalature e azionarono una
coppia di ganci a pressione. Quasi immediatamente si ud un brontolio pro-
fondo, il rumore di macchinario pesante, d'ingranaggi e di catene in movi-
mento. Una fessura di luce al neon comparve alla base della parete roccio-
sa; una sezione di roccia risaliva fluidamente come la porta del garage di
casa dei Croninger. Ma a Roland Croninger parve che ad aprirsi fosse l'e-
norme saracinesca d'una fortezza medievale. Il cuore gli batteva all'impaz-
zata, mentre la fessura di luce si allargava e gli si rifletteva sempre pi lu-
minosa sugli occhiali.
Dio mio! esclam piano Elise. Sollevandosi, la parete di roccia lasci
scorgere un parcheggio dal fondo in cemento, occupato da automobili e da
altri camper. Una fila di lampadine pendeva dalla griglia di travi d'acciaio
posta sul soffitto. Nel vano dell'apertura c'era un soldato in uniforme, che
segnal a Phil di andare avanti; Phil procedette lentamente, guidato dalle
scanalature gi per la rampa di cemento e nell'area di parcheggio. Appena
le ruote rilasciarono i ganci a pressione, il battente cominci a chiudersi.
Il soldato indic a Phil uno spazio fra due altri camper e si pass il dito
sulla gola.
Cosa significa? domand Elise, a disagio.
Phil sorrise. Ci dice di spegnere il motore. Lo spense. Bene, siamo
arrivati.
La parete di roccia si chiuse con un tonfo rumoroso, tagliandoli fuori dal
mondo esterno.
Eccoci arruolati nell'esercito! disse Phil al figlio. Il ragazzo aveva u-
n'aria sognante e stupita. Mentre uscivano dal camper, arrivarono due car-
relli elettrici. Nel primo c'era un giovanotto sorridente, capelli color sabbia
tagliati a spazzola, uniforme blu scuro con l'emblema di Casa Terra sul ta-
schino della giacca. Il secondo carrello portava due uomini ben piantati, in
tuta da ginnastica blu scuro, e si trascinava un rimorchietto basso per ba-
gagli, del tipo in uso negli aeroporti.
Il giovanotto sorridente, i cui denti candidi sembravano riflettere le luci
al neon, controll il foglio pinzato al portablocco, per essere sicuro del
nome. Salve, gente! disse in tono allegro. Il signore e la signora Cro-
ninger?
Esatto disse Phil. E nostro figlio Roland.
Ciao, Roland. Avete fatto buon viaggio da Flagstaff?
Lungo, pi che altro disse Elise. Guard a bocca aperta il parcheggio
e calcol che conteneva ben pi di duecento macchine. Dio mio, sembra
che ci sia un mucchio di gente.
Siamo al novantacinque per cento della capienza, signora Croninger.
Per il fine settimana pensiamo di essere al completo. Signor Croninger, se
vuole essere cos gentile da dare loro le chiavi, questi due signori le porte-
ranno i bagagli a destinazione. Phil consegn le chiavi ai due, che inizia-
rono a scaricare dal camper borse e valigie.
Mi sono portato il computer disse Roland al giovanotto sorridente.
Va bene, vero?
Certo. Salite sul carrello e vi condurr al vostro alloggio. Caporale Ma-
this? aggiunse, rivolto a uno dei portabagagli. Questa roba va alla Se-
zione C, numero 16. Siamo a posto? concluse.
Phil si era accomodato sul sedile a fianco del guidatore, Elise e Roland
in quelli posteriori. Il giovanotto attravers il parcheggio e imbocc un
corridoio - pavimentazione in cemento, fila di lampadine - che scende-
va in lieve pendenza. Di tanto in tanto una brezza fresca proveniva da ven-
tilatori posti sul soffitto. Altri corridoi si diramavano dal principale; le
frecce indicavano le Sezioni A, B e C.
Sono il sergente Schorr, addetto all'accettazione. Il giovanotto tese la
mano, Phil gliela strinse. Lieto di avervi con noi. Se avete domande,
chiedete pure.
Be', ho gi fatto il giro, in aprile, e conosco Casa Terra spieg Phil.
Ma non credo che mia moglie e mio figlio abbiano ricevuto dai dpliant il
pieno impatto. Elise si preoccupava del sistema d'areazione, qui sotto.
Schorr si mise a ridere. Non ha niente di cui preoccuparsi, signora Cro-
ninger. Abbiamo due moderni impianti di ventilazione, uno operante e uno
di riserva. Quest'ultimo scatta nel giro di un minuto, se si verifica una si-
tuazione Codice Rosso... ossia quando... ah... ci aspettiamo d'essere colpiti
e sigilliamo i condotti. Al momento, per, i ventilatori aspirano aria dall'e-
sterno e le garantisco che quella di Blue Dome  probabilmente l'aria pi
pulita che abbia mai respirato. Abbiamo tre zone di soggiorno, le Sezioni
A, B e C, su questo livello; pi in basso, ci sono il centro di comando e il
reparto manutenzione. E a quindici metri sotto di noi, la sala del generato-
re, le scorte di armi e di razioni d'emergenza, la riserva idrica, la sala radar,
gli alloggi degli ufficiali. A proposito, seguiamo la prassi di conservare in
magazzino tutte le armi da fuoco in arrivo. Per caso siete armati?
Ah... ho una .357 Magnum disse Phil. Sotto il sedile posteriore. Non
sapevo che ci fosse questa regola.
Le sar sfuggita, nel leggere il contratto al momento della firma. Ma 
opportuno, ne converr, che si sappia dove si trovano le armi, per la sicu-
rezza degli ospiti di Casa Terra. Dico bene? Sorrise a Phil, che annu. La
schederemo e le daremo una ricevuta. Quando fra due settimane ve ne an-
drete, gliela restituiremo, lucida e pulita.
Che armi avete l sotto? domand Roland, molto interessato.
Oh, pistole, carabine automatiche, mitra, mortai, lanciafiamme, grana-
te, mine antiuomo e anticarro, razzi... quasi tutto quel che pu venirle in
mente. E anche maschere antigas e tute antiradiazione, mi sembra ovvio. Il
colonnello Macklin voleva che questa fosse una fortezza inespugnabile; e
lo , infatti.
Il colonnello Macklin, pens Roland. Colonnello James "Jimbo" Ma-
cklin. Roland aveva letto di lui, sulle riviste di "survivalismo" e d'armi a
cui suo padre era abbonato. Il colonnello Macklin aveva una lunga lista di
successi, come pilota di 105-D Thunderchief nel Vietnam del Nord; era
stato abbattuto nel 1971 ed era stato prigioniero fino al termine della guer-
ra; poi era tornato in Vietnam e in Indocina, alla ricerca di dispersi, e ave-
va combattuto con i mercenari in Sud Africa, Ciad e Libano. Incontrere-
mo il colonnello Macklin? domand.
La presentazione si terr alle 8 precise, nel salone del municipio. Ci sa-
r anche lui.
Videro un cartello con la scritta SEZIONE C e una freccia rivolta a de-
stra. Il sergente Schorr svolt dal corridoio principale; le gomme del car-
rello sobbalzarono sopra frammenti di cemento e di pietra che in-
gombravano il pavimento. Dal soffitto l'acqua gocciolava in una pozza
sempre pi larga e bagn tutti, prima che Schorr riuscisse a frenare. Schorr
si gir e ferm il carrello, perdendo per un attimo il sorriso. Una sezione
del soffitto, grossa quanto un tombino stradale, era crollata. Il foro lasciava
vedere sbarre di ferro e rete metallica. Dal cruscotto del carrello Schorr
prese un walkie-talkie, lo accese e disse: Qui Schorr, nelle vicinanze del-
l'intersezione dei corridoi Centrale e C. C' un guaio di drenaggio, occorre
subito una squadra di pulizia. Chiaro?
Chiaro rispose una voce, debole per la statica. Di nuovo guai?
Ah... ho con me alcuni ospiti, caporale.
Scusi, signore. La squadra di pulizia  gi per strada.
Schorr spense il walkie-talkie. Gli torn il sorriso, ma negli occhi ca-
stano chiaro c'era un'espressione di disagio. Un guaio da nulla, gente. Ca-
sa Terra possiede un sistema di drenaggio di prima categoria, ma a volte ci
sono perdite secondarie. Se ne occuper la squadra di pulizia.
Elise indic l'intrico di crepe sul soffitto. Non sembra molto sicuro. E
se crolla? Fiss con tanto d'occhi il marito. Mio Dio, Phil! Dobbiamo
stare per due settimane sotto una montagna che perde?
Signora Croninger disse Schorr, in tono calmo. Casa Terra non sa-
rebbe piena al novantacinque per cento, se non fosse davvero sicura! Am-
metto che il sistema di drenaggio non  perfetto, ma ci adoperiamo per
metterlo a posto e non c' assolutamente alcun pericolo. Abbiamo fatto i-
spezionare Casa Terra da ingegneri edili e specialisti di sollecitazioni: tutti
hanno dato il benestare. Il nostro  un condominio survivalista, signora
Croninger. Non saremmo qui, se non volessimo sopravvivere all'olocausto
in arrivo. Giusto?
Elise spost lo sguardo dal marito al giovanotto e viceversa. Suo marito
aveva pagato cinquantamila dollari per la partecipazione a scadenza fissa
al progetto Casa Terra: due settimane all'anno, vita natural durante, in
quella che il dpliant definiva "una lussuosa roccaforte survivalista fra le
montagne dell'Idaho meridionale". Naturalmente anche lei era convinta
che l'olocausto sarebbe arrivato fra breve. Phil aveva scaffali interi di libri
sulla guerra nucleare ed era convinto che sarebbe scoppiata entro un anno
e che l'invasione sovietica avrebbe messo in ginocchio gli Stati Uniti. A-
veva cercato un posto dove "opporre l'ultima resistenza". Ma lei aveva ten-
tato di fargli cambiare idea, sostenendo che in pratica era una scommessa
da cinquantamila dollari sul fatto che il disastro si sarebbe verificato pro-
prio in uno dei loro periodi di due settimane all'anno e che le sembrava u-
n'idea davvero folle. Phil le aveva spiegato che la clausola Protezione Casa
Terra, con una spesa extra di cinquemila dollari all'anno, consentiva alla
famiglia Croninger di rifugiarsi l in qualsiasi momento, entro ventiquattro
ore dallo scoppio di un missile nemico sul territorio continentale degli Sta-
ti Uniti. Un'assicurazione contro l'olocausto, l'aveva definita. Tutti sapeva-
no che le bombe sarebbero cadute, si trattava solo di stabilire quando. E
Phil Croninger conosceva benissimo l'importanza delle assicurazioni, per-
ch possedeva una delle pi grandi agenzie assicurative indipendenti del-
l'Arizona.
Penso di s disse infine. Ma era turbata da quelle crepe e dalla vista
della misera rete di fil di ferro che sporgeva dal nuovo buco.
Il sergente Schorr acceler il carrello elettrico. Passarono davanti a porte
metalliche su due lati del corridoio. Sar costato un mucchio di soldi co-
struire un posto cos disse Roland.
Alcuni milioni ammise Schorr. Senza contare gli spiccioli. Un paio
di fratelli texani ha messo i soldi; sono survivalisti pure loro e si sono ar-
ricchiti con i pozzi di petrolio. Qui, negli anni Quaranta e Cinquanta, c'era
una miniera d'argento; ma il filone si esaur e rimase chiusa finch gli Au-
sley non la comprarono. Siamo quasi arrivati. Rallent il carrello e lo
ferm di fronte a una porta metallica con il numero 16. La vostra casa
dolce casa per le prossime due settimane, gente. Apr la porta, con una
chiave appesa a una catenella con il simbolo di Casa Terra; allung la ma-
no dentro il locale e accese le luci.
Prima di seguire marito e figlio all'interno, Elise Croninger ud uno
sgocciolio d'acqua e vide un'altra pozza allargarsi nel corridoio. Il soffitto
perdeva in tre punti e mostrava una lunga crepa frastagliata, larga cinque
centimetri. Cristo, si disse, nervosa. Varc lo stesso la soglia.
La sua prima impressione fu di trovarsi in una caserma spartana. Le pa-
reti erano in prefabbricati di cemento, tinteggiate marrone chiaro e decora-
te con alcuni quadri a olio. La moquette era abbastanza folta, di un'accetta-
bile tonalit rosso ruggine, ma il soffitto le parve fin troppo basso, anche
se superava di quindici centimetri l'altezza del marito... e Phil era alto un
metro e ottanta. L'evidente mancanza di spazio nel "soggiorno" della suite,
come la chiamava il dpliant, la faceva sentire quasi... s, pens, quasi
chiusa in una tomba! Un tocco grazioso, per, era costituito dalla parete
opposta, rivestita per intero da un poster di montagne incappucciate di ne-
ve, che dava al locale un'ampiezza maggiore, anche solo per illusione otti-
ca.
C'erano due stanze da letto e un'unica stanza da bagno che le univa. Il
sergente Schorr pass qualche minuto a mostrare la toilette ad aspirazione
che si svuotava nel serbatoio in alto in modo da scaricare i rifiuti sul terre-
no della foresta e favorire la crescita della vegetazione. Le camere da letto
erano anch'esse di blocchi prefabbricati dipinti di beige; i soffitti erano di
pannelli di sughero che presumibilmente nascondevano l'intelaiatura di
travi metalliche e di travetti di rinforzo.
Magnifico, no? disse Phil. Un vero schianto.
Non ne sono ancora convinta rispose Elise. Ho sempre l'impressione
d'essere in un pozzo di miniera.
Oh, passer intervenne amabilmente Schorr. I primi giorni alcuni o-
spiti soffrono un poco di claustrofobia, ma passa in fretta. Ecco, tenga.
Diede a Phil una pianta di Casa Terra, sulla quale mostr dove si trovava-
no la cafeteria, la palestra, l'infermeria e la sala giochi. Il municipio 
questo disse, posando il dito sulla cartina. A dire il vero  solo un salo-
ne, ma ci riteniamo una comunit, qui sotto, giusto? Adesso vi mostro il
percorso pi rapido per arrivarci da qui...
Nella sua camera da letto, la pi piccola delle due, Roland aveva acceso
la lampada del comodino e cercava una presa adatta al computer. La stanza
era piccola, ma per lui andava bene: quel che contava era l'atmosfera; e
non vedeva l'ora di partecipare alle lezioni su "armi improvvisate", "so-
stentamento con i prodotti della terra", "governi nel caos" e "tattiche di
guerriglia", promesse dal dpliant.
Trov una presa adatta, abbastanza vicino al letto da permettergli di sta-
re appoggiato al guanciale mentre programmava al computer il gioco del
Cavaliere del Re. Nelle prossime due settimane, pens, avrebbe immagina-
to prigioni sotterranee e mostri scatenati in grado di far tremare anche un
Cavaliere del Re esperto e smaliziato come lui.
Apr l'armadio per vedere quanto spazio aveva per la sua roba. Il ri-
vestimento interno non era granch; dall'asta pendevano alcune grucce di
fil di ferro. Ma dal fondo dell'armadio qualcosa di piccolo e di giallo svo-
lazz come una foglia d'autunno. Istintivamente Roland allung la mano e
l'afferr nel pugno. Poi s'accost alla luce e apr cautamente le dita.
Sul palmo della mano vide una fragile farfalla giallina, con striature ver-
di e oro sulle ali. Gli occhi erano capocchie di spillo verde scuro, simili a
smeraldi lucenti. La farfalla agit le ali, debole e intontita.
Roland si domand da quanto tempo fosse chiusa l dentro. Forse era ar-
rivata nell'auto o nel camper di un ospite, o nei suoi vestiti. Sollev la ma-
no e fiss pi da vicino gli occhi minuscoli della creatura.
E poi strinse con forza la farfalla nel pugno, la sent spiaccicarsi. Stirata,
pens; superstirata! Non aveva certo fatto tutta quella strada da Flagstaff
per dividere la stanza con un maledetto insetto giallo!
Gett nel cestino dei rifiuti i resti maciullati della farfalla, si pul sui cal-
zoncini cachi la patina iridescente rimasta sul palmo e torn in soggiorno.
Schorr augurava la buonanotte; i due uomini erano appena arrivati a con-
segnare i bagagli e il computer di Roland.
Presentazione alle 8 precise, gente disse Schorr. Ci vediamo l!
Grande comment Phil Croninger, entusiasta.
Grande lo imit Elise, con sarcasmo. Il sergente Schorr, sorriso sem-
pre incollato sulle labbra, lasci la numero 16. Ma divent serio, non ap-
pena sal sul carrello elettrico; le labbra formarono una linea serrata, torva.
Schorr gir il carrello, and rapidamente nella zona cosparsa di detriti e
disse alla squadra di pulizia di muovere il culo per rappezzare le crepe... e
di fare in modo che il rappezzo reggesse, stavolta!... prima che tutta la ma-
ledetta sezione cadesse a pezzi.

DUE:
lance di fuoco

L'appassionato di film / Il giorno del giudizio / Benvenuto /1 ragazzi del
sottosuolo / Disciplina e autocontrollo ti rendono uomo / Charter
6
17 luglio
4,40 - ora legale della Costa orientale
New York City
 ancora l dentro, vero? disse la nera dai capelli arancione; il ragazzo
d'origine spagnola, dietro il banco delle bibite, annu.
Non lo senti? replic il ragazzo, Emiliano Sanchez, spalancando gli
occhi neri.
Da dietro la tenda color rosso sbiadito che chiudeva la sala del cinema
Empire State, nella Quarantaduesima, provenne una risata. Sembrava il
grido di una persona a cui avessero tagliato la gola. Divenne pi intensa e
pi acuta. Emiliano si tur le orecchie: la risata gli ricordava il fischio di
una locomotiva e lo strillo di un bambino. Per qualche secondo torn in-
dietro nel tempo, a quando aveva otto anni, viveva a Citt del Messico e
aveva visto un treno merci travolgere e uccidere il fratellino.
Cecily lo fiss; nella risata che cresceva di volume ud il grido di una ra-
gazza, lei stessa a quattordici anni, distesa sul tavolo a fare un aborto clan-
destino. La visione spar in un istante e la risata cominci ad affievolirsi.
Ges Cristo! riusc a dire Cecily, in un sussurro. Cosa fuma, quel ba-
stardo?
Da mezzanotte non faccio che sentirlo disse il ragazzo. Il suo turno
durava fino alle otto. Hai mai udito niente di simile?
 solo, l dentro?
Gi. Entra poca gente, ma nessuno lo sopporta. Dovresti vedere che
faccia, quando escono! Fa venire la pelle d'oca!
Merda! disse Cecily. Lei vendeva i biglietti e lavorava nel botteghino
all'esterno. Non resisterei due minuti, a guardare quel film e tutti quei
morti! Signoriddio, gli ho venduto il biglietto tre spettacoli fa!
 uscito, ha comprato una Coca grossa e popcorn imburrato. M'ha dato
un dollaro di mancia. Quasi non volevo toccarlo, te lo giuro. Sembrava...
unto, o una cosa del genere.
Il bastardo probabilmente se ne spara una, l dentro. Guarda tutti quei
morti, quelle facce rovinate, e se lo mena! Bisognerebbe entrare a dirgli
di...
La risata sal di nuovo. Emiliano sobbalz; adesso gli ricordava il gemito
del ragazzo a cui aveva piantato il coltello nella pancia, durante una zuffa.
La risata si spezz e gorgogli, divenne un tubare morbido che indusse
Cecily a pensare ai mugolii emessi dai drogati che frequentava. Non mosse
un muscolo del viso, finch la risata non smise. Allora disse: Io avrei da
fare. Si gir e torn di corsa nel botteghino, ma chiuse la porta a chiave.
Aveva pensato subito che quel tipo si sarebbe fatto qualche numero, quan-
do l'aveva visto: un tizio grande e grosso, dall'aria scandinava, con capelli
biondi e ricci, pelle lattea e occhi simili a bruciature di sigaretta. Mentre
comprava il biglietto, l'aveva trapassata con lo sguardo, ma non aveva det-
to parola. Quel tipo non  a posto, pens Cecily, e prese la copia di People;
ma le tremavano le mani.
Fossero gi le otto, si lament Emiliano. Controll l'ora. Fra qualche mi-
nuto, La faccia della morte, parte IV sarebbe terminato; di sopra, quel vec-
chio ubriacone di Willy, l'addetto al proiettore, avrebbe cambiato le pizze
con quelle di Mondo bizzarro, che mostrava scene di schiavit e cose del
genere. Forse, cambiando film, il tipo se ne sarebbe andato. Seduto sullo
sgabello, Emiliano continu a leggere i fumetti di Conan e cerc di scac-
ciare i brutti ricordi evocati dalla risata.
La tenda rossa si mosse. Emiliano ingobb le spalle, come chi s'aspetta
una mazzata. La tenda si scost; nell'atrio sporco comparve l'appassionato
di film. Se ne va, pens Emiliano. Quasi sorrise, senza staccare gli occhi
dai fumetti. Finalmente esce!
Ma l'appassionato di film disse, con voce bassa e quasi fanciullesca:
Per favore, vorrei una Coca grossa e una vaschetta di popcorn imbur-
rato.
Emiliano sent un nodo allo stomaco. Senza guardare in viso l'uomo,
scese dallo sgabello, spill la Coca in un bicchiere di carta preso dal di-
stributore e schizz di burro il popcorn.
Ancora un po' di burro, per favore disse l'appassionato di film. Emi-
liano lasci colare sul popcorn un altro po' di burro; spinse sul banco pop-
corn e Coca. Tre dollari disse. L'uomo mise sul ripiano una banconota
da cinque: Tenga il resto. Stavolta la voce aveva l'inflessione del Sud.
Con un sobbalzo, Emiliano alz gli occhi.
L'appassionato di film era alto circa un metro e novanta, portava una T-
shirt gialla e calzoni verdi di tela. Sotto le sopracciglia nere e folte, aveva
occhi di un verde ipnotico, contro la pelle color ambra. Quando l'aveva vi-
sto entrare, Emiliano aveva pensato che l'uomo fosse sudamericano, forse
con un po' di sangue indio. Aveva capelli neri e ondulati, tagliati molto
corti. Guard con fissit Emiliano. Voglio vedere di nuovo il film disse
piano; la voce aveva di nuovo una cadenza che poteva sembrare brasiliana.
Ah... fra un paio di minuti c' Mondo bizzarro. L'operatore avr gi
messo nel proiettore la prima pizza...
No disse l'appassionato di film, con una traccia di sorriso. Voglio
vedere di nuovo l'altro film. E subito.
Gi. Be', senta... voglio dire, non prendo io le decisioni, qui, giusto?
Lavoro al banco, non ho voce in capitolo nella scelta... Allora l'uomo al-
lung la mano e gli tocc il viso, con dita fredde e unte di burro; le mascel-
le di Emiliano si bloccarono, come congelate.
Per un secondo credette che il mondo gli girasse intorno; le sue ossa e-
rano una gabbia di ghiaccio. Poi batt le palpebre, tutto tremante; si ritrov
in piedi dietro il banco, ma l'appassionato di film era sparito. Maledizione,
pens; il bastardo m'ha toccato! Prese un tovagliolo di carta e si pul il vi-
so, ma sentiva ancora il senso di gelo che le dita vi avevano lasciato. La
banconota da cinque dollari era rimasta sul ripiano. Emiliano la intasc, si
avvicin alla tenda e scrut nella sala.
Sullo schermo, in una fantasmagoria di colori sanguinosi, dei vigili del
fuoco estraevano da rottami d'automobili cadaveri anneriti. La voce fuori
campo diceva: La faccia della morte colpisce sodo. Tutto quel che vedre-
te  realmente accaduto. Se siete troppo delicati, a quest'ora dovreste esse-
re gi usciti...
L'appassionato di film sedeva in prima fila. Il profilo della testa si sta-
gliava contro lo schermo. La risata inizi. Ritraendosi dalla tenda, Emilia-
no guard l'orologio da polso e cap che quasi venti minuti della sua vita
erano un buco nero. Varc una porta, sal la scala ed entr nello stanzino
del proiettore, dove Willy, spaparanzato sulla brandina, leggeva Hustler.
Ehi! disse Emiliano. Cosa combini, amico? Perch proietti di nuovo
quella merda?
Per un momento Willy lo fiss da sopra il bordo della rivista. Dai i
numeri, ragazzo? Tu e il tuo amico siete appena saliti a chiedermi di
proiettarlo di nuovo. Nemmeno un quarto d'ora fa. Per questo l'ho rimesso.
Non dare la colpa a me. E poi, non mi piace discutere con i vecchi perver-
titi.
Vecchi pervertiti? Ma di chi parli?
Del tuo amico. Avr almeno settant'anni. Con quella barba, assomiglia
a Rip Van Winkle. Chiss da dove spuntano, questi pervertiti.
Sei... pazzo mormor Emiliano. Willy scroll le spalle e riprese a leg-
gere.
Cecily alz gli occhi nel vedere Emiliano correre in strada. Il ragazzo si
gir a gridare: L dentro non ci resto! Me ne vado! Corse via nella Qua-
rantaduesima e spar nel buio. Cecily si fece il segno della croce, controll
il chiavistello della biglietteria e preg che venisse l'alba.
Nella poltrona in prima fila, l'appassionato di film tuff la mano nel
popcorn imburrato e si riemp la bocca. Davanti a lui c'erano scene di corpi
maciullati, estratti dalle macerie di un edificio londinese fatto saltare in a-
ria da terroristi irlandesi. L'uomo pieg di lato la testa, apprezzando lo
spettacolo delle ossa fracassate e del sangue. L'immagine era poco nitida;
poi la telecamera malferma mise a fuoco il viso sconvolto di una giovane
donna che cullava un bambino morto.
L'appassionato di film scoppi a ridere come se assistesse a una com-
media. In quella risata c'era il sibilo di bombe al napalm, di razzi incendia-
ri, di missili Tomahawk; echeggi nella sala, e se ci fossero stati altri spet-
tatori, ciascuno avrebbe trasalito al ricordo di un terrore privato.
E nella luce riflessa dello schermo, il viso dell'uomo subiva una tra-
sformazione. Non sembr pi scandinavo, n brasiliano; e neppure aveva
la barba grigia alla Rip Van Winkle; i lineamenti si mescolavano come
nella lenta fusione d'una maschera di cera, le ossa si muovevano sotto la
pelle. Le fattezze di centinaia di facce comparivano e scomparivano, come
piaghe in suppurazione. Mentre lo schermo mostrava in primo piano un'au-
topsia, l'uomo batt le mani, estasiato.
 quasi ora, pens;  quasi ora che lo spettacolo abbia inizio!
Aveva atteso a lungo che il sipario si alzasse, aveva indossato molte pel-
li e molte facce, e il momento era vicino, vicinissimo. Aveva guardato at-
traverso molti occhi la sbandata verso la distruzione, aveva annusato nel-
l'aria fuoco e fumo e sangue, come profumi inebrianti. Il momento era vi-
cino, e sarebbe stato tutto suo.
Oh, s! Era quasi ora che lo spettacolo iniziasse!
Lui era una creatura paziente, ma ormai quasi non resisteva alla voglia di
mettersi a ballare. Forse una piccola sarabanda nel corridoio della sala
s'imponeva; e poi avrebbe ballato sulla pancia dello scarafaggio dietro il
banco delle bibite. Gli sembrava l'attesa d'una festa di compleanno: accese
le candeline, avrebbe spinto indietro la testa e riso con tanta forza da far
barcollare Dio.
Quasi ora! Quasi ora!
Ma dove sarebbe iniziato, lo spettacolo? Chi avrebbe premuto per primo
il pulsante? Non importava; quasi udiva la miccia sfrigolare, la fiammella
farsi pi vicina. Era la musica delle alture del Golan, di Beirut e di Tehe-
ran, di Dublino e di Varsavia, di Johannesburg e del Vietnam... ma questa
volta si sarebbe conclusa con un ultimo, assordante crescendo.
Si cacci una manciata di popcorn nell'avida bocca che gli si apr nella
guancia destra. Avanti con la festa, pens. E ridacchi con un rumore che
ricordava la smerigliatura di vetri.
Quella sera era sceso dal pullman Trailways proveniente da Filadelfia;
nel percorrere la Quarantaduesima, aveva visto che davano questo film.
Non perdeva mai l'occasione d'ammirare la sua recita in La faccia della
morte, parte IV, dovunque poteva. Lui vi compariva soltanto d sfuggita,
ovviamente: faceva sempre parte della folla, ma ogni volta si riconosceva.
C'era un'ottima inquadratura che lo mostrava davanti a un mucchio di ca-
daveri, dopo il bombardamento di uno stadio di calcio in Italia; e aveva l'a-
ria adeguatamente sconvolta. Un'altra breve immagine lo mostrava, con
una faccia diversa, fra gli spettatori di un massacro all'aeroporto di Parigi.
Negli ultimi tempi aveva visitato l'America girando in pullman di citt in
citt. In Europa i gruppi di terroristi e di agitatori armati erano tanto nume-
rosi da rendere superflua la sua influenza; ma a Beirut aveva collaborato
con piacere a piazzare quella graziosa bomba atomica. Si era fermato per
qualche tempo a Washington, ma l nessuna sala cinematografica proietta-
va La faccia della morte, parte IV. Tuttavia Washington presentava un
mucchio di opportunit. E quando, in una festa, ti ritrovi insieme a ragazzi
del Pentagono e membri di Gabinetto, non sai mai che cosa puoi provoca-
re.
Ora si arrivava al dunque. In tutto il mondo dita nervose indugiavano su
pulsanti rossi. Piloti d'aviogetti si agitavano, comandanti di sommergibili
ascoltavano il sonar, vecchi leoni non vedevano l'ora di azzannare. E, cosa
sorprendente, facevano tutto da soli. Gli davano quasi la sensazione d'esse-
re inutile... ma avrebbe assunto presto il suo ruolo di protagonista.
Aveva un'unica preoccupazione: non ci sarebbe stata la fine, neppure
con tutti quei fulmini pronti a colpire. Forse sarebbero rimaste sacche d'es-
seri umani, forse piccole comunit avrebbero lottato per sopravvivere nel
buio, come ratti fra le macerie d'una cantina. Le tempeste di fuoco, i turbi-
ni di radiazioni, le piogge contaminate avrebbero distrutto la maggior parte
dei sopravvissuti e i rimanenti avrebbero rimpianto migliaia di volte d'es-
sere ancora vivi.
E alla fine lui avrebbe ballato anche sulla loro tomba.
Era quasi l'ora. Tic tac, tic tac, pens. Niente ferma l'orologio!
Lui aveva pazienza, ma l'attesa era stata lunga. Qualche ora in pi gli a-
vrebbe solo stuzzicato l'appetito e lui aveva tanta, tanta fame. Per il mo-
mento, poteva concedersi il piacere di guardare se stesso in questo magni-
fico film.
Il sipario sta per alzarsi, si disse. E la bocca al centro della fronte sghi-
gnazz, prima di sparire nella carne, come un verme grigio nel terreno
molle.
 l'ora dello spettacolo!
7
10,16 - ora legale della Costa orientale
New York City
Una luce azzurra roteava. Cadeva una pioggia gelida. Un giovanotto in
impermeabile giallo tese le braccia. La dia a me, signora disse con voce
cos sorda che sembrava provenire dal fondo di un pozzo. Su, forza. La
dia a me.
No! grid Sister Creep. Il viso dell'uomo si framment in mille pezzi
come uno specchio in frantumi. Lei sollev le mani a spingerlo via, ma poi
si ritrov ad alzarsi a sedere e l'incubo turbin via in coriandoli simili a pi-
pistrelli argentati. Il grido echeggi fra le pareti di mattoni grigi e scabri;
per un momento Sister Creep rimase seduta a fissare il vuoto, con il corpo
scosso da uno sfrigolio di nervi.
Oh, pens, quando la testa le si schiar, stavolta  stato proprio uno di
quelli brutti! Si tocc la fronte appiccicaticcia e le dita le rimasero umide.
C' mancato poco, pens. Il giovane demone con l'impermeabile giallo era
di nuovo l, assai vicino, e quasi le aveva preso...
Corrug la fronte. Le aveva preso che cosa? Il pensiero, quale che fosse,
ormai era svanito, si era rifugiato nella zona buia della sua memoria. So-
gnava spesso il demone in impermeabile giallo; e ogni volta lui voleva che
gli desse una cosa. Nel sogno, lampeggiava sempre una luce azzurra che le
feriva gli occhi, e la pioggia la colpiva in viso. A volte l'ambiente le sem-
brava orribilmente noto; a volte sapeva quasi - solo quasi - che cosa lui
volesse; ma lui era un demone, forse il Diavolo in persona, che cercava di
strapparla a Ges... e la testa le pulsava dolorosamente, alla fine del sogno.
Non sapeva che ore fossero, n se fosse giorno o notte; ma lo stomaco le
brontolava per la fame. Aveva provato a dormire sopra una panchina della
sotterranea, ma si era spaventata per le grida di alcuni giovinastri e allora,
tenendosi stretta la borsa, era andata in cerca di un posto pi sicuro. L'ave-
va trovato in fondo alla scala a pioli che portava in una zona buia del tun-
nel. Circa nove metri sotto la galleria principale c'era una tubatura di dre-
naggio, larga abbastanza da permettere il passaggio, se si teneva piegata.
Un rivolo d'acqua sporca le scorreva intorno alle scarpe di tela; di tanto in
tanto il tunnel era illuminato da una lampada azzurra di servizio che mo-
strava la rete di cavi e di tubature pi in alto. Il tunnel trem per il rombo
di un treno in transito. Sister Creep cap di trovarsi sotto le rotaie. Ma
quando s'inoltr nel tunnel, il rombo dei treni si affievol fino a diventare
un garbato brontolio lontano. Presto trov i segni che quel posto era fre-
quentato dai membri della "marmaglia nazionale": un materasso vecchio e
malridotto, in un angolo; un paio di bottiglie di vino, vuote; escrementi
umani secchi. Non ci bad, aveva visto di peggio. E cos dorm sul mate-
rasso, finch non fu svegliata dall'incubo del demone in impermeabile gial-
lo. Era affamata. Decise di tornare nella stazione della sotterranea per fru-
gare nei bidoni dei rifiuti, in cerca di qualche avanzo; forse avrebbe trovato
un giornale, anche, e avrebbe scoperto se, mentre lei dormiva, Ges era
venuto.
Sister Creep si alz, si mise a tracolla la borsa e lasci il rifugio. Inizi a
percorrere il tunnel illividito dall'azzurro delle lampadine di servizio e si
augur di trovare un hot dog. Le erano sempre piaciuti, gli hot dog con
tanta buona sena... All'improvviso il tunnel trem.
Sister Creep ud il rumore del cemento che si crepava. La luce azzurra
tremol, svan, torn a brillare. Ci fu un rumore simile all'ululato del vento
o d'un treno in corsa sfrenata. La luce azzurra aument d'intensit, divenne
quasi abbagliante. Sister Creep socchiuse gli occhi. Avanz ancora di tre
passi, malferma sulle gambe; le lampadine cominciarono a scoppiare. Alz
le mani per ripararsi il viso, fu colpita alle braccia da schegge di vetro; in
un lampo di lucidit, pens: "Far causa a qualcuno, per questo!"
L'attimo dopo, l'intero tunnel si pieg violentemente sul fianco e Sister
Creep fin nel rivolo d'acqua sporca. Pezzi di cemento e polvere caddero
dal soffitto. Il tunnel rimbalz nell'altra direzione, con la violenza e la ra-
pidit d'un colpo di frusta. Sister Creep pens che i suoi organi interni se
ne andassero per conto loro; fu colpita alla testa e alle spalle da una piog-
gia di cemento, sent le narici piene di sabbia. Ges mio! grid, sul pun-
to di soffocare. Oh, Ges mio!
In alto, dai cavi troncati scaturirono scintille. Sister Creep sent il calore
umido del vapore e ud una serie di tonfi simili ai passi di un mostro enor-
me. Mentre il tunnel ondeggiava qua e l, Sister Creep si aggrapp alla
borsa, procedette in quel terremoto ondulatorio, serr i denti per reprimere
un grido. Un'ondata di calore l'avvolse e le rub il fiato. Dio mio aiutami,
grid nella mente, lottando per respirare. Ud uno schiocco, sent il gusto
del sangue che le colava dal naso. Non respiro, buon Ges, non riesco a re-
spirare! Si artigli la gola, spalanc la bocca, ud il suo stesso gemito sof-
focato disperdersi nel tunnel vibrante. Infine con i polmoni straziati aspir
una boccata d'aria rovente e giacque nel buio, rannicchiata sul fianco, con
il corpo squassato da spasimi e il cervello intontito dallo choc.
Le contorsioni violente del tunnel erano cessate. Sister Creep continu a
passare dalla lucidit all'incoscienza; nella confusione mentale ud di nuo-
vo il rombo del treno.
Ma questa volta diventava pi intenso.
In piedi, si disse; in piedi!  il giorno del giudizio, il Signore  giunto
nel Suo carro a portare in cielo i giusti!
Ma una voce pi calma, pi chiara, che forse proveniva dall'angolo buio
della sua memoria, disse: Stronzate!  successo qualcosa di brutto!
In cielo, in cielo, in cielo, pens lei, sforzandosi di scacciare la voce ma-
ligna. Si mise a sedere, si pul il sangue dal naso, inal boccate d'aria umi-
da e soffocante. Il rombo del treno scatenato era pi vicino. Sister Creep
s'accorse che l'acqua in cui sedeva era bollente. Afferr la borsa, piano
piano si tir in piedi. Buio dappertutto. Tast le pareti del tunnel, sent sot-
to le dita una pazzesca trapunta di crepe e di fessure.
Il rombo era molto pi intenso, l'aria si scaldava. Sotto le dita, il ce-
mento sembrava l'asfalto della citt in un mezzogiorno d'agosto, caldo da
friggere le uova.
Lontano, nel tunnel, comparve un tremolio di luce arancione, simile al
faro di testa d'un treno in corsa. Il tunnel aveva ripreso a tremare. Sister
Creep fiss, tesa in viso, l'avvicinarsi della luce arancione, che diventava
sempre pi luminosa e mostrava screziature di rosso e di viola.
Cap infine di che cosa si trattava e gemette come un animale in trap-
pola.
Una cortina di fuoco avanzava ruggendo nel tunnel e lei gi sentiva le
folate dell'aria risucchiata come nel vuoto. In meno d'un minuto le fiamme
l'avrebbero raggiunta.
Sister Creep usc di colpo dallo stato di trance. Si gir e fugg, scia-
guattando con le scarpe di tela nell'acqua fumante. Scavalc a salti tu-
bature rotte, spinse via cavi penzolanti, con la frenesia di chi si sente ormai
condannato. Le fiamme lanciavano filamenti rossi che schioccavano nell'a-
ria come fruste. Il risucchio l'attirava, cercava di spingerla sui suoi passi e
dentro le fiamme; quando url, l'aria le soffoc le narici e la gola.
Sent puzza di capelli bruciati, vesciche le incresparono la pelle della
schiena e delle braccia. In trenta secondi avrebbe raggiunto il suo Signore
e Padrone; Sister Creep not con stupore di non sentirsi pronta n ansiosa
d'andare a Lui.
Con un grido di sorpresa e di terrore, d'un tratto inciamp e cadde a ca-
pofitto.
Nel rialzarsi, vide che era inciampata nella grata in cui scorreva l'acqua
di scolo. Sotto la grata c'era solo tenebra. Sister Creep guard l'avanzata
del fuoco che le bruciacchi le sopracciglia e le copr il viso di vesciche
trasudanti siero. Non aveva il tempo di fuggire, il fuoco l'aveva quasi rag-
giunta.
Diede uno strattone alle sbarre della grata. Una vite arrugginita si spez-
z, ma l'altra resse.
Le fiamme erano a una decina di metri. I capelli di Sister Creep presero
fuoco.
Dio mi aiuti, grid lei mentalmente. Tir la grata verso l'alto, con tanta
forza da slogarsi quasi le spalle. La seconda vite si spezz.
Sister Creep scost la grata, sprec un secondo per afferrare la borsa, si
butt a capofitto nel buco.
Cadde per un metro e si ritrov in uno spazio stretto come una bara, den-
tro venti centimetri d'acqua.
Le fiamme passarono sopra di lei, le strapparono l'aria dai polmoni, le
ustionarono ogni centimetro di pelle esposta. I vestiti presero fuoco e lei si
rotol freneticamente nell'acqua. Per qualche secondo ci fu solo il ruggito
delle fiamme e una sofferenza atroce. E il profumo di hot dog bolliti nel
carretto del venditore ambulante.
La muraglia di fuoco pass con la rapidit d'una cometa; nella sua scia
torn il sibilo d'aria che portava con s l'intenso odore di carne bruciata e
di metallo fuso.
Nel buco che alimentava con l'acqua di drenaggio la tubazione di una
fogna, il corpo di Sister Creep fu scosso dagli spasimi. Otto centimetri
d'acqua, evaporando, avevano attutito l'intensit delle fiamme. Sotto gli a-
biti a brandelli, il corpo ustionato lott per respirare. Sister Creep ansim e
farfugli, senza staccare dalla sacca di tela fumante le mani coperte di ve-
sciche. Poi giacque immobile.
8
8,31 - ora legale delle Montagne Rocciose Monte
Blue Dome, Idaho
Il ronzio costante del telefono sul comodino strapp l'uomo da un sonno
senza sogni. Smettila, pens lui, lasciami in pace. Ma il ronzio continu.
Alla fine l'uomo si gir senza fretta, accese la lampada, socchiuse gli occhi
alla luce improvvisa e prese il ricevitore. Macklin disse, con voce con-
fusa e assonnata.
Ah... colonnello? Era la voce del sergente Schorr. Alcuni nuovi ospi-
ti in sala conferenze attendono di conoscerla, signore.
Il colonnello James "Jimbo" Macklin guard la piccola sveglia verde po-
sta accanto al telefono: era in ritardo di oltre mezz'ora per la conferenza e
il saluto. Vadano tutti all'inferno, pens; avevo messo la sveglia alle 6,30
precise. Bene, sergente. Li tenga l ancora quindici minuti rispose. Ag-
ganci il telefono e controll la parte posteriore della sveglia: la levetta era
ancora abbassata. O non aveva puntato la suoneria, oppure l'aveva spenta
senza svegliarsi. Si sedette sul bordo del letto, cerc di radunare l'energia
necessaria ad alzarsi, ma si sentiva lento e gonfio. Anni prima, riflett tor-
vamente, non avrebbe avuto bisogno della sveglia per destarsi; si sarebbe
svegliato di colpo al rumore di un passo sull'erba bagnata e nel giro di
qualche secondo sarebbe stato all'erta come un lupo.
Il tempo passa, si disse. E non torna.
Si costrinse ad alzarsi, ad attraversare la stanza dalle pareti decorate con
fotografie di aerei Phantom e Thunderchief in volo. Entr nello stanzino da
bagno, accese la luce, lasci scorrere l'acqua: era rugginosa. Si lav il viso,
si asciug, rimase a fissare con occhi stanchi l'estraneo riflesso nello spec-
chio.
Macklin era alto uno e ottantacinque; fino a cinque o sei anni prima, era
stato magro e scattante, torace coperto di muscoli, spalle dritte e robuste,
petto in fuori come la corazza Chobham sul muso di un carro armato M-1.
Ma ora i contorni del corpo erano resi incerti dalla pelle flaccida, la pan-
cetta resisteva alle cinquanta flessioni che faceva ogni mattina... cio, le
mattine in cui ne aveva il tempo. Le spalle curve parevano cedere sotto un
peso invisibile e c'erano fili bianchi nei peli del petto. I bicipiti, un tempo
duri come pietra, erano diventati flosci. Una volta Macklin aveva spezzato
il collo a un soldato libico, con una stretta nell'incavo del braccio; ora gli
pareva di non avere la forza di schiacciare con un maglio una noce.
Attacc alla presa il rasoio elettrico e se lo pass sulla mascella ispida. I
capelli castano scuro, rigorosamente tagliati a spazzola, mostravano alle
tempie i primi fili grigi; sotto la fronte dritta e ampia, gli occhi blu ghiac-
cio erano incavati e cerchiati dalla stanchezza, come minuscoli iceberg su
acque fangose. Mentre si radeva, Macklin pens che il suo viso ormai
sembrava una qualsiasi delle centinaia di carte topografiche di campi di
battaglia studiate attentamente anni prima: la scogliera sporgente del men-
to portava alla scoscesa forra della bocca, poi su fino agli altopiani degli
zigomi e alla cresta rocciosa del naso e gi di nuovo alle paludi degli occhi
e, con un balzo, alle scure foreste delle folte sopracciglia. Il viso aveva an-
che tutti i segni caratteristici del terreno: i crateri butterati, ricordo dell'ac-
ne giovanile; la piccola trincea della cicatrice che gli segnava a zigzag il
sopracciglio sinistro, per la quale doveva ringraziare una pallottola di rim-
balzo, ai tempi della guerra in Angola. Inoltre, lungo la scapola sinistra,
c'era una cicatrice pi profonda e pi lunga, dovuta a una pugnalata, in I-
raq; e un ricordino delle pallottole vietcong gli increspava la pelle nella
parte destra del torace. Macklin aveva quarantaquattro anni, ma a volte ap-
pena sveglio si sentiva come se ne avesse settanta, per le fitte di dolore alle
braccia e alle gambe, causate dalle fratture riportate nel corso di battaglie
in lidi lontani.
Fin di radersi, scost la tendina della doccia per aprire l'acqua; si ferm
a met del gesto, perch il pavimento della piccola doccia era disseminato
di piastrelle cadute dal soffitto e di calcinacci. Da una serie di fori goccio-
lava acqua, nei punti dove il soffitto aveva ceduto. Mentre fissava lo sgoc-
ciolio, si rese conto all'improvviso che se avesse fatto la doccia non sareb-
be arrivato puntuale e fu assalito da una rabbia improvvisa, ardente come
ferro fuso in un forno ad arco; batt il pugno contro la parete, una volta,
due; la seconda volta, la forza del colpo lasci una ragnatela di crepe sotti-
li.
Macklin si chin sul lavandino e aspett che la rabbia sbollisse, come di
solito succedeva. Calma si disse. Disciplina e autocontrollo. Disciplina
e autocontrollo. Ripet ancora la formula, come se fosse un mantra; trasse
un respiro lungo e profondo, raddrizz la schiena. Ora di andare, pens; mi
aspettano. Si pass sotto le ascelle lo stick deodorante e and all'armadio
della camera da letto, per scegliere l'uniforme.
Prese un paio di calzoni blu scuro dalla piega perfetta, una camicia cele-
ste e il giubbotto di volo in popeline beige, con le toppe di pelle ai gomiti e
la scritta MACKLIN sul taschino. Allung la mano sullo scaffale in alto,
dove teneva una custodia con il mitra Ingram e i caricatori; amorevolmente
tolse dal ripiano il berretto da colonnello dell'Aviazione; tolse un immagi-
nario granello di polvere dalla visiera lucida, si mise in testa il berretto. Si
diede un'occhiata di controllo nello specchio dell'anta: bottoni lucidi, a po-
sto; piega dei calzoni, a posto; scarpe lucide, a posto. Si sistem meglio il
colletto e fu pronto a uscire.
Il suo carrello elettrico personale era fermo all'esterno del suo alloggio,
nel livello del centro di comando. Con una delle varie chiavi appese a una
catenella, Macklin chiuse la porta; poi sal sul carrello e percorse il corri-
doio. Pi in l c'erano la porta metallica sigillata dell'armeria e quella del
magazzino con le scorte di viveri e d'acqua per i casi d'emergenza. All'altro
capo del corridoio, dopo gli alloggi di altri tecnici e funzionari di Casa
Terra, c'erano la sala del generatore e i comandi dell'impianto filtraggio a-
ria. Macklin pass davanti alla porta della sala controllo perimetrale, che
conteneva gli schermi dei piccoli radar portatili di sorveglianza, sistemati
in modo da sorvegliare l'entrata di Casa Terra, e lo schermo principale del
riflettore parabolico radar puntato al cielo, posto sulla cima di monte Blue
Dome. Nella sala controllo perimetrale c'era anche l'impianto idraulico che
sigillava le prese d'aria e l'ingresso foderato di piombo, nel caso d'attacco
nucleare; i diversi schermi radar erano controllati giorno e notte.
Macklin guid il carrello su per il piano inclinato fino al livello supe-
riore e punt alla sala del municipio. Pass davanti alla palestra, dov'era in
corso la lezione di ginnastica aerobica. Nel corridoio passarono alcuni o-
spiti mattinieri che praticavano jogging; Macklin li salut con un cenno,
mentre li oltrepassava. Poi si trov nell'ampio corridoio della piazza del
municipio di Casa Terra; la piazza era un incrocio di corridoi con al centro
un giardino di roccia. Intorno c'erano diversi "negozi" la cui facciata era
fatta a imitazione di quella delle botteghe di una cittadina di campagna.
Sulla piazza del municipio si aprivano anche il salone per abbronzature, la
sala cinematografica in cui si proiettavano film su videocassetta, la biblio-
teca, il posto di pronto soccorso che s'avvaleva di un medico e di due in-
fermiere, la sala giochi e la cafeteria. Nel passare davanti a quest'ultima,
Macklin colse il profumo di uova e pancetta e rimpianse di non avere il
tempo di fare colazione. Non era da lui essere in ritardo. Disciplina e auto-
controllo, pens; sono queste le due cose che ti rendono uomo.
Ma era ancora arrabbiato per il soffitto della doccia. Negli ultimi tempi,
a quanto pareva, in varie zone di Casa Terra le pareti e il soffitto si crepa-
vano e cedevano. Lui aveva telefonato varie volte ai fratelli Ausley; ma, a
sentire loro, i rapporti degli ingegneri edili indicavano che era logico a-
spettarsi un certo assestamento. Assestamento le palle, aveva ribattuto Ma-
cklin; qui c' un bel problema di drenaggio. L'acqua si raccoglie sul soffit-
to e filtra!
Non si agiti, colonnello aveva detto Donny Ausley, da San Antonio.
Se diventa nervoso lei, anche gli ospiti diventeranno nervosi, giusto? E
non c' motivo d'innervosirsi. Quella montagna sta in piedi da migliaia
d'anni e non croller di sicuro.
Non  la montagna! aveva ribattuto Macklin, stringendo con forza il
ricevitore. Sono i tunnel! La squadra di manutenzione scopre nuove crepe
ogni giorno!
Assestamento, tutto qui. Ora, stia a sentire, Terry e io abbiamo im-
pegnato dieci milioni in quel posto e l'abbiamo fatto costruire in modo che
duri! Se non dovessimo mandare avanti gli affari, saremmo l con lei. Ora,
a quella profondit sotto terra,  normale che ci siano assestamenti e infil-
trazioni d'acqua. Impossibile evitarli. E le diamo centomila dollari all'anno
per sostenere Casa Terra e viverci, dato che lei  un grande eroe di guerra
eccetera. Allora pensi a sistemare le crepe e faccia felici tutti quanti.
Mi stia a sentire lei, signor Ausley! Se entro una settimana non viene
un ingegnere edile a fare un sopralluogo, me ne vado. Me ne frego del con-
tratto. Non incoraggio la gente a stare qui sotto, se non  sicuro!
Meglio che si calmi, colonnello aveva replicato Donny Ausley; la sua
voce con la cadenza strascicata dei texani era diventata pi gelida di vari
gradi. Non pu piantare in asso un affare. Non  corretto. Ricordi solo
come Terry e io l'abbiamo trovata e rimessa in quadro, prima di andare su
tutte le furie, d'accordo?
Disciplina e autocontrollo, aveva pensato Macklin, con il cuore che gli
martellava; disciplina e autocontrollo! Donny Ausley gli aveva promesso
di mandare da San Antonio un ingegnere, nel giro di due settimane; avreb-
be passato al pettine fitto Casa Terra. Ma nel frattempo aveva concluso
lei  il capo supremo. Se ha un problema, lo risolva da solo. Chiaro?
La telefonata risaliva quasi a un mese prima. L'ingegnere edile non si era
visto.
Il colonnello Macklin ferm il carrello davanti a una porta a due battenti,
sopra la quale un'iscrizione all'antica, piena di svolazzi, diceva: MUNICI-
PIO. Prima di entrare, strinse di un altro buco la cintura, anche se i calzoni
erano gi fin troppo stretti in vita; raddrizz le spalle ed entr nella sala.
Una decina di persone occupava le sedie di vinile rosso di fronte al po-
dio, dove il capitano Warner rispondeva alle domande e metteva in evi-
denza alcune caratteristiche di Casa Terra, sulla cartina appesa alla parete
alle sue spalle. Il sergente Schorr, pronto ad affrontare le domande pi dif-
ficili, vide entrare il colonnello e si accost in fretta al microfono. Mi
scusi, capitano disse, interrompendo una spiegazione riguardante l'im-
pianto idraulico e il sistema di filtraggio dell'acqua. Gente, voglio farvi
conoscere una persona che certo non ha bisogno di presentazioni: il colon-
nello James Barnett Macklin.
Il colonnello percorse a passo brioso il varco centrale fra i sedili, mentre
il pubblico applaudiva. Prese posto dietro il podio, fra la bandiera ameri-
cana e quella di Casa Terra, e guard gli spettatori. L'applauso continu;
un uomo di mezz'et, in giacca mimetica, si alz in piedi, imitato dalla
moglie vestita come lui; in breve erano tutti in piedi ad applaudire. Ma-
cklin lasci che continuassero per quindici secondi, prima di ringraziare e
d'invitarli a sedersi.
Il capitano "Teddybear" Warner, l'Orsacchiotto, un robusto ex berretto
verde che in Sudan aveva perso l'occhio sinistro per colpa di una granata e
ora portava una benda nera, si sedette, con Schorr a fianco, alle spalle del
colonnello. Macklin esit, ripassando mentalmente il discorsetto; di solito
rivolgeva sempre lo stesso benvenuto a tutti i nuovi ospiti di Casa Terra,
diceva loro quanto fosse sicuro il posto e come rischiasse di essere l'ultima
roccaforte americana dopo l'invasione sovietica. Al termine, rispondeva al-
le domande, stringeva la mano a tutti e firmava qualche autografo. I fratelli
Ausley lo pagavano per questo.
Macklin guard negli occhi i presenti. Erano abituati a letti comodi e pu-
liti, a stanze da bagno profumate, al roast beef a pranzo la domenica. Pa-
rassiti, pens. Vivevano per procreare, mangiare e fare merda; e pensavano
di conoscere tutto sulla libert, sulla fedelt, sul coraggio... e non sapevano
nemmeno dove stessero di casa. Pass in rassegna ogni faccia, non vide al-
tro che gente molle e debole. Erano individui che pensavano di sacrificare
mogli e mariti, figli appena nati, casa e tutto quel che possedevano... il
prezzo da pagare per mantenere la sporcizia sovietica lontano dalla nazio-
ne; ma non ci sarebbero riusciti, perch il loro spirito era debole e il loro
cervello era corrotto dalle porcherie mentali di cui si cibavano ogni giorno.
Ed eccoli l, come tutti gli altri, ad aspettare di sentirsi dire da lui che erano
dei veri patrioti.
Voleva aprire bocca e gridare che se ne andassero subito da Casa Terra,
che il posto non era affatto sicuro e che loro - i deboli e perdenti! - do-
vevano starsene a casa e rincantucciarsi in cantina. Cristo, pens, che caz-
zo ci faccio qui io?
Poi una voce mentale, simile allo schiocco di una frusta, lo apostrof:
Disciplina e autocontrollo! Nervi a posto, soldato!
Era la voce del Soldato Ombra. Macklin chiuse gli occhi per un secondo.
Quando li riapr, fissava in viso un ragazzo pelleossa, dall'aria fragile, se-
duto in seconda fila, fra padre e madre. Una raffica di vento un po' forte
l'avrebbe sbattuto a terra, si disse Macklin; ma si sofferm a studiare gli
occhi grigio chiaro del ragazzo. Credette di riconoscere, in quegli occhi,
determinazione, astuzia, forza di volont... che ricordava nelle sue stesse
foto a quell'et, quando era uno zoticone grasso e goffo che suo padre, ca-
pitano d'aviazione, prendeva a calci nel sedere appena ne aveva il minimo
motivo.
Fra tutti quelli seduti davanti a me, pens, forse questo pelleossa avreb-
be una possibilit. Gli altri sono solo spazzatura.
Si decise finalmente a iniziare il discorsetto introduttivo, con lo stesso
entusiasmo che avrebbe messo a scavare una latrina.
Mentre il colonnello Macklin parlava, Roland Croninger lo esamin con
attenzione e con interesse. Il colonnello era molto pi corpulento di quanto
non apparisse sulle fotografie di Soldier of Fortune e aveva un'aria asson-
nata e annoiata. Roland ne rimase deluso; s'aspettava un eroe di guerra
magro e famelico, non un venditore d'auto usate, in panni militari. Non
sembrava proprio lo stesso uomo che, per salvare l'aereo danneggiato di un
compagno, aveva abbattuto tre Mig sopra il ponte di Than Hoa e poi si era
buttato gi dall'aereo ormai a pezzi.
Una fregatura, si disse Roland. Il colonnello Macklin era una fregatura e
forse Casa Terra era un'altra fregatura. Quel mattino, svegliandosi, aveva
trovato sul guanciale una macchia scura e umida: acqua filtrata da una fes-
sura del soffitto larga cinque centimetri. Nella doccia mancava l'acqua cal-
da, quella fredda era rugginosa e sabbiosa. Sua madre aveva fatto una sce-
nata perch non poteva lavarsi i capelli e suo padre aveva detto che avreb-
be riferito l'inconveniente al sergente Schorr.
Roland aveva paura di accendere il computer, perch l'aria della camera
da letto era troppo umida; la prima impressione di Casa Terra, l'idea che
fosse una fantastica roccaforte di tipo medievale, cominciava a svanire.
Certo, si era portato qualche libro da leggere - volumi su Machiavelli e
su Napoleone, un saggio sui sistemi d'assedio nel medioevo - ma aveva
contato di programmare, mentre si trovava l, alcune nuove prigioni sotter-
ranee per il gioco del Cavaliere del Re. Quel gioco era una sua creazione,
128K di mondo immaginario frazionato in regni feudali in guerra fra loro.
Ma, a quanto pareva, avrebbe dovuto leggere per tutto il tempo!
Osserv il colonnello. Gli occhi di Macklin erano indolenti; il viso, gras-
so. Sembrava un vecchio toro mandato al pascolo perch incapace ormai di
fare il suo mestiere. Ma quando lo sguardo di Macklin incroci il suo e si
sofferm per qualche secondo prima di passare oltre, Roland ricord una
vecchia foto di Joe Louis, dei tempi in cui il grande campione di pugilato
accoglieva i clienti in un albergo di Las Vegas. In quella foto, Joe Louis
sembrava fiacco e stanco; con la grossa mano stringeva quella bianca e
fragile di un turista; i suoi occhi erano duri, scuri, un po' remoti... forse ri-
vedevano il ring e ricordavano la sensazione di un colpo affondato nello
stomaco dell'avversario fin quasi a toccare la spina dorsale. Roland pens
che lo stesso sguardo remoto era negli occhi del colonnello Macklin; e,
come tutti sapevano che Joe Louis con una rapida stretta avrebbe potuto
stritolare le ossa della mano del turista, cos Roland intu che dentro il co-
lonnello Macklin il guerriero non era ancora morto.
Mentre Macklin continuava il discorsetto, il telefono a parete accanto al-
la mappa emise un ronzio. Il sergente Schorr and a rispondere; rimase in
ascolto per qualche secondo, riagganci, si mosse verso il colonnello. Ro-
land pens che il viso di Schorr avesse cambiato espressione, mentre a-
scoltava al telefono. Ora Schorr pareva invecchiato, aveva il viso un poco
pi rosso. Disse: Mi scusi, colonnello. Con la mano copr il microfono.
Macklin gir di scatto la testa, infuriato per l'interruzione. Signore
disse piano Schorr il sergente Lombard riferisce che occorre la sua pre-
senza nella sala controllo perimetrale. Cosa c'?
Non ha voluto dare spiegazioni, signore. Ma sembrava molto scosso.
Stronzate, pens Macklin. Lombard sembrava "scosso" ogni volta che il
radar intercettava uno stormo d'anatre o un aereo passeggeri. Una volta a-
vevano sigillato Casa Terra perch Lombard aveva scambiato per paraca-
dutisti nemici un gruppo di deltaplani. Comunque, Macklin doveva con-
trollare. Indic al capitano Warren di seguirlo e disse al sergente Schorr di
terminare la lezione orientativa, appena loro due fossero usciti. Signore e
signori spieg poi, al microfono purtroppo devo lasciarvi per risolvere
un piccolo problema, ma mi auguro d'incontrare ciascuno di voi nel pome-
riggio, al ricevimento in onore dei nuovi venuti. Grazie dell'attenzione.
Percorse il corridoio centrale, con il capitano Warner alle calcagna.
Seguirono nel carrello elettrico la strada fatta da Macklin all'andata; per
tutto il tempo il colonnello brontol contro la stupidit di Lombard. Quan-
do entrarono nella sala controllo perimetrale, Lombard scrutava lo scher-
mo che mostrava il segnale di ritorno del radar piazzato in cima a monte
Blue Dome. In piedi accanto a lui, il sergente Becker e il caporale Prados
fissavano anche loro lo schermo. La sala conteneva attrezzature elettroni-
che, altri schermi radar e il piccolo computer che gestiva gli arrivi e le par-
tenze degli ospiti di Casa Terra. Sul ripiano sopra la fila di schermi radar,
da una radio a onde corte usciva una voce quasi soffocata dal crepitio delle
statiche. La voce, in preda al panico, parlava con tale rapidit che Macklin
non cap che cosa dicesse. Ma al colonnello il tono non piacque; all'istante
tese i muscoli, mentre il cuore gli batteva all'impazzata.
Spostatevi disse agli altri. Si piazz davanti allo schermo. Aveva la
bocca arida. Gli parve di udire lo sfrigolio dei circuiti del suo stesso cer-
vello che si metteva al lavoro. Dio del cielo! mormor.
Dalla radio a onde corte, la voce confusa diceva: New York centrata...
spazzata via... i missili arrivano su tutta la costa orientale... colpita Wa-
shington... Boston... da qui vedo gli incendi... Altre voci sovrastarono la
tempesta di statiche, frammenti di notizie che correvano lungo la rete dei
radioamatori per tutti gli Stati Uniti ed erano raccolti dalle antenne di mon-
te Blue Dome. Un'altra voce, con l'inflessione degli stati meridionali, in-
tervenne gridando: Atlanta ha appena smesso di trasmettere! Credo che
Atlanta sia stata colpita! Le voci si sovrapponevano, s'intensificavano e si
affievolivano, miste a singhiozzi e a grida, a deboli sussurri; i nomi delle
citt americane erano ripetuti come una litania di morte: Filadelfia... Mia-
mi... Newport... Chicago... Richmond... Pittsburgh...
Ma l'attenzione di Macklin era fissa sull'immagine mostrata dallo
schermo radar. Non potevano esserci dubbi sulla natura dei puntini. Il co-
lonnello guard il capitano Warner. Apr bocca, ma per un secondo non
riusc a trovare la voce. Poi disse: Fate rientrare le guardie nel perimetro.
Sigillate le porte. Siamo assaliti. Muovetevi!
Warner prese un walkie-talkie e corse fuori. Fate scendere Schorr dis-
se Macklin; il sergente Becker - un sottufficiale fedele e affidabile che
era stato alle dipendenze di Macklin nel Ciad - prese immediatamente il
telefono e cominci a premere pulsanti. Dalla radio a onde corte, una voce
frenetica disse: Qui KKTZ di St. Louis! A chiunque sia in ascolto! Vedo
fuoco nel cielo! Dappertutto! Dio onnipotente, non ho mai visto uno...
Un'assordante scarica e altre voci lontane riempirono il vuoto lasciato da
St. Louis.
Ci siamo mormor Macklin. Gli brillavano gli occhi, aveva sul viso
un velo di sudore. Pronti o no, ci siamo.
Dentro di lui, nel profondo pozzo in cui per un tempo lunghissimo nes-
suna luce aveva brillato, il Soldato Ombra grid di gioia.
9
10,46 - ora legale degli Stati centrali
Sulla Statale 70
Contea di Ellsworth, Kansas
Trentacinque chilometri a ovest di Salina, la vecchia Pontiac ammaccata
di Josh Hutchins emise un sibilo, come un vecchio con i polmoni pieni di
catarro. L'ago del termostato scatt verso la linea rossa. I finestrini erano
abbassati, ma l'interno dell'auto sembrava una sauna; Josh aveva la camicia
bianca di cotone e i calzoni blu scuro appiccicati al corpo, tanto era sudato.
Perdio, si disse, guardando l'ago salire; adesso scoppia!
Sulla destra era in arrivo un'uscita; un'insegna ammaccata diceva: "Da
PawPaw! Benzina! Bibite fresche! A 1500 metri!" e inalberava il disegno
esagerato di un vecchio bislacco con in bocca una pipa di tutolo, in groppa
a una mula.
Speriamo che regga ancora un chilometro e mezzo, pens Josh, im-
boccando la rampa d'uscita. L'auto continuava a fremere e l'ago era nella
zona rossa, ma il radiatore resisteva. Josh si diresse a nord, seguendo il
cartello di PawPaw; davanti a lui, fino all'orizzonte, si estendevano im-
mensi campi di granturco gi alto un paio di metri che seccava al terribile
caldo di luglio. La provinciale a due corsie tagliava dritta in mezzo ai
campi; non un alito di vento muoveva le foglie; gli steli di granturco si al-
zavano ai lati della strada come pareti impenetrabili; per quanto Josh ne
sapeva, potevano continuare per centinaia di chilometri a est e a ovest.
La Pontiac gemette e sobbalz. Forza! disse Josh, con il sudore che gli
colava sul viso. Forza, non piantarmi proprio ora! Non ci teneva a cam-
minare per un chilometro sotto il sole, con una temperatura di trentotto
gradi; l'avrebbero trovato fuso sull'asfalto come una macchia d'inchiostro.
L'ago continuava a salire e sul cruscotto lampeggiavano spie rosse.
All'improvviso Josh ud uno scricchiolio che gli ricord i Rice Krispies
che tanto gli piacevano da bambino. L'attimo dopo, una massa scura di
creature striscianti copr il parabrezza.
Una nuvola marrone penetr nella Pontiac dal finestrino aperto di destra
e Josh si trov coperto di creature che strisciavano, battevano le ali, frini-
vano, che gli entravano nel collo della camicia, in bocca, nelle narici, negli
occhi. Josh sput, con una mano si pul gli occhi mentre con l'altra teneva
stretto il volante. Era il frinire pi orribile che avesse mai udito, un rombo
assordante d'ali in movimento. Il parabrezza e l'interno dell'auto brulicava-
no di migliaia di cavallette che sciamavano su di lui da tutte le parti e at-
traversavano l'auto per uscire dal finestrino di sinistra. Josh mise in fun-
zione i tergicristalli, ma il peso stesso delle cavallette bloccava il movi-
mento delle spazzole.
Negli istanti successivi, le cavallette si staccarono dal parabrezza e vola-
rono via, prima cinque sei alla volta, poi tutte insieme, in un turbine mar-
rone. Le spazzole scattarono avanti e indietro, schiacciarono le sfortunate
che non erano state abbastanza veloci. Poi dal cofano si alz una nube di
vapore e la Pontiac Bonneville sband in avanti. Josh guard il termostato:
una cavalletta era attaccata al vetro, ma l'ago era molto al di l della linea
rossa.
Non  certo la mia giornata, pens Josh, cupo, mentre si spazzava dalle
braccia e dalle gambe le ultime cavallette. Anch'esse uscirono ronzando
dall'auto e seguirono lo sciame gigantesco che si muoveva sopra il gran-
turco riarso dal sole, in direzione nordovest. Una cavalletta gli vol dritta
in viso, prima di schizzare fuori del finestrino dietro le altre. Solo una ven-
tina rimasero nell'auto e strisciarono pigramente sul cruscotto e sul sedile
del passeggero.
Josh si concentr sulla strada pregando che il motore resistesse ancora
qualche centinaio di metri. Attraverso la nuvola di vapore vide arrivare
sulla destra un piccolo edificio dal tetto piatto, costruito con pannelli di
cemento prefabbricati. Davanti all'edificio, sotto un telone verde, c'erano
alcune pompe di benzina; sul tetto, un vecchio carro Conestoga, autentico,
sul cui fianco era dipinta in rosso, a grandi lettere, la scritta: DA PA-
WPAW.
Con un sospiro di sollievo, Josh svolt nel vialetto di ghiaia; ma prima
di raggiungere le pompe, di benzina e la manichetta dell'acqua, la Pontiac
toss, borbott ed ebbe un ritorno di fiamma nello stesso tempo, Il motore
emise un rumore simile a quello d'un secchio vuoto preso a calci; poi rima-
se soltanto il sibilo del vapore.
Be', si disse Josh,  andato.
In un bagno di sudore usc dall'auto e contempl il pennacchio di va-
pore. Allung la mano per sollevare il cofano, ma si scott le dita come se
la lamiera gliele avesse morsicate. Indietreggi di un passo, sotto il sole
che picchiava, in un cielo quasi bianco per la foschia di calore. Si disse che
la sua vita aveva toccato il punto pi basso.
Una porta a rete sbatt.  nei guai? chiese una voce avvizzita.
Dall'edificio era uscito un vecchietto ingobbito, con un cappello a tesa
larga macchiato di sudore, tuta e stivaletti da cowboy.
Proprio cos rispose Josh.
L'ometto, alto forse meno di uno e sessanta, si ferm. Il cappello da co-
wboy - completo di banda di pelle di serpente e di penna d'aquila - qua-
si gli inghiottiva il viso marrone come l'argilla cotta dal sole, con occhi ne-
ri e lucenti. Uehi! gracchi il vecchio. Lei  un vero colosso, sa? Cielo,
non ho pi visto nessuno grande e grosso come lei, da quando il circo 
passato da queste parti! Sogghign, mettendo in mostra denti piccoli e
macchiati di nicotina. Com' il tempo, lass?
La frustrazione di Josh si mut in una risata. Uguale a gi rispose il
gigante. Un forno.
L'ometto scosse la testa, con stupore reverenziale; gir intorno alla Bon-
neville. Cerc anche lui di sollevare il cofano, ma si scott le dita.  par-
tito il manicotto sentenzi. Gi. Il manicotto del radiatore. Succede
spesso, ultimamente.
Ne ha uno di ricambio?
L'ometto pieg il collo per guardare Josh in viso, evidentemente ancora
impressionato dalla sua mole. No disse. Neppure uno. Ma posso procu-
rarglielo. Lo ordino a Salina. Dovrebbe arrivare in... oh, due ore, tre.
Due o tre ore? Ma Salina dista solo una quarantina di chilometri!
L'ometto scroll le spalle. Giornata calda. Ai ragazzi di citt non piac-
ciono le giornate calde. Sono troppo abituati all'aria condizionata. S, ci
vorranno proprio due o tre ore.
Maledizione! Devo arrivare a Garden City!
Un bel pezzo di strada comment l'ometto. Be', meglio lasciarla raf-
freddare. Ho bibite fresche, se ne vuole una. Indic a Josh di seguirlo e si
avvi all'edificio.
Josh s'aspettava una confusione di lattine d'olio, vecchie batterie e una
parete tappezzata di coprimozzi; ma, entrando, si stup di trovarsi in una
linda e ordinata drogheria di paese. Una passatoia arrivava fin sulla soglia
e dietro il bancone con il registratore di cassa c'era una piccola rientranza
dove poco prima l'ometto se ne stava seduto su una sedia a dondolo a
guardare le trasmissioni tiv in un Sony portatile. Adesso per lo schermo
mostrava solo statiche.
M'ha piantato proprio prima che arrivasse lei disse l'ometto. Guarda-
vo quel programma con i medici e l'ospedale dove c' un guaio dopo l'al-
tro. Dio buono, da questi parti ti metterebbero sotto la galera, per uno solo
di quei tiri mancini! Ridacchi e si tolse il cappello. Dal cranio pallido
spuntavano ciuffi di capelli bianchi, irti e bagnati di sudore. Anche gli al-
tri canali non funzionano, perci mi sa che ci tocca chiacchierare, eh?
Gi. Josh si ferm davanti al ventilatore sul bancone e lasci che la
deliziosa aria fresca gli staccasse dalla pelle la camicia bagnata.
L'ometto tolse dal frigorifero due Coca-Cola in lattina. Ne porse una a
Josh, che strapp subito la linguetta e bevve di gusto. Offre la ditta disse
l'ometto. Ha la faccia di chi ha passato una brutta mattina. Mi chiamo
PawPaw Briggs... be', PawPaw non  il mio vero nome. I ragazzi mi chia-
mano cos. Per questo c' anche sull'insegna.
Josh Hutchins. Si strinsero la mano. L'ometto ridacchi di nuovo e
finse una smorfia di dolore, alla stretta di Josh. I suoi ragazzi lavorano
qui con lei?
Oh, no ridacchi PawPaw. Hanno la loro stazione, sei o sette chi-
lometri pi avanti.
Josh era contento di non essere pi sotto il sole torrido. Gir per il nego-
zio, si rotol sul viso la lattina fresca e sent la carne rassodarsi. Per essere
una drogheria sperduta fra i campi di granturco, il negozio di PawPaw con-
teneva sugli scaffali una sorprendente variet d'articoli: pagnotte di grano,
pane di segale, panini all'uva passa e alla cannella; scatole di fagioli verdi,
bietole, zucchine, pesche, ananas e tutti i tipi di frutta; una trentina di tipi
di minestra in lattina; scatolame di stufato di manzo, polpettone di carne
salata, maiale, roast beef; uno spiegamento di utensili, compresi coltelli da
sbucciare, grattugie per formaggio, apriscatole, torce e batterie; mezzo
scaffale di succhi di frutta in lattina, Hawaiian Punch, Welch's Grape Juice
e acqua minerale in bottiglie di plastica. La rastrelliera contro la parete
conteneva badili, picconi e zappe, un paio di cesoie da giardino e un tubo
per innaffiare. Accanto al registratore di cassa erano esposte riviste come
Flying, American Pilot, Time e Newsweek, Playboy e Penthouse. Il nego-
zio sembrava il supermercato delle botteghe di campagna!
C' molta gente, da queste parti? chiese Josh.
Poca. PawPaw diede un pugno al televisore, ma la statica rimase.
Non molta.
Josh sent qualcosa strisciargli sotto il colletto; tir fuori una cavalletta.
Sono una maledizione, eh? disse PawPaw. S'infilano dappertutto.
Negli ultimi due o tre giorni volavano a migliaia sui campi. Non  norma-
le.
Gi. Josh tenne con due dita l'insetto e and a gettarlo fuori della por-
ta. La cavalletta gli gir intorno alla testa per qualche secondo, con un ron-
zio smorzato, poi vol via verso nordovest.
All'improvviso una Camaro rossa lasci la strada, sterz intorno alla
Bonneville di Josh e si ferm davanti alle pompe di benzina. Clienti an-
nunci Josh.
Bene, bene. Oggi c' un'assemblea in piena regola, eh? PawPaw gir
dietro il bancone e venne a fermarsi accanto a Josh; gli arrivava appena al-
lo sterno. Le portiere della Camaro si aprirono; una donna e una bambina
bionda scesero dall'auto. Ehi! chiam la donna, rivolgendosi verso la
porta a rete; indossava un prendisole e jeans attillati dall'aria scomoda. Ha
benzina senza piombo?
Ma certo! PawPaw usc a manovrare la pompa di benzina. Josh termi-
n di bere la Coca, schiacci la lattina e la butt nel cestino dei rifiuti.
Quando torn a guardare dalla porta a rete, la bambina, che indossava una
tuta da ginnastica blu elettrico, stava ferma in pieno sole a fissare la nube
di cavallette. La donna, con i capelli malamente tinti di biondo, arruffati e
madidi, prese per mano la bambina e la condusse nel negozio di PawPaw.
Josh si scost per lasciarle entrare; la donna, che aveva un livido all'occhio
destro, gli lanci un'occhiata sospettosa e and a piazzarsi davanti al venti-
latore per rinfrescarsi.
La bambina fiss Josh, come se scrutasse verso i rami pi alti di una se-
quoia. Era una creaturina graziosissima, pens Josh; aveva occhi di una
sfumatura d'azzurro tenue e luminosa. Gli ricordavano il cielo estivo di
quando anche lui era bambino, con tutti i domani davanti a s e nessun po-
sto dove andare con particolare fretta. Il viso della bambina, a forma di
cuore, sembrava fragile, con l'incarnato quasi trasparente. La bambina dis-
se: Sei un gigante?
Zitta, Swan! la rimprover Darleen Prescott. Noi non parliamo agli
sconosciuti!
Ma la bambina continu a fissare Josh, in attesa della risposta. Josh sor-
rise: Penso di s.
Sue Wanda! Darleen prese Swan per la spalla e la gir dalla sua parte.
Giornata torrida disse Josh. Dove siete dirette?
Darleen rimase in silenzio per qualche secondo, lasciando che l'aria fre-
sca le giocasse sul viso. Da qualsiasi parte, tranne qui rispose, a occhi
chiusi, con la testa piegata all'ins per offrire la gola all'aria.
PawPaw rientr, asciugandosi con un fazzoletto troppo usato il sudore
dalla fronte. Ho fatto il pieno, signora. Quindici dollari e settantacinque.
Darleen infil la mano in tasca per prendere i soldi; Swan le diede un
colpetto. Devo andarci subito! disse sottovoce. Darleen pos sul banco
una banconota da venti. C' una toilette per signore? domand.
No rispose PawPaw. Guard Swan, che mostrava evidenti segni di di-
sagio, e scroll le spalle. Be', pu usare il mio gabinetto. Aspetti un minu-
to. Si abbass a scostare la passatoia davanti al banco. Sotto c'era una bo-
tola. PawPaw tir il chiavistello e la sollev. Dal riquadro spalancato si di-
fuse il profumo di terra ricca e grassa; una serie di scalini di legno portava
nello scantinato. PawPaw scese alcuni gradini, accese la lampadina appesa
al soffitto e torn su. Il bagno  la porticina a destra disse a Swan. Vai
pure.
La bambina diede un'occhiata alla madre, che si strinse nelle spalle e le
indic di scendere; Swan scese nella botola. Lo scantinato aveva pareti di
terra battuta, il soffitto era sorretto da grosse travi incrociate. Il pavimento
era in cemento e il locale - lungo circa sei metri, largo tre e alto circa due
e mezzo - conteneva una brandina, un giradischi e una radio, uno scaffale
di tascabili con le orecchie - romanzi di Louis L'Amour e di Brett Halli-
day - e un poster di Dolly Parton appeso alla parete. Swan trov la porta
ed entr nello sgabuzzino dotato di lavabo, specchio e water.
Lei abita l sotto? domand Josh al vecchio, dopo un'occhiata dentro
la botola.
Certo. Una volta abitavo in una fattoria a circa tre chilometri a est di
qui; ma dopo la morte di mia moglie, l'ho venduta. I ragazzi mi hanno aiu-
tato a scavare lo scantinato. Non  granch, ma  sempre casa.
Puah! Darleen arricci il naso. Puzza di cimitero!
Perch non va a stare con i suoi figli? chiese Josh.
PawPaw lo guard curiosamente, inarcando le sopracciglia. Figli? Non
ho figli.
Non ha detto che i suoi ragazzi l'hanno aiutata a scavare lo scantinato?
I miei ragazzi, s. I ragazzi del sottosuolo. Hanno detto che m'avrebbero
fatto un bel posto per abitarci. Sa, vengono sempre qui a rifornirsi, perch
sono il negozio pi vicino.
Josh non ci capiva un accidente. Prov di nuovo: Vengono qui da do-
ve?
Da sottoterra rispose PawPaw.
Josh scosse la testa. Il vecchio era sbiellato. Senta, non potrebbe dare
un'occhiata al radiatore, ora?
Direi di s. Solo un minuto e andiamo a vedere. PawPaw and dietro il
banco, registr l'acquisto di benzina di Darleen, le diede il resto dei venti
dollari. Swan cominci a salire i gradini; Josh raccolse le forze per affron-
tare il caldo esterno e usc, dirigendosi alla Bonneville che ancora fumava.
L'aveva quasi raggiunta, quando sent la terra tremare.
Si ferm di colpo. Che diavolo era? Un terremoto? Gi, sarebbe stata la
ciliegina sulla torta di quella giornata nata male!
Il sole era tremendo. La nuvola di cavallette era scomparsa. Dall'altra
parte della strada, il campo di granturco era immobile come se fosse dipin-
to. Gli unici rumori erano il sibilo del vapore e il crepitio del motore fuso.
Socchiudendo gli occhi nella luce violenta, Josh guard il cielo: bianco,
privo di segni, uno specchio annebbiato. Il cuore gli batteva pi forte.
Sobbalz, quando alle sue spalle la porta a rete si chiuse con un tonfo. Dar-
leen e Swan erano uscite e andavano alla Camaro. A un tratto anche Swan
si blocc, ma Darleen continu per qualche passo, prima di accorgersi che
la figlia non le era pi a fianco. Su, andiamo, tesoro. Rimettiamoci in
strada.
Swan fissava il cielo.  cos silenzioso, pens; cos silenzioso. L'aria pe-
sante quasi la opprimeva, le rendeva difficile il respiro. Per tutta la matti-
nata aveva notato stormi d'uccelli in volo, cavalli che correvano agitati nei
pascoli, cani che abbaiavano al cielo. Intuiva che stava per accadere qual-
cosa... qualcosa di molto brutto, proprio come la notte prima, quando ave-
va visto le lucciole. Ma la sensazione si era fatta pi intensa per tutta la
mattina, da quando avevano lasciato il motel nei pressi di Wichita, e ora le
faceva venire la pelle d'oca alle braccia e alle gambe. Sentiva il pericolo
nell'aria, il pericolo nella terra, il pericolo dappertutto.
Swan! Darleen era irritata e nervosa. Vieni subito qui!
La bambina fiss i campi scuri di granturco che si estendevano fino al-
l'orizzonte. S, pens, c'era il pericolo anche l. Soprattutto l.
Il sangue le martell nelle vene; fu quasi sopraffatta dall'impulso di
piangere. Pericolo mormor. Pericolo... nel granturco...
Il terreno trem di nuovo. Josh credette di sentire sotto i piedi un rombo
cupo simile allo sferragliare di macchinario pesante venuto in vita. Darleen
url: Swan! Vieni via!
Che diavolo..., pens Josh.
Risuon un gemito acuto sempre pi intenso. Josh si tur le orecchie e si
chiese se sarebbe vissuto abbastanza da vedere l'assegno paga.
Dio onnipotente! url PawPaw, fermo sulla soglia.
Verso nordovest, nel campo di granturco, una colonna di polvere si alz
per quattrocento metri e centinaia di piante s'incendiarono. Da terra emerse
una lancia di fuoco, con lo sfrigolio di pancetta in padella; si avvent nel
cielo per alcune centinaia di metri, curv drammaticamente verso nordo-
vest e svan nella foschia. Un'altra lancia saett a meno di un chilometro
dalla prima e la segu. Pi lontano, altre due lance si avventarono contro il
cielo e nel giro di due secondi sparirono alla vista. Poi lance di fuoco spun-
tarono da tutto il campo di granturco, la pi vicina a circa trecento metri, le
pi lontane, semplici puntini infuocati, a sette, otto chilometri dall'altra
parte dei campi. Sgorgarono geyser di terriccio, mentre le lance s'innalza-
vano a velocit incredibile, con la scia fiammeggiante che s'imprimeva
nella retina. Il granturco era in fiamme; il vento ardente delle lance spinge-
va il fuoco verso il negozio di PawPaw.
Ondate di calore nauseante sommersero Josh, Darleen e Swan. Darleen
urlava ancora a Swan di salire in macchina. La bambina, inorridita, guar-
dava con stupore reverenziale le decine di lance di fuoco che continuavano
a scaturire dal campo di granturco. La terra rabbrivid per le onde d'urto.
Con i sensi che vorticavano, Josh cap che le lance di fuoco erano missili
che uscivano ruggendo dai silos nascosti in un campo di granturco del
Kansas, in mezzo al nulla.
I ragazzi del sottosuolo, pens Josh. E di colpo cap a che cosa PawPaw
Briggs si era riferito.
Il negozio di PawPaw sorgeva ai margini di una base missilistica mi-
metizzata e i "ragazzi del sottosuolo" erano i tecnici dell'aviazione che ora,
nei loro bunker, premevano i pulsanti.
Dio onnipotente! grid PawPaw, con voce che si perse nel ruggito.
Guardate come volano!
I missili emergevano ancora dal campo di granturco; ciascuno seguiva
gli altri verso nordovest e svaniva nell'aria tremolante. Russia, pens Josh;
santiddio, vanno in Russia!
Gli tornarono alla mente i notiziari e gli articoli che aveva ascoltato e
letto negli ultimi mesi; in quel terribile istante cap che la terza guerra
mondiale era iniziata.
I turbini d'aria ardente strappavano granturco in fiamme che pioveva sul-
la strada e sul tetto del negozio di PawPaw. Il tendone verde gi fumava e
la tela bianca del Conestoga bruciava. Una tempesta di granturco ardente
avanzava nel campo devastato; e mentre le onde d'urto si scontravano con
raffiche di vento a cento all'ora, le fiamme formavano una solida, mobile
muraglia di fuoco alta sei metri.
Vieni qui! url Darleen, afferrando Swan. Gli occhi azzurri della
bambina erano sbarrati, fissi, ipnotizzati dallo scenario di fuoco. Darleen si
mise a correre verso l'auto, stringendo fra le braccia Swan; un'onda d'urto
la mand a gambe levate, mentre i primi tentacoli ardenti si protendevano
verso le pompe di benzina.
Josh cap che il fuoco stava per superare la strada. Le pompe sarebbero
scoppiate. Allora si ritrov nel campo di football davanti alla folla ruggen-
te della domenica pomeriggio: correva verso la donna e la bambina cadute
a terra, carro armato umano, mentre l'orologio dello stadio scandiva il pas-
sare dei secondi. Fu raggiunto da un'onda d'urto, perdette l'equilibrio, fu
colpito da granturco in fiamme; ma gi raccoglieva la donna, stringendola
alla cintola. Lei non si staccava dalla bambina, la cui faccia era impietrita
di terrore. Mi lasci! url Darleen; ma Josh si gir di scatto e corse a raz-
zo verso la porta del negozio, dove PawPaw era fermo a guardare a bocca
aperta il volo delle lance di fiamma.
Aveva quasi raggiunto la porta, quando ci fu un lampo incandescente
simile all'accensione simultanea di cento milioni di watt di lampadine.
Josh volgeva le spalle al campo, ma vide la sua stessa ombra proiettata
contro PawPaw Briggs... e in un millesimo di secondo i bulbi oculari di
PawPaw scoppiarono in fiamma azzurrina. Il vecchio mand un grido, si
artigli il viso, cadde all'indietro contro la porta, strappandola dai cardini.
Oddio, buon Ges, oddio! gemeva Darleen. La bambina era muta.
La luce divenne ancora pi abbagliante. Josh sent un'ondata di calore
contro la schiena... gentile, sulle prime, come il sole in una bella giornata
d'estate. Ma poi il calore aument, raggiunse il livello di forno; prima di
arrivare alla porta, Josh sent sfrigolare la pelle della schiena e delle spalle.
La luce intensa non gli consentiva di vedere dove andava; il viso gli si
gonfi con tale rapidit che lui temette di vederlo scoppiare come un pal-
loncino da spiaggia. Barcoll avanti, inciamp in qualcosa... il corpo di
PawPaw, che si contorceva in agonia sulla soglia. Josh sent il lezzo di ca-
pelli bruciati e di carne ustionata. Sono l'unico figlio di puttana fatto alla
griglia, pens in un lampo di follia.
Riusciva ancora a vedere, attraverso le fessure degli occhi gonfi; il mon-
do era d'un biancazzurro soprannaturale, il colore dei fantasmi. Davanti a
lui c'era la botola spalancata. Josh allung la mano libera, afferr per il
braccio il vecchio e lo trascin, insieme con la donna e la bambina, verso il
riquadro aperto. Un'esplosione schizz schegge contro la parete esterna...
le pompe di benzina, cap Josh, mentre un frammento di metallo arroventa-
to gli sfiorava la tempia destra. Il sangue gli col sulla guancia, ma lui
pensava solo a raggiungere lo scantinato, perch dietro di s udiva la la-
mentosa cacofonia del vento, simile a una sinfonia d'angeli caduti, e non
osava guardarsi indietro per vedere che cosa usciva dal campo di grantur-
co. L'intero edificio tremava, scatolame e bottiglie cadevano dagli scaffali.
Josh butt PawPaw Briggs gi dagli scalini, come un sacco di grano; poi
salt anche lui, spelandosi il didietro contro il legno, ma senza lasciare la
donna e la bambina. Rotolarono tutti insieme sul pavimento. La donna gri-
dava, con voce rotta e soffocata. Josh risal a chiudere la botola.
Colse l'occasione per guardare fuori.
Arrivava un tornado di fuoco.
Riempiva il cielo, scagliava frastagliate lance di fulmini rossi e blu, por-
tava con s tonnellate di terra annerita strappata ai campi. In quell'attimo
Josh cap che il tornado di fuoco avanzava verso la drogheria di PawPaw
portando con s mezzo campo. Li avrebbe colpiti nel giro di secondi.
E loro sarebbero sopravvissuti o sarebbero morti. Semplicemente.
Josh si tir sulla testa la botola e salt gi dagli scalini. Cadde di fianco
sul cemento.
Forza, pens, digrignando i denti, le mani sopra la testa. Forza, ma-
ledizione!
Una soprannaturale mescolanza del possente ruggito di vento turbinoso,
del crepitio di fiamme e dello schianto rumoroso di tuoni riemp lo scanti-
nato; scacci dalla mente di Josh ogni pensiero e lo lasci in preda al terro-
re assoluto.
Il pavimento dello scantinato trem, si alz d'un metro, si crep in due
come un piatto spezzato, piomb gi con forza brutale. Josh si sent rim-
bombare i timpani. Apr la bocca, url, non ud niente. Il soffitto dello
scantinato cedette, le travi si spezzarono come ossa strette da dita fameli-
che. Josh fu colpito di traverso sulla nuca; gli parve che lo sollevassero e
lo facessero ruotare come un aereo nella classica presa del wrestling, e in-
tanto gli turassero le narici, con tamponi di cotone bagnato; voleva solo
scendere da quel maledetto ring e andare a casa.
Perdette conoscenza.
10
10,17 - ora legale delle Montagne Rocciose
Casa Terra
Altri missili a ore dieci! disse Lombard, mentre il radar terminava il
giro e i puntini verdi lampeggiavano sullo schermo. Dodici, rotta sud-est,
quattordicimila piedi. Cristo, sono veloci! Nel giro di trenta secondi i
puntini erano usciti dallo schermo radar. Ne arrivano altri cinque, colon-
nello annunci Lombard, con voce tremante d'orrore e d'eccitazione; ros-
so in viso, spalanc tanto d'occhi dietro lenti stile aviatore. Rotta nordo-
vest, diciassette zero tre. Sono nostri. Dateci dentro, belli!
Il sergente Becker mand un evviva e si batt il pugno sul palmo della
mano. Spazzate gli Ivan dalla carta geografica! grid. Dietro di lui, il
capitano Warner fumava un sigaro dal bocchino di sughero; con l'unico
occhio guardava impassibile lo schermo radar. Altri due tecnici in unifor-
me controllavano il radar perimetrale. Dalla parte opposta della sala, il ser-
gente Schorr sedeva scompostamente in una poltroncina, con occhi spenti
e increduli; di tanto in tanto rivolgeva piano piano lo sguardo allo schermo
radar principale e poi lo spostava in fretta su un punto della parete di fron-
te.
Il colonnello Macklin, a braccia conserte, fissava da sopra la spalla de-
stra di Lombard i puntini verdi che passavano sullo schermo ormai da una
quarantina di minuti. Era facile distinguerli: i missili sovietici puntavano a
sudest lungo traiettorie che li avrebbero portati sulle basi aeree del Mi-
dwest e sui deposti di ICBM. I missili americani correvano verso nordo-
vest, ai letali appuntamenti con Mosca, Magadan, Tomsk, Karaganda,
Vladivostok, Gorky e un centinaio di altri bersagli, citt e basi missilisti-
che. Il caporale Prados seguiva in cuffia i deboli segnali che giungevano
sulle onde corte dagli operatori sparsi per la nazione.
Il segnale da San Francisco  appena scomparso disse. Le ultime pa-
role erano di KXCA, da Sausalito. Qualcosa su una palla di fuoco e un
fulmine azzurro... il resto era tutto confuso.
Sette missili a ore undici disse Lombard. Dodicimila piedi. Rotta
sudest.
Altri sette, pens Macklin. Mio dio! Con questi ultimi, arrivava a sessan-
totto, il numero di "pacchi in arrivo" intercettati dal radar di Blue Dome...
e Dio solo sapeva quante centinaia, forse migliaia, erano sciamati fuori
portata dell'antenna. Dai comunicati di atterriti operatori radio a onde cor-
te, le citt americane venivano incenerite da un attacco nucleare in grande
scala. Per Macklin aveva contato quarantaquattro "pacchi in partenza" di-
retti in Russia e sapeva che migliaia di ICBM, di missili Cruise, di bom-
bardieri B-1 e di testate nucleari dislocate su sommergibili venivano im-
piegate contro l'Unione Sovietica.
Non importava chi avesse iniziato: non era pi tempo di chiacchiere.
Contava solo chi era tanto forte da sopportare pi a lungo le mazzate ato-
miche.
Casa Terra era stata sigillata, non appena Macklin aveva visto sullo
schermo radar i primi puntini di missili sovietici. Le guardie perimetrali
erano state fatte rientrare, la porta di pietra era stata abbassata e bloccata,
nei condotti d'aerazione era stato attivato l'impianto di diaframmi simili a
persiane, per impedire l'entrata di polvere radioattiva. Restava da fare an-
cora una cosa: comunicare ai civili di Casa Terra che la terza guerra mon-
diale era iniziata, che le loro case e i loro parenti forse erano gi stati vapo-
rizzati, che tutto ci che conoscevano e che amavano forse era ormai
scomparso in una palla di fuoco. Macklin aveva provato il discorso parec-
chie volte, fra s. Avrebbe riunito i civili nella sala del municipio, avrebbe
spiegato con calma che cosa succedeva. Tutti avrebbero capito che dove-
vano restare l, nel cuore del monte Blue Dome, e che non sarebbero torna-
ti a casa mai pi. Allora avrebbe insegnato loro la disciplina e l'autocon-
trollo, avrebbe modellato una robusta armatura su quei corpi molli e pigri,
avrebbe insegnato loro a pensare da soldati. E dalla sua inespugnabile roc-
caforte avrebbero tenuto a bada gli invasori sovietici, fino all'ultimo respi-
ro e all'ultima goccia di sangue, perch lui amava gli Stati Uniti d'America
e nessuno l'avrebbe mai costretto a inginocchiarsi a supplicare.
Colonnello? Un giovane tecnico alz lo sguardo dallo schermo radar
perimetrale. Ho intercettato un veicolo in avvicinamento. Sembra un
camper, risale la montagna a tutta velocit.
Macklin si avvicin per guardare il puntino che percorreva la strada di
montagna. Il camper andava cos veloce che rischiava di ribaltare gi dal
Blue Dome.
Macklin poteva ancora far aprire l'ingresso principale e far entrare il
camper, usando un codice che avrebbe annullato il sistema computerizzato
di chiusura. Immagin che nel veicolo ci fosse una famiglia in preda al pa-
nico, forse proveniente da Idaho Falls o da una delle comunit pi piccole
ai piedi della montagna. Vite umane, pens Macklin, restio a sacrificarli.
Guard il telefono. Bastava comporre il numero d'identificazione e pro-
nunciare il codice: il computer di sicurezza avrebbe annullato il program-
ma di chiusura e avrebbe fatto alzare la porta. In questo modo, avrebbe
salvato la vita a quella gente.
Allung la mano verso il telefono.
Ferrrmo! Il sussurro del Soldato Ombra parve il sibilo della miccia di un
candelotto di dinamite. Pensa al cibo! Pi bocche, meno cibo!
Macklin esit, le dita a qualche centimetro dal telefono.
Pi bocche, meno cibo! Disciplina e autocontrollo! Nervi a posto, solda-
to!
Devo farli entrare disse Macklin ad alta voce. In sala comando, i pre-
senti lo fissarono.
Non rimbeccarmi, soldato! Pi bocche, meno cibo! E sai benissimo che
cosa succede, quando un uomo ha fame, no?
S mormor Macklin.
Signore? chiese il tecnico radar.
Disciplina e autocontrollo rispose Macklin, con voce indistinta.
Colonnello? Warner afferr Macklin per la spalla.
Macklin sobbalz, come se l'avessero strappato a un incubo. Guard gli
altri, poi di nuovo il telefono; lentamente abbass la mano. Per un secondo
si era ritrovato di nuovo in fondo al pozzo, nel fango, nella merda, nelle
tenebre; ma adesso era a posto. Ora sapeva dove si trovava. Certo. Disci-
plina e autocontrollo avevano funzionato. Con una scrollata di spalle Ma-
cklin si liber del capitano Warner; a occhi socchiusi guard di nuovo il
puntino sullo schermo del radar perimetrale. No disse. No. Troppo tar-
di. Troppo tardi. Casa Terra resta sigillata. E si sent maledettamente or-
goglioso di s, perch aveva preso la sola decisione da uomo. C'erano pi
di trecento persone, a Casa Terra, senza contare ufficiali e tecnici. Pi boc-
che, meno cibo. Era sicuro d'avere preso la decisione giusta.
Colonnello! esclam Lombard, con voce rotta. Guardi! Macklin fu
subito accanto a lui e scrut lo schermo. Un gruppo di quattro missili pas-
sava nel raggio del radar... ma uno sembrava pi lento degli altri: mentre
esitava, gli altri tre uscirono dallo schermo, sorvolando monte Blue Dome.
Cosa c'? disse Macklin.
Quello l  a ventiduemila e quattro. Qualche secondo fa era a venticin-
quemila. Pare che cada!
Non pu cadere! Non ci sono bersagli militari nel raggio di centocin-
quanta chilometri! intervenne, brusco, il sergente Becker, facendosi avan-
ti. Controlli meglio disse Macklin a Lombard, nel tono pi calmo che
riusc a trovare.
Con lentezza dolorosa, il braccio del radar comp il giro. Ventimila e
due, signore. Forse si tratta di cattivo funzionamento. Il bastardo viene
gi!
Merda! Calcoli il punto d'impatto!
Lombard spieg una cartina plastificata della zona intorno a monte Blue
Dome e si mise al lavoro, con compasso e goniometro; calcol e ricalcol
angoli e velocit. Gli tremavano le mani e fu costretto a cominciare da ca-
po pi d'una volta. Alla fine disse: Passer sopra il Blue Dome, signore,
ma non so quali effetti ha la turbolenza, lass. Ho calcolato che cadr qui.
Batt il dito su un punto a una quindicina di chilometri a ovest di Little
Lost River. Controll di nuovo lo schermo.  sceso sotto i diciottomila,
signore. Cade dritto come una freccia rotta.
Il capitano Teddybear Warner grugn. Ecco la tecnologia degli Ivan
disse. Un casino.
Nossignore. Lombard si gir sulla poltroncina girevole. Non  russo.
 nostro.
Nella sala scese un silenzio carico d'elettricit. Il colonnello Macklin lo
ruppe lasciando uscire l'aria dai polmoni. Lombard, che cazzate sono?
 nostro ripet Lombard. Andava a nordovest, prima di uscire di rot-
ta. Dalla grandezza e dalla velocit, si direbbe un Minuteman III, forse un
Mark 12 o 12A.
Oh... Cristo mormor Ray Becker; il suo viso rubizzo si era fatto co-
lor cenere.
Macklin fiss lo schermo radar. Gli parve che il puntino sbandato di-
ventasse pi grande. Si sent stringere le viscere da un cerchio di ferro. Sa-
peva che cosa sarebbe successo se un Minuteman III Mark 12A fosse ca-
duto in un raggio di settantacinque chilometri da monte Blue Dome: il
Mark 12A portava tre testate nucleari da 335 kiloton... una potenza suffi-
ciente a radere al suolo settantacinque Hiroshima. Ma anche un Mark 12,
che portava un carico utile di tre testate da 170 kiloton, sarebbe stato altret-
tanto micidiale. D'un tratto Macklin preg che si trattasse di un semplice
Mark 12, perch forse, forse, la montagna avrebbe sopportato un colpo di
quel genere senza ridursi in ciottoli.
Sotto i sedicimila, colonnello.
Cinquemila piedi sopra monte Blue Dome. Macklin sent che gli altri
l'osservavano, aspettavano di vedere se era fatto di ferro o d'argilla. Non
poteva fare niente, ora, se non pregare che il missile cadesse molto al di l
di Little Lost River. Un sorriso amaro gli incresp le labbra. Il cuore gli
batteva all'impazzata, ma la mente era ferma. Disciplina e autocontrollo, si
disse. Sono queste le cose che ti rendono uomo.
Casa Terra era stata costruita l sotto perch nella zona non c'erano ber-
sagli per i sovietici e tutti i grafici governativi indicavano che i venti ra-
dioattivi si sarebbero diretti verso sud. Nemmeno nei sogni pi sfrenati
Macklin aveva immaginato che Casa Terra potesse essere colpita da un
missile americano. Non era giusto! Quasi si mise a ridacchiare. Oh, no,
non era proprio giusto!
Tredicimila e tre disse Lombard, con voce tesa. Esegu rapidamente
sulla cartina un altro calcolo, ma non disse che cosa aveva trovato e Ma-
cklin non glielo domand. Si sarebbero beccati un bel colpo; e lui pensava
alle crepe nei soffitti e nelle pareti di Casa Terra... le crepe, e le zone di
scarsa resistenza, che quei figli di puttana dei fratelli Ausley avrebbero do-
vuto preoccuparsi di sistemare, prima di aprire al pubblico quella prigione
sotterranea. Ma ormai era tardi, troppo tardi. Macklin fiss lo schermo; si
augur che i fratelli Ausley avessero sentito la propria carne friggere, pri-
ma di morire.
Dodicimila e due, colonnello.
Schorr emise un sospiro di panico e si raggomitol con le ginocchia con-
tro il petto; fiss il vuoto, come un uomo che veda in una sfera di cristallo
il momento, il luogo e le circostanze della propria morte.
Merda disse piano Warner. Trasse ancora una boccata dal sigaro e lo
schiacci nel posacenere. Meglio metterci comodi, immagino. I poveri
bastardi di sopra saranno sbattuti da tutte le parti come bambole di pezza.
Si cacci in un angolo, puntellandosi con mani e piedi contro il pavimento.
Il caporale Prados si tolse la cuffia radio e s'incoll alla parete; sulle
guance gli luccicavano goccioline di sudore. Becker rimase in piedi accan-
to a Macklin, che guardava sullo schermo di Lombard l'avvicinarsi del
puntino luminoso e contava i secondi che mancavano all'impatto.
Undicimila e due. Lombard ingobb le spalle. Ha superato il Blue
Dome!  passato a nordovest! Credo che arriver al fiume! Vai, bastardo,
vai!
Vai! mormor Becker.
Vai! disse Prados e serr gli occhi. Vai, vai!
Il puntino svan dallo schermo. L'abbiamo perso, colonnello!  sceso
sotto la portata del radar!
Macklin annu. Ma il missile continuava a cadere verso la foresta lungo
il Little Lost River e Macklin continuava a contare.
Udirono tutti un ronzio simile a quello di un enorme e lontano sciame di
calabroni.
Poi, silenzio.
Macklin disse: Impa...
E l'istante successivo lo schermo radar esplose di luce; gli uomini gri-
darono, con le mani si ripararono gli occhi. Macklin per un momento rima-
se accecato dal bagliore; cap che il radar in cima a monte Blue Dome era
stato appena incenerito. Gli altri schermi radar s'illuminarono come soli
verdi e andarono in corto quando captarono il lampo. Il ronzio di calabroni
risuonava nella stanza, scintille bluastre schizzavano dai quadri di coman-
do mentre i cavi elettrici si fulminavano. Tenete duro! grid Macklin. Il
pavimento e le pareti tremarono, nel soffitto si apr una serie di crepe fra-
stagliate. Polvere di roccia e ciottoli caddero nella stanza, le pietre pi
grosse rimbalzarono sui quadri comando come chicchi di grandine. Il pa-
vimento sub una scossa cos violenta da sbattere in ginocchio Macklin e
Becker. Le luci tremolarono e si spensero; nel giro di qualche secondo,
l'impianto elettrico d'emergenza entr in funzione e la luce torn, pi cru-
da, pi vivida, e gett ombre pi scure di prima.
Ci fu un'ultima scossa pi debole, un'altra pioggia di polvere e di pie-
trisco; poi il pavimento rimase immobile.
Macklin aveva i capelli bianchi di polvere, la faccia piena di sabbia e di
graffi. Ma l'impianto filtraggio aria pulsava, gi aspirava la polvere nei
condotti. Tutti bene? grid Macklin, cercando di mettere a fuoco la vista
e di scacciare il lampo verdastro che gli era rimasto negli occhi. Ud colpi
di tosse; qualcuno singhiozzava... doveva essere Schorr, si disse Macklin.
State bene tutti? ripet.
Risposero tutti, tranne Schorr e un tecnico.  finita! disse Macklin.
Ce l'abbiamo fatta. Siamo a posto! Ci sarebbero state ossa rotte, com-
mozioni cerebrali, casi di choc fra i civili del livello superiore. E tutti erano
in preda al panico. Ma le luci erano accese, l'impianto d'aerazione funzio-
nava e Casa Terra non era stata spazzata via come un castello di carte nel
vento. Era finita! Ce l'avevano fatta! Battendo ancora le palpebre per eli-
minare la foschia verdastra, Macklin si tir in piedi. Una risata breve e
sorda gli usc dai denti serrati... e poi gli sgorg dalla gola, sempre pi alta,
perch lui era vivo e la roccaforte aveva resistito. Il sangue era caldo, can-
tava di nuovo, come nelle giungle umide e nelle piane aride di campi di
battaglia stranieri; in quei campi di fuoco, il nemico aveva la faccia da de-
mone e non la nascondeva dietro la maschera di psichiatri dell'aviazione,
di esattori, di ex mogli intriganti, di soci truffatori. Lui era il colonnello
Jimbo Macklin e camminava come una tigre, scattante e maligno, con il
Soldato Ombra a fianco.
Ancora una volta aveva sconfitto morte e disonore. Sogghign, con lab-
bra incrostate di polvere biancastra.
Ma poi ci fu un rumore simile a quello di stoffa strappata da mani crude-
li. La risata del colonnello si blocc di colpo.
Macklin si sfreg gli occhi, aguzz la vista nella foschia verdastra, riusc
infine a vedere da dove proveniva il rumore.
La parete di fronte a lui mostrava un labirinto di piccole crepe. Ma in al-
to, dove la parete si univa al soffitto, una crepa pi grossa si allargava a
scatti, a zigzag, e lasciava entrare rivoli d'acqua nera e puzzolente che co-
lavano lungo la parete come sangue da una mostruosa ferita. Il rumore di
lacerazione raddoppi, triplic d'intensit. Per terra, una seconda crepa,
enorme, strisciava sul pavimento. Una terza si apr nella parete opposta.
Becker grid qualcosa, con voce confusa e lenta, come in un incubo.
Caddero blocchi di roccia e strapparono mattonelle del soffitto, da dove si
riversarono altri rivoli d'acqua. Macklin sent un nauseabondo lezzo di fo-
gna; mentre l'acqua gli gocciolava addosso, cap la verit: chiss dove, nel-
la rete di tubi, il sistema di fognature era scoppiato - forse settimane o
mesi prima - e i liquami s erano raccolti non solo sopra il primo livello,
ma anche fra il primo e il secondo, collaborando a erodere maggiormente
la roccia instabile e troppo sollecitata che teneva insieme la conigliera di
Casa Terra.
Il pavimento s'inclin. Macklin perdette l'equilibrio. Lastre di roccia
strofinarono l'una contro l'altra, con il rumore di mascelle digrignanti.
Quando le crepe a zigzag si congiunsero, un torrente d'acqua lurida e di
pietrisco precipit dal soffitto. Macklin cadde per terra addosso a Becker.
Ud Ray Becker urlare; si gir e lo vide cadere nel crepaccio frastagliato
che si era aperto nel pavimento. Le dita di Becker artigliarono il bordo; gli
orli del crepaccio si rinchiusero con un colpo secco. Macklin guard, inor-
ridito, le dita esplodere come salsicce troppo piene.
L'intera sala era in preda a scosse violente, come la stanza di un bizzarro
parco dei divertimenti. Tratti di pavimento sprofondavano, lasciavano cra-
teri spalancati che si perdevano nelle tenebre. Schorr url e balz verso la
porta, scavalcando il buco che si era aperto davanti a lui; mentre il sergente
saettava nel corridoio, Macklin vide che anche l le pareti erano venate da
profonde crepe. Grosse lastre di roccia precipitavano.
Schorr scomparve in un turbine di polvere, lasciandosi il grido alle spal-
le. Il corridoio trem e si scosse, il pavimento si sollev e si abbass, come
se i rinforzi di ferro si fossero mutati in gomma. E tutt'intorno, contro le
pareti, il soffitto, il pavimento, c'era un martellare continuo, come se un
fabbro impazzito battesse l'incudine, unito al digrignare della roccia e allo
schiocco dei tondini di ferro che si spezzavano come corde di chitarra. So-
pra la cacofonia, un coro di urla spazzava su e gi il corridoio: nel livello
superiore i civili venivano sbatacchiati a morte. Macklin si rannicchi in
un angolo, in mezzo al frastuono e al caos. Le onde d'urto del missile
sbandato, simili a colpi d'ariete, facevano a pezzi Casa Terra.
Una doccia d'acqua lurida inzupp il colonnello. Una tempesta di polve-
re e di sassi irruppe nel corridoio portando con s quello che poteva essere
un corpo umano maciullato; i detriti bloccarono la porta della sala coman-
do. Qualcuno - Warner, forse - tirava Macklin per il braccio e cercava
di farlo alzare. Lombard guaiva come un cane ferito. Disciplina e autocon-
trollo, si disse il colonnello. Disciplina e autocontrollo!
Le luci si spensero. I condotti d'aerazione esalarono un ansito di morte.
Un attimo dopo, il pavimento sotto Macklin croll. Il colonnello precipit
con un grido. Colp con la spalla una sporgenza rocciosa, poi tocc il fon-
do. La forza dell'urto gli tolse il fiato e gli blocc il grido.
Nell'oscurit assoluta i corridoi e i locali di Casa Terra cedevano l'uno
dopo l'altro. I corpi erano intrappolati e maciullati da tenaglie di roccia.
Lastre di pietra crollavano, sprofondavano nel pavimento indebolito.
Fiumi di liquami alti fino al ginocchio ruscellavano nelle sezioni ancora
intere di Casa Terra; nel buio, la gente si calpestava per cercare una via di
fuga. Grida, urla, invocazioni a Dio, si mescolavano nella voce infernale
del pandemonio, mentre le onde d'urto continuavano a colpire monte Blue
Dome che franava e distruggeva l'inespugnabile roccaforte scavata nelle
sue viscere.
...
.
...
11.
.
13,31 - ora legale della Costa orientale.
.
A bordo dell'Aereo di Comando.
.
Il presidente degli Stati Uniti, con occhi incavati come crateri violacei
nel viso color cenere, guard dal finestrino ovale di plexiglas alla sua de-
stra: sotto il Boeing E-4B si estendeva un mare turbolento di nubi nere.
Lampi gialli e arancione brillavano trentacinquemila piedi pi sotto e le
nubi ribollivano di fulmini mostruosi. L'aereo vibr, fu risucchiato in basso
per un migliaio di piedi; poi, fra il gemito dei quattro motori a turboelica,
riguadagn quota. Il cielo era diventato color fango, il sole era bloccato
dalle enormi nubi turbinanti. Fra queste nubi, scagliati a trentamila piedi
da terra, c'erano i detriti della civilt: alberi bruciati, case intere, sezioni di
edifici, tratti di ponti, di autostrade, di linee ferroviarie, che splendevano di
rosso incandescente. Ribollivano come vegetazione imputridita sollevata
dal fondo di uno stagno nero e poi venivano risucchiati per essere sostituiti
da una nuova ondata di spazzatura d'umanit.
Il presidente non sopportava quella vista; ma, per quanto si sforzasse,
non riusciva a distogliere lo sguardo. Vittima di un orribile fascino ipnoti-
co, guardava le striature azzurrine dei fulmini trafiggere le nubi. Il Boeing
trem, s'inclin sull'ala di sinistra, si raddrizz, fu sbattuto su e gi come
se corresse sulle montagne russe. Un oggetto enorme e ardente saett da-
vanti al finestrino; il presidente pens che fosse un pezzo di treno scagliato
in aria dalle tremende onde d'urto e da turbini pi violenti delle trombe d'a-
ria che ululavano sulla terra bruciata.
Qualcuno allung la mano e abbass lo schermo di vetro affumicato da-
vanti al finestrino del presidente. Non credo che debba continuare a guar-
dare, signore.
Per qualche secondo il presidente si sforz di riconoscere l'uomo seduto
davanti a lui nella poltroncina di cuoio nero. Hans, pens; il segretario alla
Difesa, Hannan. Si guard in giro, con la mente che a tentoni cercava l'e-
quilibrio. Si trovava nel Boeing del centro di comando, nel suo alloggio in
coda al velivolo. Hannan era seduto davanti a lui; dall'altra parte del corri-
doio c'era un uomo nell'uniforme di capitano del servizio segreto dell'avia-
zione: un tipo dritto come un fuso, con spalle quadrate e un paio di occhia-
li che nascondevano gli occhi. Attorno al polso destro aveva una manetta,
alla cui catenella era agganciata una piccola ventiquattrore posata sul piano
di formica del tavolino.
Fuori dello stanzino personale del presidente, il velivolo era un centro
nevralgico irto di schermi radar, di computer per l'analisi dei dati, d'appa-
recchiature di telecomunicazione collegate al Comando Strategico dell'A-
viazione, alla Difesa Aerea del Nord America, al comando SHAPE in Eu-
ropa e a tutte le forze aeree, navali, ICBM e missilistiche degli Stati Uniti.
I tecnici addetti alle apparecchiature erano stati selezionati dalla DIA, cio
il servizio segreto della Difesa, che aveva anche scelto e addestrato l'uomo
con la valigetta nera. A bordo dell'aereo c'erano anche ufficiali della DIA e
alcuni generali dell'aviazione e dell'esercito, assegnati a compiti operativi
speciali, cui toccava creare un quadro aggiornato della situazione utiliz-
zando i rapporti in arrivo dai vari teatri del conflitto.
L'aviogetto girava sopra la Virginia fin dalle sei del mattino; alle 9,46
erano giunti i primi sconvolgenti rapporti dal Comando navale: contatto fra
la task force di cacciasommergibili e una numerosa squadra di sottomarini
nucleari sovietici, a nord di Bermuda.
Secondo i primi rapporti, alle 9,58 i sommergibili sovietici avevano lan-
ciato missili balistici; ma rapporti successivi indicavano che probabilmente
il comandante di un sottomarino americano, per la tensione del momento,
aveva lanciato di sua iniziativa i missili Cruise. Era difficile stabilire ora
chi avesse iniziato: ormai non aveva importanza. Il primo attacco sovietico
aveva colpito Washington: tre testate erano cadute sul Pentagono, una
quarta aveva colpito il Campidoglio e una quinta la base aeronautica di
Andrews. In due minuti i missili lanciati contro New York avevano colpito
Wall Street e Times Square. In rapida successione gli SLBM sovietici era-
no avanzati lungo la costa orientale; ma intanto i bombardieri B-1 volava-
no verso il cuore della Russia, i sommergibili americani dislocati intorno
all'Unione Sovietica effettuavano i lanci, i missili della NATO e del Patto
di Varsavia sibilavano sopra l'Europa. I sommergibili sovietici in agguato
al largo della Costa occidentale avevano colpito con testate nucleari Los
Angeles, San Francisco, San Diego, Seattle, Portland, Phoenix e Denver;
poi gli ICBM sovietici a testata multipla e a lungo raggio - i bastardi ve-
ramente pericolosi - erano sciamati sopra l'Alaska e il polo, per colpire le
basi dell'aeronautica e le installazioni missilistiche del Midwest; nel giro di
qualche minuto avevano annientato le citt dell'interno. Omaha era stata
uno dei primi bersagli, e con essa il quartier generale del Comando Strate-
gico dell'Aviazione. Alle 12,09 gli ultimi confusi segnali della NORAD
avevano raggiunto le cuffie radio dei tecnici: Liberati ultimi uccelli.
E con questo messaggio, il cui significato era che l'ultimo quantitativo di
missili Minuteman III o Cruise era stato lanciato da silos nascosti chiss
dove nell'America occidentale, la NORAD aveva cessato le trasmissioni.
Hannan aveva gli auricolari, attraverso i quali aveva controllato i rappor-
ti man mano che arrivavano. Il presidente si era tolto la cuffia quando la
NORAD aveva smesso di trasmettere. Aveva in bocca il sapore di cenere e
non sopportava di pensare al contenuto della valigetta nera dall'altra parte
del corridoio.
Hannan ascoltava la voce remota di comandanti di sommergibili e di
bombardieri che davano ancora la caccia ai bersagli o cercavano di evitare
la distruzione in rapidi e furibondi scontri in giro per mezzo mondo. La
task force navale d'entrambe le parti era stata spazzata; ora l'Europa occi-
dentale era martellata dalle truppe di fanteria. Hannan si concentr sulle
voci spettrali e remote che si libravano fra la tempesta di disturbi radio,
perch pensare a qualcosa di diverso rischiava di farlo impazzire. Non per
niente lo chiamavano "Hans di ferro": non poteva lasciarsi indebolire da
ricordi e rimpianti.
L'Aereo di Comando fu colpito dalla turbolenza che sollev con vio-
lenza il velivolo e poi lo lasci cadere con velocit impressionante. Il pre-
sidente si aggrapp ai braccioli. Cap che non avrebbe pi rivisto sua mo-
glie, suo figlio. Washington era un panorama lunare di macerie ardenti, la
Dichiarazione d'Indipendenza e la Costituzione erano cenere negli archivi
distrutti, i sogni d'un milione di menti erano morti nell'inferno della Biblio-
teca del Congresso. Ed era successo cos in fretta... cos in fretta!
Avrebbe voluto piangere, avrebbe voluto urlare, ma era il presidente de-
gli Stati Uniti. Nei suoi gemelli da polso era impresso il sigillo presi-
denziale. Ricord, come da enorme e terribile distanza, d'avere chiesto a
Julianne se la camicia celeste a quadretti andava bene con il completo mar-
rone chiaro. Non era stato capace di scegliere una cravatta, perch era una
decisione troppo impegnativa. Non riusciva pi a pensare, a connettere; si
sentiva al posto del cervello un grumo di sostanza informe. Julianne aveva
scelto per lui la cravatta intonata, gli aveva infilato i gemelli nei polsini. E
lui l'aveva baciata, aveva abbracciato il figlio; e gli uomini del servizio se-
greto avevano condotto la sua famiglia, e altri membri del suo staff, nello
Scantinato.
Tutto finito, pens; mio Dio...  tutto finito. Apr gli occhi, sollev la
schermatura del finestrino. Nubi nere, in cui ardevano nuclei centrali rossi
e arancione, si stagliavano intorno all'aereo, emettevano getti di fuoco e
fulmini che s'innalzavano per centinaia di metri. C'era una volta, pens,
una relazione amorosa fra noi e il fuoco. Signore? disse piano Hannan,
togliendosi gli auricolari. Il viso del presidente era grigiastro, un tic violen-
to gli deformava la bocca. Hannan pens che stesse per avere un attacco di
mal d'aria. Si sente bene?
Nel viso livido, gli occhi spenti si mossero. A-OK mormor il pre-
sidente. Sorrise a denti stretti.
Hannan ascolt altre voci. L'ultimo B-1  stato appena abbattuto sopra
il Baltico rifer. Otto minuti fa i sovietici hanno colpito Francoforte. Sei
minuti fa Londra  stata centrata da un ICBM a testata multipla.
Il presidente era immobile come pietra.  possibile fare una stima delle
perdite? domand stancamente.
Non ancora. Le voci sono cos confuse che neppure i computer rie-
scono a depurarle di tutti i disturbi.
M' sempre piaciuta Parigi mormor il presidente. Julianne e io ci
siamo andati in luna di miele, sa? Che fine ha fatto, Parigi?
Non so. Dalla Francia non arriva niente.
E la Cina?
Tutto tace. Credo che i cinesi attendano il momento opportuno.
L'aereo sobbalz di nuovo. I motori urlarono nell'aria polverosa, lottaro-
no per raggiungere una quota pi alta. Il riflesso di un fulmine bluastro
stri il viso del presidente. D'accordo disse lui. Siamo qui. E da qui do-
ve andiamo?
Hannan apr bocca per rispondere, ma non seppe che cosa dire. Aveva la
gola bloccata. Allung di nuovo la mano a oscurare il finestrino, ma il pre-
sidente disse con fermezza: No, lasci. Voglio guardare. Gir lentamente
la testa verso Hannan.  finita, vero?
Hannan annu.
Quanti milioni sono gi morti, Hans?
Non so, signore. Non mi preoccuperei di...
Eviti quell'aria di condiscendenza! grid all'improvviso il presidente,
a voce cos alta da far trasalire anche il rigido capitano dell'aviazione. Le
ho rivolto una domanda e voglio una risposta... una stima, un'ipotesi, qual-
siasi cosa! Non ha smesso un attimo d'ascoltare i rapporti. Risponda!
Nel... nell'emisfero settentrionale disse, scosso, il segretario della di-
fesa, mentre la sua facciata di ferro cominciava a incrinarsi come plastica
da quattro soldi fra i trecento e i cinquecento. Milioni.
Il presidente chiuse gli occhi. E quanti ne moriranno fra una settimana?
Fra un mese? Fra sei mesi?
Probabilmente... altri duecento milioni nel prossimo mese, a seguito di
ferite e a causa delle radiazioni. Dopo... lo sa solo Iddio.
Dio ripet il presidente. Una lascrima gli col lungo la guancia. Dio
in questo momento guarda me, Hans. Sento il Suo sguardo su di me. Sa
che ho assassinato il mondo. Io. Ho assassinato il mondo. Si copr il viso,
emise un gemito. L'America  morta, pens; morta. Oh... singhiozz.
Oh... no...
Credo che sia ora, signore. La voce di Hannan era quasi gentile. Il
presidente alz lo sguardo. Gli occhi bagnati e vitrei si mossero verso la
valigetta nera dall'altra parte del corridoio. Si spostarono bruscamente a
guardare dal finestrino. Il presidente si domand quanti fossero rimasti in
vita dopo quell'olocausto. No, la domanda migliore era un'altra. Quanti a-
vrebbero voluto essere ancora vivi. Le documentazioni e le ricerche sulla
guerra nucleare gli avevano fatto capire con chiarezza una sola cosa: i mi-
lioni e milioni di morti nelle prime ore di guerra erano i fortunati. Sarebbe-
ro stati i superstiti, a sopportare mille forme diverse di dannazione.
Sono ancora il presidente degli Stati Uniti d'America, si disse. S. E ho
ancora una decisione da prendere.
L'aereo vibr come se percorresse una strada di ciottoli. Per alcuni se-
condi nubi nere avvilupparono il velivolo: in quel regno di tenebra, il fuo-
co e il fulmine balzarono contro i finestrini. Poi l'aereo vir a dritta e con-
tinu a girare in cerchio, ondeggiando fra i pennacchi neri.
Il presidente pens a sua moglie e a suo figlio. Morti. Pens a Wa-
shington e alla Casa Bianca. Morte. Pens a New York City e a Boston.
Morte. Pens alle foreste e alle autostrade della terra sotto di lui, pens ai
campi e alle praterie e alle spiagge. Morto, tutto morto. Avanti disse.
Hannan sollev un bracciolo e mise in mostra la piccola console di co-
mando sistemata all'interno. Premette il pulsante che apriva la linea inter-
com fra lo stanzino e la cabina di pilotaggio, poi trasmise il nome di codice
e ripet le coordinate della nuova rotta. L'aereo vir e si diresse verso l'in-
terno, lasciandosi indietro le rovine di Washington. Saremo a portata in
quindici minuti disse Hannan.
Le dispiace... pregare con me? mormor il presidente. Insieme china-
rono la testa.
Terminata la preghiera, Hannan disse: Capitano? Ora siamo pronti.
Cedette il posto all'ufficiale con la valigetta.
L'uomo si sedette di fronte al presidente, si pos sulle ginocchia la vali-
getta. Sblocc la manetta mediante un piccolo laser che sembrava una tor-
cia tascabile. Poi, dalla tasca interna della giacca, trasse una busta sigillata,
strapp un lembo e ne tolse una piccola chiave d'oro. Inser la chiave in
una delle due serrature, la gir verso destra. La serratura scatt con un acu-
to ronzio elettronico. L'ufficiale gir la valigetta dalla parte del presidente,
che dalla tasca interna della giacca trasse anche lui una busta, la strapp,
ne tolse una chiave d'argento. La infil nella seconda serratura, la gir ver-
so sinistra e ottenne di nuovo un ronzio acuto, lievemente diverso dal primo.
Il capitano dell'aviazione sollev il coperchio della valigetta. All'interno
c'era una piccola tastiera di computer e uno schermo piatto che si sollev
insieme con il coperchio. Alla base della tastiera c'erano tre piccoli cerchi:
verde, giallo e rosso. Quello verde inizi a lampeggiare.
Accanto al sedile del presidente, fissato alla paratia di dritta dell'aereo,
sotto il finestrino, c'era una piccola scatola nera da cui uscivano due cavi
arrotolati, uno rosso, uno verde. Con gesti lenti e decisi il presidente svolse
i cavi; all'estremit di ciascuno c'era uno spinotto che fu infilato nell'appo-
sita presa sul fianco della tastiera. La scatola nera collegava ora la tastiera
a un'antenna telescopica, lunga sette chilometri e mezzo, nella scia dell'Aereo di Comando.
Il presidente esit solo un paio di secondi. La decisione era presa.
Batt le tre lettere del codice d'identificazione.
BUON GIORNO, SIGNOR PRESIDENTE, comparve sullo schermo del computer.
Il presidente si dispose ad aspettare, un tic nervoso all'angolo della bocca.
Hannan guard l'ora. Siamo a portata, signore.
Lentamente, con cura, il presidente batt: E qui  la Belladonna, la Dama delle Rocce, la Dama delle situazioni.
Il computer rispose: ECCO QUI L'UOMO CON LE TRE ASTE, ECCO LA RUOTA.
L'aereo fu squassato. Qualcosa sfreg sulla fiancata sinistra del jet, con
rumore d'unghia sulla lavagna.
Il presidente batt: E qui il mercante con un occhio solo e questa carta...
CHE NON HA FIGURA,  QUALCOSA CHE PORTA SUL DORSO, rispose il computer.
E che a me non  dato vedere, scrisse il presidente.
Il cerchio giallo s'illumin.
Il presidente trasse un respiro profondo, come se fosse sul punto di salta-
re in acque nere e insondabili. Scrisse: Non trovo l'Impiccato.
TEMETE LA MORTE PER ACQUA, fu la risposta.
Il cerchio rosso s'accese. Immediatamente lo schermo divenne vuoto.
Poi il computer rifer: ARTIGLI ARMATI, SIGNORE. DIECI SECONDI PER ANNULLARE.
Dio mi perdoni mormor il presidente, muovendo il dito verso il tasto della N.
Oddio! esclam all'improvviso il capitano d'aviazione. A bocca aperta fissava il finestrino.
Il presidente segu il suo sguardo.
In un tornado di case ardenti e di macerie bruciacchiate, una sagoma infuocata si muoveva come una meteora verso l'Aereo di Comando. Il presi-
dente impieg due preziosi secondi a capire che cosa fosse: un pullman
Greyhound, schiacciato e maciullato, con le ruote in fiamme; dai finestrini
rotti e dal parabrezza penzolavano cadaveri carbonizzati.
La targa di destinazione, sopra il parabrezza, diceva: CHARTER.
Il pilota dell'aereo l'aveva certo visto in quello stesso istante, perch i
motori rombarono come se fossero spinti al limite e il muso sobbalz con
tale violenza che l'accelerazione schiacci contro il sedile il presidente,
come se pesasse duecento chili. La valigetta e la tastiera del computer vo-
larono via dalle ginocchia del capitano, i due spinotti si staccarono; la va-
ligetta scivol nel corridoio e and a incastrarsi sotto un sedile. Il presiden-
te vide il rottame di pullman rotolare sul fianco e seminare dai finestrini
cadaveri che caddero come foglie ardenti. E poi, con uno schianto orribile,
il pullman colp l'ala di destra. Il motore pi all'esterno esplose.
Met dell'ala fu strappata via, il secondo motore schizz pennacchi di
fiamma come fuochi di Bengala morenti. Strappati dall'urto, pezzi di pul-
lman ricaddero nel gorgo e furono risucchiati fuori vista.
Mutilato, l'Aereo di Comando sband sull'ala di sinistra; i due motori re-
stanti vibrarono sotto la tensione, parvero sul punto di staccarsi dai bulloni
d'ancoraggio. Il presidente url. L'aereo precipit per cinquemila piedi,
mentre il pilota lottava con ipersostentatori e timoni. Una corrente ascen-
sionale afferr l'aviogetto e lo sollev di mille piedi; poi l'aereo precipit
rombando per altri diecimila. Ruot su se stesso e punt infine contro la
terra distrutta.
Le nubi nere si chiusero nella sua scia.
...
.
...
FINE Parte 1.